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Premiate per il passato, ignorate nel futuro

, di Myriam Mariani
Nell’innovazione le donne ottengono bonus come gli uomini, ma restano indietro su promozioni e salari perché il potenziale viene giudicato con due pesi e due misure

Nel mondo dell’innovazione, un brevetto è una prova inconfutabile di valore che dovrebbe garantire un riconoscimento a chi l’ha prodotto. Tuttavia, analizzando i dati su inventori e inventrici, emerge una realtà più sfumata.

Insieme alla collega Karin Hoisl dell’Università di Mannheim, ho condotto uno studio su oltre 10.000 inventori in 22 paesi. Ciò che abbiamo scoperto rivela una differenza sostanziale tra ricompensare un risultato ottenuto e scommettere sul potenziale futuro di una persona. Questa differenza è associata con il genere della persona che ha sviluppato l’invenzione.

I dati che abbiamo potuto elaborare mostrano che, quando si tratta di “bonus una tantum”, ovvero premi in denaro legati a una specifica invenzione passata, non esiste un divario di genere significativo. A parità di invenzione, le donne hanno la stessa probabilità degli uomini, se non addirittura superiore, di ricevere questo tipo di gratifica. Il mercato, o meglio l’azienda, paga volentieri per ciò che ha già ricevuto. È un calcolo “backward-looking”, che guarda all'indietro: il valore prodotto viene ricompensato.

Il problema è il divario di salario

Il problema sorge quando ci spostiamo sulle ricompense permanenti, e cioè gli aumenti di stipendio e le promozioni. Qui, le donne sono sistematicamente svantaggiate. Anche di fronte a invenzioni di qualità equivalente, le inventrici hanno il 2,3% di probabilità in meno rispetto ai colleghi maschi di vedere il proprio successo tradursi in un avanzamento di carriera o salariale. Potrebbe sembrare una differenza piccola, ma su una probabilità di base del 6,9%, rappresenta uno svantaggio importante, di circa il 30%.

Perché accade questo? Perché un aumento di stipendio o una promozione non sono solo pagamenti per il lavoro svolto; sono scommesse sul futuro. Sono incentivi “forward-looking” che segnalano quanto l’azienda creda nel potenziale di quel dipendente di generare valore domani, o di avere capacità di leadership (nella ricerca) in futuro. Ed è qui che emergono le differenze che confermano quanto emerge dalla letteratura che suggerisce che gli uomini vengono spesso valutati sul loro potenziale, le donne sui risultati consolidati. I segnali che arrivano dalle performance femminili sono percepiti come più “noisy”, più difficili da interpretare per i manager, spesso a causa di stereotipi o della semplice scarsità di modelli femminili in ruoli di vertice. 

Il caso delle invenzioni non pianificate

C'è però un aspetto della nostra ricerca che offre una chiave di lettura ulteriore. Abbiamo isolato i casi di “attività inventiva non pianificata”, ovvero quelle invenzioni nate per serendipità o ispirazione improvvisa, non frutto di progetti di ricerca strutturati a cui l'inventore era stato assegnato. Ebbene, in questi casi lo svantaggio femminile nelle ricompense permanenti scompare. Questo ci dice che il problema nasce, almeno in parte, dal processo di allocazione e selezione di inventori e inventrici a progetti di ricerca con caratteristiche e potenziale diversi. È probabile che le donne vengano assegnate (o si auto-selezionino) a progetti meno “visibili” o rischiosi, quelli che offrono meno trampolini di lancio per la carriera. Quando per un caso fortuito il fattore “assegnazione del progetto” viene meno, il talento femminile viene riconosciuto tanto quanto quello maschile.

Perché è uno spreco non riconoscere il potenziale

Se le donne ricevono solo bonus una tantum ma non aumenti strutturali, il divario retributivo di genere si allarga esponenzialmente nel tempo, poiché ogni futuro aumento si baserà su una retribuzione base inferiore. Inoltre, non riconoscere il potenziale significa sprecare capitale umano, rischiando di demotivare o perdere inventrici brillanti.

La trasparenza nei bonus, dunque, non basta. È necessario esaminare con occhio critico l’attribuzione dei premi alle invenzioni e, soprattutto, fare un passo indietro e guardare al processo di allocazione delle persone ai progetti di ricerca più ambiziosi. 

MYRIAM MARIANI

Università Bocconi
Dipartimento di Management e Tecnologia
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