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Energia, indipendenza, competitività

, di Sylvie Goulard
Perché la transizione è una scelta strategica e non solo ambientale

Al di là degli imperativi legati alla tutela del pianeta, la transizione energetica ha una valenza strategica di cui gli europei dovrebbero prendere urgentemente coscienza.

Anzitutto, l’energia costituisce, insieme alle capacità di difesa e di innovazione, una delle chiavi dell’indipendenza. I Paesi europei che hanno puntato sul gas russo a basso costo lo hanno imparato a proprie spese al momento dell’invasione dell’Ucraina nel 2022. A questo proposito, è molto preoccupante che, nell’ambito dell’accordo commerciale concluso con gli Stati Uniti nel luglio 2025, la Commissione europea si sia impegnata ad acquistare petrolio, gas naturale liquefatto e combustibile nucleare per un valore di 750 miliardi di dollari in tre anni. Oltre al fatto che non può obbligare le imprese europee a darvi seguito, colpisce che l’amministrazione Trump abbia ritenuto che l’accordo «rafforzerà il dominio energetico degli Stati Uniti» (sic). All’inizio del 2026, l’intervento militare in Venezuela ha mostrato ancora una volta il ruolo dell’energia nella nuova politica estera americana. Il presidente Trump non ha nascosto il suo interesse per le immense riserve petrolifere di quel Paese. Le mire di accaparramento della Groenlandia o del Canada, territori ricchi di minerali, idrocarburi e acqua, rispondono a una logica simile. Nel frattempo, la Cina si è assicurata un accesso privilegiato alle terre rare indispensabili per la transizione energetica. Dopo un dumping feroce, domina il mercato dei pannelli solari e minaccia l’Europa anche nella produzione di turbine eoliche.

Cosa vuole l'Europa

Tenendo presenti queste nuove dipendenze, la decarbonizzazione e il passaggio alle energie rinnovabili sono imprescindibili se gli europei vogliono accrescere la propria autonomia strategica. Ma lo vogliono davvero?

La costruzione europea è iniziata nel 1950 con la messa in comune, in un quadro sovranazionale, della produzione di carbone e acciaio. Nel 1957, Jean Monnet attribuiva maggiore importanza agli accordi Euratom che al Trattato di Roma. Successivamente, purtroppo, nonostante lo shock petrolifero del 1973, il mercato comune dell’energia ha rallentato. Una diversità nel “mix” energetico europeo non è necessariamente negativa per la resilienza collettiva e per la concorrenza, che è uno stimolo all’innovazione. Tuttavia, si tratta meno di una scelta consapevole, fondata su una visione d’insieme, che di una situazione determinata dall’inerzia. Decisioni nazionali di grande portata, come ad esempio l’uscita dal nucleare in Germania, sono state prese in modo unilaterale, anche se questo periodo ha visto anche il prezioso sviluppo delle energie rinnovabili, in particolare in Germania e in Spagna. Va inoltre ricordato che gli antagonismi politici o addirittura ideologici (pro o contro il nucleare, pro o contro l’eolico) tengono poco conto delle interconnessioni tra le reti elettriche nazionali. Ognuno consuma ciò che è disponibile sul mercato in un dato momento, senza sapere da dove provenga l’elettricità…

L'energia: strategica per le imprese

Inoltre, l’energia è un fattore strategico di competitività per le imprese. Secondo Eurostat, nel 2025 il prezzo di 100 kWh si è attestato in media a 28,7 euro, nascondendo tuttavia differenze significative: dai 38,4 euro della Germania o i 32,9 dell’Italia, ai 26,6 della Francia e ai 26,1 della Spagna. Il rapporto Much more than a market di Enrico Letta solleva giustamente la questione dell’energia in un mercato che dovrebbe essere unico e propone diverse soluzioni, ad esempio sulle interconnessioni o sull’idrogeno. Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, molto vorace in termini di energia e di acqua, le distorsioni interne rischiano di pesare ancora di più in futuro.

Pertanto, non solo le sfide ecologiche spingono ad accelerare la transizione, nonostante la disinformazione dilagante, ma gli europei avrebbero anche valide ragioni per impegnarsi a rafforzare la propria indipendenza. Contrapporre transizione e competitività è un errore strategico, una visione miope e di breve periodo.

SYLVIE GOULARD

Università Bocconi
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche
Focus

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23 Feb 2026, di Francesco Decarolis
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