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La misura della disuguaglianza

, di Paola Profeta
Perché ambienti, regole e contesti definiscono chi può davvero esprimere il proprio talento. Ancor prima di entrare nel mercato del lavoro

Nessun Paese al mondo ha ancora raggiunto la piena parità di genere. L’Italia è tra i Paesi europei in cui i divari di genere restano particolarmente marcati, soprattutto nel mercato del lavoro, dove il tasso di occupazione femminile è solo di poco superiore al 50 per cento. Abbiamo a lungo discusso delle origini di questi divari, così come delle possibili soluzioni e degli strumenti di policy. Eppure, la loro persistenza suggerisce che stiamo ancora trascurando una dimensione cruciale: il ruolo svolto dal clima e dall’ambiente in cui si formano le dinamiche economiche e sociali.

Le radici culturali dei divari di genere

Un numero crescente di studi mostra che contesti lavorativi “maschili”, caratterizzati da eccessiva competizione, aggressività e, in alcuni casi, molestie, contribuiscono a esiti diseguali e a un minore benessere. Queste evidenze sono ormai consolidate per quanto riguarda il mercato del lavoro. Ciò che viene riconosciuto meno spesso è che le radici di tali dinamiche si formano molto prima. Il contesto conta fin dalla giovane età ed è continuamente rafforzato dai sistemi educativi, dalle norme sociali e dagli assetti istituzionali.

Università e stem: quando l’ambiente fa la differenza

Le università sono una parte fondamentale di questa storia. Non sono soltanto luoghi in cui gli studenti acquisiscono competenze tecniche; sono ambienti potenti in cui si plasmano identità, ambizioni e fiducia in sé stessi. È anche per questo che la persistente sotto-rappresentazione delle donne nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM), così come in ambiti ad alta intensità quantitativa come l’economia e la finanza, dovrebbe preoccupare tutti. In questi corsi le donne sono spesso una minoranza esigua e questo squilibrio incide non solo su chi si iscrive, ma anche su come gli studenti apprendono, interagiscono e rendono.
Decenni di ricerca dimostrano che i divari di genere nelle STEM non sono dovuti principalmente a differenze di abilità. Le aspettative sociali, gli stereotipi e gli effetti di gruppo giocano un ruolo decisivo. Gli ambienti a predominanza maschile tendono a favorire culture ad alta pressione in cui vengono premiate norme maschili tradizionali, come la propensione al rischio, la dominanza e un’eccessiva enfasi sul “vincere”. Se queste norme possono avvantaggiare una parte degli studenti, spesso finiscono per indebolire la cooperazione, aumentare l’ansia e ridurre l’efficienza complessiva dell’apprendimento.

Classi più equilibrate, risultati migliori

In un lavoro recente ancora in corso, i miei coautori e io analizziamo questi meccanismi utilizzando dati relativi a circa 3.000 studenti universitari, che abbiamo intervistato e seguito lungo l’intero percorso accademico. Sfruttando l’assegnazione casuale degli studenti alle classi, siamo in grado di identificare l’effetto causale della composizione di genere sul clima universitario e sui risultati accademici. Combinando dati amministrativi e informazioni raccolte tramite questionari, esaminiamo come la quota di compagne di corso influenzi comportamenti, percezioni, benessere e performance.
I risultati sono chiari. All’aumentare della proporzione di studentesse in una classe, diminuisce la conformità a comportamenti maschili stereotipati, sia tra gli uomini sia tra le donne. Le aule diventano più cooperative, cresce il supporto tra pari e si attenua l’enfasi sulla segnalazione competitiva attraverso i voti. Allo stesso tempo, gli studenti sperimentano livelli di ansia significativamente più bassi. Non si tratta di cambiamenti marginali: anche un aumento modesto della rappresentanza femminile produce miglioramenti sostanziali nell’ambiente di apprendimento.
Soprattutto, questi cambiamenti si traducono in risultati accademici migliori. Gli studenti inseriti in classi più equilibrate dal punto di vista di genere ottengono performance complessivamente superiori, sostengono più esami nei tempi previsti e hanno una maggiore probabilità di rimanere nello stesso ambito di studio. I benefici riguardano sia gli uomini sia le donne, con effetti particolarmente marcati nelle discipline quantitative. La riduzione dell’ansia svolge un ruolo chiave nello spiegare questi miglioramenti, a conferma dell’importanza del benessere mentale per il successo accademico.

PAOLA PROFETA

Università Bocconi
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche