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La nuova geografia dell’energia

, di Francesco Decarolis
Come la transizione energetica sta ridisegnando mercati, competitività e potere economico in Europa

La transizione energetica non sta soltanto trasformando le nostre fonti di approvvigionamento; sta ridisegnando la mappa economica dell’Europa. La struttura dei mercati energetici viene ricostruita dalle fondamenta — con il carbonio come costo, le rinnovabili come principale fonte di energia e l’elettrificazione come obiettivo di un’ampia trasformazione industriale e sociale. Questa trasformazione, infatti, non è solo tecnologica: è istituzionale, finanziaria e profondamente geopolitica.

Quando l’UE ha lanciato il suo sistema di scambio delle emissioni nel 2005, non ha fissato direttamente i prezzi dell’elettricità. Ma ha cambiato la gerarchia delle tecnologie che producono energia elettrica. Prezzando il carbonio, ha spinto le fonti ad alte emissioni — come carbone e petrolio — più in alto nella curva dei costi e, nel tempo, ha reso le rinnovabili più attraenti, traducendo l’ambizione climatica in un comportamento concreto dei mercati. Così, se da un lato i sussidi alla produzione da rinnovabili ne hanno incentivato lo sviluppo, il prezzo del carbonio ha ridotto l’attrattiva degli investimenti nelle fonti termoelettriche, soprattutto quelle più inquinanti. Oggi, dopo due decenni, il risultato è un cambiamento profondo: in Italia nel 2024, la generazione solare ed eolica rappresentava il 36% della capacità netta installata, così che — insieme alle altre rinnovabili — il 55% della capacità netta installata proveniva da fonti rinnovabili.

Una nuova sfida

Eppure, questo successo ha messo in luce una nuova sfida. Gli stessi mercati che un tempo premiavano l’efficienza ora faticano a trasmettere gli incentivi corretti per la transizione. Nel 2024, l’Europa ha visto crollare del 90 per cento le installazioni solari dopo l’anno da record precedente. Le cause non sono state politiche, ma strutturali: scarsità di aree disponibili, colli di bottiglia nella rete, lentezza delle autorizzazioni e prezzi di breve termine troppo volatili, che confondono invece di guidare gli investimenti. Le aste elettriche, un tempo simbolo del successo del market design, oggi mostrano prezzi negativi e spread irregolari — sintomi di un sistema non allineato ai propri obiettivi.

A livello macroeconomico, le implicazioni sono altrettanto rilevanti. Usando strumenti econometrici avanzati, possiamo tracciare come uno shock nel prezzo del carbonio si propaghi nell’economia: i prezzi salgono, la produzione diminuisce, la disoccupazione aumenta — ma le emissioni calano. Il meccanismo funziona, ma il costo è reale e diseguale. Alcuni settori sopportano un peso maggiore di altri, a seconda del grado di elettrificazione. Le industrie che dipendono maggiormente dall’elettricità mostrano una notevole resilienza: i loro investimenti diminuiscono un terzo rispetto ai settori più legati ai combustibili fossili, e recuperano più rapidamente. L’elettrificazione, in questo senso, non è solo una strategia ambientale: è una strategia di competitività.

Pensare a lungo termine

Ma la chiave di questa resilienza risiede nella fonte stessa dell’elettricità. Un’elettrificazione pulita — basata sulle rinnovabili — può proteggere le economie dagli shock, a condizione di ridisegnare i mercati affinché sostengano gli investimenti di lungo termine. Il problema centrale è temporale: le rinnovabili richiedono grandi capitali iniziali ma affrontano ricavi volatili nei mercati di breve periodo. Prezzi che oscillano da valori negativi a tre cifre non possono finanziare un impianto solare. Per questo, gli strumenti di lungo termine stanno emergendo come l’ossatura del nuovo ordine energetico.

Due modelli dominano questo scenario: i Power Purchase Agreements (PPA) e i Contracts for Difference (CfD). I PPA sono contratti privati di lungo termine tra produttori e acquirenti industriali — strumenti potenti, che rivelano il valore reale dell’energia rinnovabile e mobilitano capitale privato. I CfD, invece, sono contratti pubblici che stabilizzano i prezzi attraverso aste, riducendo i costi di finanziamento ma richiedendo un’attenta progettazione per evitare di frenare gli accordi privati. Il futuro del mercato europeo dipende da come queste due forme di contrattazione coesisteranno — da come la condivisione del rischio tra pubblico e privato potrà essere allineata anziché in conflitto.

Il ruolo delle istituzioni

Per l’Italia e per l’Europa, questa è una frontiera istituzionale tanto quanto tecnologica. Riformare gli appalti pubblici per integrare i PPA rinnovabili, coordinare le aste CfD tra Paesi, e utilizzare con saggezza le garanzie pubbliche — non come sussidi, ma come leve per gli investimenti privati — determinerà se la transizione sarà efficiente, equa e duratura.

I mercati energetici hanno sempre riflettuto il nostro ordine economico. La sfida ora è fare in modo che esprimano le nostre ambizioni collettive: non solo efficienza, ma resilienza e giustizia. Andare oltre i prezzi significa progettare istituzioni che trasformino gli obiettivi climatici in incentivi stabili — e garantire che la mappa energetica che stiamo tracciando oggi possa sostenere crescita, innovazione e speranza per i decenni a venire.

Francesco Decarolis

FRANCESCO DECAROLIS

Università Bocconi
Dipartimento di Economia