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Porti, energia, potere industriale

, di Oliviero Baccelli
Perché la transizione passa anche dalle infrastrutture marittime

La diversificazione delle fonti per acquisire una maggior sicurezza ed autonomia nel settore energetico, oltre al trend della decarbonizzazione, impattano in maniera rilevante sui sistemi portuali, in particolare nel contesto nazionale. Infatti, questi trend hanno enfatizzato il ruolo dei porti quali hub energetici essenziali non solo per le filiere dei combustibili fossili tradizionali, ma anche per l’importazione, la produzione e la distribuzione di nuovi vettori energetici (GNL, biometano, idrogeno e derivati, elettricità da fonti rinnovabili) e per lo sviluppo di nuove tecnologie di settore, quali le energie off-shore e il carbon capture and storage in reservoirs sottomarini.

Il ruolo centrale dei porti

Il sistema energetico italiano dipende in modo rilevante dall’efficienza dei porti in quanto ben il 74,6% delle fonti proviene dall’estero, rispetto ad una media UE del 58%. Allo stesso tempo, la portualità italiana dipende dai traffici dei prodotti energetici, tenendo conto che ancora oggi quasi il 40% dei volumi movimentati è riconducibile a combustibili fossili. Ad esempio, arrivano via mare il 99,8% del greggio e il 100% del carbone, sebbene quest’ultimo sia comunque in rapido declino. 

La transizione energetica sta trasformando i porti in hub energetici strategici, non solo per i combustibili tradizionali ma anche per i nuovi vettori energetici e le tecnologie della decarbonizzazione

La transizione energetica offre anche nuove opportunità strategiche alla portualità, sebbene nell’ultimo decennio abbiano nettamente prevalso le problematiche. Infatti, i casi di conversione da raffinerie a bio-raffinerie (Gela e Venezia) o la chiusura di quasi tutte le centrali elettriche a carbone situate in ambiti portuali hanno portato a drastiche riduzione dei volumi di traffico e la necessità di gestire complesse conversioni e bonifiche di aree specializzate.

Cogliere le nuove opportunità

L’urgenza di affiancare alle proposte di riforma portuale in discussione al Parlamento una strategia nazionale per poter cogliere le opportunità per il settore marittimo portuale derivanti dai trend della decarbonizzazione è evidente. Si tratta anche di valorizzare le iniziative per lo sviluppo della logistica di vettori energetici alternativi (dalla distribuzione di energia elettrica direttamente dalle banchine alle navi e di nuovi vettori energetici legati all’idrogeno e ai suoi derivati, ai poli logistici a supporto della filiera dell’eolico off-shore), della produzione di nuove energie (dai parchi fotovoltaici, alle pale eoliche on-shore), oltre allo sviluppo di nuove filiere più innovative, come quelle legate ai flussi di anidride carbonica per la carbon capture, usage and storage (CCUS).

Un quadro normativo da ammodernare

Gli esempi positivi di nuovi servizi energetici in ambito portuale a livello italiano sono ancora molto limitati, in quanto l’implementazione di strategie innovative risulta particolarmente complessa. Ne è testimone l’esempio della rete di servizi di on-shore power supply, che andrà a regime a supporto dei traffici crocieristici e container nei principali porti entro la fine del 2026. Questo sistema prevede la sostituzione dei motori a bordo delle navi con un allaccio diretto alla rete di trasmissione elettrica quando la nave è in porto. Questi sviluppi hanno richiesto investimenti al 100% pubblici (oltre 400 mln di Euro solo per i principali terminal) ed interventi legislativi di sostegno ad hoc. Fra questi ultimi sono stati necessari una modifica delle normative in tema di approvazione delle nuove infrastrutture, per adattarla alla necessità di tempistiche brevi di realizzazione, ed una richiesta di ammissibilità di aiuti di stato (per 570 milioni di Euro sino al 2033) per poter gestire l’approvvigionamento di elettricità direttamente in banchina con logica di servizio di interesse generale, quindi con terzietà e pricing incentivanti. Il quadro normativo in questo ambito in realtà non è ancora completo in quanto mancano ancora gli indirizzi regolatori per un modello economico di gestione sostenibile.

Per avere nuove energie dai porti è necessario un modello di governance capace di orientare la pianificazione strategica e accompagnare l’innovazione del sistema portuale.

In sintesi, per avere nuove energie dai porti è necessario avere anche un modello di governance in grado di timonare gli indirizzi strategici di pianificazione nelle nuove direzioni. Chissà se la nuova riforma portuale attesa entro la fine del 2026 sarà in grado di offrirlo.

 

OLIVIERO BACCELLI

Università Bocconi
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