Microeolico e AI: l’energia diventa distribuita
L’eolico? Sempre più centrale, tra le energie rinnovabili, per mitigare le debolezze del solare. Un settore che non è fatto solo di grandi parchi di turbine off-shore, magari la prima immagine a cui si pensa parlando di eolico, ma anche di piccole turbine pensate per l’autoconsumo, il cosiddetto microeolico. Ne abbiamo discusso con Giuseppe Imburgia, alumnus dell’Università Bocconi e general manager di Gevi, una startup che procede a grandi passi verso la scale-up (dopo la chiusura di un round seed da 2,7 milioni di euro) la quale ha progettato una turbina eolica verticale intelligente, ideata proprio per l’autoconsumo e capace di integrare intelligenza artificiale e produzione distribuita. Imburgia, entrato in Gevi proprio per occuparsi della delicata fase dell’ingresso sul mercato, racconta la tecnologia alla base del loro prodotto, le prospettive di crescita e il ruolo del microeolico nella transizione energetica, tra opportunità industriali e nodi normativi ancora irrisolti.
Partiamo da qui. Che ruolo può avere l’eolico nella transizione energetica?
L’eolico è complementare al solare, sia nelle grandi taglie sia nel micro. Le tecnologie eoliche sono fondamentali perché producono energia anche di notte e nei mesi invernali, compensando i limiti del fotovoltaico. Questo riduce la necessità di accumulo e rende il sistema più efficiente. Nel microeolico, si va a produrre per autoconsumo e quindi il ritorno dell’investimento dipende dal risparmio ottenuto dall’evitare di acquistare energia dalla rete locale e dal poter risparmiare enormemente sui costi legati alle batterie per l’accumulo.
Quindi il microeolico ha un grande potenziale?
Sì, soprattutto perché la rete elettrica non è pronta a gestire i flussi che avremo in futuro, tra rinnovabili e mobilità elettrica. Le soluzioni distribuite per autoconsumo alleggeriscono la rete e per questo, secondo me, saranno sempre più incentivate. Il problema è che finora mancavano tecnologie microeoliche davvero efficienti e sostenibili. Noi crediamo di aver aperto un “blue ocean”.
Quali sono oggi le principali difficoltà?
La burocrazia e il quadro normativo. In Italia, una turbina da 3 kW come la nostra non è chiaramente inquadrata e ogni ente locale applica regole differenti per autorizzare l’installazione. Si passa da complesse asseverazioni ingegneristiche delle strutture di supporto all’installazione libera. Questo crea incertezza e frena il mercato. È paradossale, perché Gevi è una storia tutta italiana: tecnologia, fornitori e competenze sono italiani, ma oggi vediamo che solo una piccola parte del business potrà svilupparsi in Italia.
Cosa chiedereste alla politica?
Un aggiornamento della normativa e una visione più equilibrata sulle rinnovabili. Oggi gli incentivi sono quasi esclusivamente concentrati sul fotovoltaico, ma la transizione energetica richiede un mix di tecnologie. L’eolico, anche di piccola taglia, può dare un contributo importante se inserito in un quadro regolatorio chiaro e coerente.
Che tipo di azienda è oggi Gevi?
Siamo ancora una startup, ma con ambizioni da scale-up. Oggi stiamo entrando sul mercato con una tecnologia che è pronta per essere prodotta in pre-serie. Dopo l’annuncio del round di investimento, abbiamo ricevuto oltre 650 richieste commerciali da tutto il mondo in meno di due mesi. È un “happy problem”: la domanda è superiore alla nostra attuale capacità produttiva. Ora la sfida principale è scalare in modo ordinato, trovando partner industriali e mantenendo il controllo della crescita.
Entriamo nel merito della tecnologia: cosa rende diversa la vostra turbina eolica?
Gevi sviluppa turbine eoliche verticali di piccola taglia pensate soprattutto per l’autoconsumo. La differenza principale rispetto alle turbine tradizionali è l’uso dell’intelligenza artificiale per orientare le pale in modo indipendente e continuo, in base alle condizioni del vento. Storicamente le turbine verticali non hanno mai preso piede perché meno efficienti di quelle orizzontali. Noi abbiamo risolto questo limite.
In che modo?
Grazie a un sistema che combina un anemometro avanzato, sviluppato internamente, e algoritmi di machine learning. In pratica, la turbina “legge” in tempo reale intensità e direzione del vento e l’intelligenza artificiale calcola istante per istante la posizione ottimale di ciascuna pala. Così massimizziamo la produzione nella fase attiva e riduciamo le perdite in quella passiva.