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Interdipendenti. Persone, scelte, pianeta

, di Barbara Orlando
Dal 24 al 26 marzo 2026 Bocconi e Corriere della Sera tornano a Milano con la terza edizione di Pact4Future. Tre giornate – People, Purpose, Planet – per affrontare senza semplificazioni le grandi fratture del nostro tempo: scuola e generazioni, innovazione e impresa, clima e salute globale. Un forum che mette in dialogo scienza, istituzioni, imprese e cultura per trasformare la complessità in responsabilità condivisa

Ogni giorno il presente ci mette davanti a un bivio: reagire o rassegnarsi. Le certezze si assottigliano, i cambiamenti accelerano, e il futuro – quello che fino a poco fa sembrava un orizzonte lontano – è diventato un’urgenza quotidiana. La crisi climatica, le tensioni geopolitiche, le nuove disuguaglianze tecnologiche e generazionali non sono fenomeni separati: si alimentano a vicenda, ridefinendo le regole della convivenza, dell’economia e della democrazia. In questo contesto Pact4Future si propone come uno spazio di convergenza, dove la complessità non è un ostacolo ma un punto di partenza .

Dal 24 al 26 marzo 2026, l’Università Bocconi e il Corriere della Sera tornano a proporre a Milano la terza edizione del forum che riunisce ricerca, impresa, istituzioni e società civile per immaginare insieme come tenere unito ciò che oggi sembra frammentato. “Pact4Future è il luogo dove la complessità del nostro tempo incontra la responsabilità di chi vuole agire”, afferma Francesco Billari, rettore della Bocconi. “Viviamo una fase in cui le crisi si moltiplicano e le soluzioni sembrano più lontane, ma è proprio questo il momento di non abbandonare l’ambizione di migliorare il mondo. La conoscenza e il dialogo restano la chiave per orientarsi”.

Le tre giornate – People, Purpose e Planet – non sono contenitori tematici separati, ma tappe di un unico percorso che tiene insieme dimensione sociale, economica e ambientale, mostrando quanto l’interdipendenza sia ormai la condizione inevitabile del nostro tempo.

PEOPLE. La scuola e le generazioni come infrastruttura del futuro

La prima giornata mette al centro ciò che regge tutto il resto: le persone. E in particolare la scuola e le generazioni.La sessione dedicata all’educazione parte da una constatazione netta: la scuola è ancora il luogo dove si decide il futuro di un Paese, ma oggi è chiamata a reinventarsi. Disuguaglianze invisibili, bias impliciti, isolamento sociale possono frenare il potenziale degli studenti più fragili. Ma strumenti basati su evidenze – dal tutoraggio mirato alla mappatura delle fragilità – mostrano che la scuola può tornare a essere un potente motore di mobilità sociale. Accanto alla ricerca, le testimonianze di docenti capaci di innovare la didattica dall’interno e l’esperienza di chi ha portato l’istruzione nei contesti più difficili ricordano che educare è, prima di tutto, un atto di libertà.

La riflessione si allarga poi alle generazioni. Mai come oggi convivono così tante età diverse, ciascuna con la propria idea di progresso, lavoro, diritti e felicità. Il nodo non è lo scontro, ma l’alleanza: come costruire un futuro che tenga insieme chi ha aperto la strada e chi la sta appena iniziando a percorrere. Dalla leadership d’impresa alla giustizia intergenerazionale, dall’impegno civile allo sport come metafora del passaggio di testimone, la serata mostra che il futuro è una responsabilità condivisa.

Il messaggio è chiaro: senza un investimento serio su scuola, dialogo tra generazioni e qualità delle relazioni, nessuna innovazione tecnologica o finanziaria potrà reggere nel tempo.

PURPOSE. Innovare con una direzione

La seconda giornata entra nel cuore della vita economica e produttiva. In un’epoca di trasformazioni permanenti, l’innovazione non è più una scelta ma una condizione strutturale. La vera differenza sta nel sapere dove si sta andando  .

“Purpose Economy. Innovare con una direzione” non è uno slogan, ma una domanda scomoda: crescita per fare cosa? Dalle startup che hanno raggiunto valutazioni miliardarie agli investitori che misurano l’impatto oltre il rendimento finanziario, fino alla scienza che si interroga sul proprio senso ultimo, la giornata esplora cosa significa legare sviluppo, responsabilità e visione.

Il confronto tra founder di unicorni italiani, leader d’impresa, investitori dell’impact investing e protagonisti della ricerca scientifica mostra che il purpose non è un esercizio retorico, ma un criterio strategico. Innovare nel tempo lungo significa tenere insieme crescita e coerenza, profitto e restituzione, competitività e impatto sociale. Perché solo ciò che ha una direzione può generare fiducia e futuro.

PLANET. Clima, salute, migrazioni: la realtà che bussa alla porta

La terza giornata affronta la dimensione più ampia e più fragile: il pianeta.Il cambiamento climatico non è solo una crisi ambientale, ma una trasformazione demografica e sociale senza precedenti. Temperature estreme, scarsità d’acqua, inondazioni e degrado ambientale stanno ridisegnando la mappa dell’umanità, spingendo popolazioni a spostarsi e mettendo alla prova la capacità di adattamento di città e sistemi economici. Dati scientifici, prospettive urbane e testimonianze dai territori più esposti rendono evidente che la crisi climatica è già qui e colpisce in modo diseguale.

La serata amplia ulteriormente lo sguardo: rigenerare il mondo significa riconoscere che salute del pianeta e salute delle persone coincidono. Dalla misurazione economica del capitale naturale al costo umano degli eventi estremi, dal ruolo delle imprese rigenerative alla forza della creatività e del racconto, emerge un punto fermo: non si tratta di salvare un ecosistema astratto, ma di ripensare l’idea stessa di progresso.

Il limite non è più una teoria. È una condizione concreta con cui istituzioni, imprese e cittadini devono fare i conti. E proprio da quel limite può nascere una nuova idea di futuro.

Un patto che diventa metodo

Il filo conduttore di questa edizione è l’interdipendenza: non esistono più compartimenti stagni tra economia e società, tra scienza e coesione sociale, tra pubblico e privato. Ogni scelta attraversa confini e generazioni. È in questa consapevolezza che si gioca la possibilità di costruire un futuro giusto e sostenibile.

“Il vero patto per il futuro – osserva Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera – non si fonda sulle dichiarazioni d’intenti ma sulla capacità di mettere in relazione mondi diversi. La politica, la scienza, le imprese e i cittadini devono tornare a parlarsi con un linguaggio comune: quello della responsabilità” .

Pact4Future non vuole essere un esercizio di analisi, ma un laboratorio di confronto e di pratiche. Un luogo dove studiosi, imprenditori, policy maker, artisti e giovani innovatori si misurano con la realtà senza scorciatoie, cercando soluzioni concrete e replicabili .

Perché il futuro non è un destino da attendere. È un progetto collettivo da assumersi. E oggi, semplicemente, non abbiamo più il tempo di rimandare.

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