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Senza fiducia la transizione si ferma

, di Camillo Papini
Cristina Parenti, Executive VP Communication & External Relations di Edison e alumna Bocconi, racconta perché comunicare l’energia significa costruire consenso e cambiamento culturale

Il futuro di tutta la comunicazione è orientato verso la personalizzazione dei contenuti, del linguaggio e dei mezzi ma, nel caso della comunicazione che vuole raccontare la transizione energetica, la costruzione di una conversazione reciproca tra consumatori, aziende, istituzioni pubbliche ed enti privati è ancora più importante. Il motivo? Perché la transizione energetica è un cambiamento che parla di tecnologia, ambiente e società, economia e cultura. Molti soggetti coinvolti e molti temi toccati. “Si tratta infatti di una profonda trasformazione culturale. Significa ripensare il nostro stile di vita”, evidenzia subito Cristina Parenti, Alumna Bocconi e Executive VP Communication & External Relations del gruppo Edison. “Quando parliamo di mobilità sostenibile, per esempio, il punto non è solo quale mezzo di trasporto scegliere, ma come ripensare le nostre abitudini, il nostro stile di vita e l’organizzazione quotidiana. Significa chiederci se davvero serve l’auto o se possiamo camminare, pedalare, usare i mezzi pubblici”. Sono queste scelte quotidiane a generare una nuova consapevolezza, secondo Parenti. Le giovani generazioni hanno già fatto questo passaggio culturale, ma se tutti coltiveranno questa mentalità, la transizione energetica non sarà un obbligo ma diventerà un gesto naturale.

Emerge una dimensione collettiva perché la transizione energetica si realizzi attraverso la decarbonizzazione e l’ottimizzazione dei consumi energetici... 

Pensiamo a un ecosistema di soggetti in cui ognuno ha conoscenze ed esigenze differenti. La varietà e la complessità dei temi legati alla transizione ecologica e, in particolare, la necessità di promuovere sempre più consapevolezza e conoscenza tra tutti i soggetti interessati e coinvolti evidenziano il ruolo strategico della comunicazione, che rappresenta un ponte tra l’innovazione tecnologica e l’evoluzione culturale. Per essere efficace, la comunicazione deve tradurre concetti complessi in messaggi chiari e accessibili, raccontare storie che mostrino benefici concreti per le persone e le comunità, garantire coerenza tra parole e azioni.

Oggi come aiutano la digitalizzazione e la moltiplicazione delle piattaforme di comunicazione?

Digitalizzazione e moltiplicazione delle piattaforme favoriscono la produzione di contenuti personalizzati che sono più efficaci nell’essere recepiti, ricordando che ci si rivolge sia a singoli individui sia a comunità di persone omogenee per stile di vita, interessi e comportamenti. Coinvolgere in comunicazione diversi attori significa creare spazi di dialogo, oltre che d’informazione. La comunicazione deve essere una conversazione interattiva e inclusiva. Inoltre, non bisogna dimenticare che sapere se e quanto la comunicazione è efficace implica che quest’ultima vada misurata. Sono fondamentali l’analisi delle community social, dei livelli di engagement, lo studio del sentiment e le indagini di percezione tra stakeholder. In quest’ottica, è nato da qualche anno anche l’Osservatorio Edison-Censis per monitorare l’evoluzione della consapevolezza degli italiani rispetto alla transizione ecologica.

Guardando al prossimo futuro, quali sono le principali sfide della comunicazione? 
Le sfide e le criticità più importanti sono la disinformazione, la polarizzazione del dibattito e la difficoltà di mantenere alta l’attenzione su uno stesso tema complesso e di lungo periodo. Per tutti questi motivi, è fondamentale costruire credibilità e fiducia nel dibattito pubblico che deve essere inclusivo e continuativo. Tuttavia, forse, la scommessa più affascinante è accompagnare le persone, che sono comunque oggi più consapevoli di un tempo, alla comprensione di una nuova visione del mondo. Raccontare la transizione ecologica è l’opportunità più importante per scoprirla. 

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