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La salute come infrastruttura dell’uguaglianza

, di Aleksandra Torbica
Servizi sanitari, diritti riproduttivi e autonomia: perché senza politiche di salute non esiste vera parità di genere

L’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 5 delle Nazioni Unite mira a “raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze”, riconoscendo che l’uguaglianza non è soltanto una questione di diritti formali, ma il risultato di condizioni materiali, istituzionali e sociali che consentono alle donne di esercitare concretamente le proprie capacità e libertà. In questo quadro, la salute e il settore sanitario rappresentano una componente strutturale, ma spesso sottovalutata, dell’architettura dell’SDG 5. Numerosi target dell’obiettivo, dall’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva (5.6), alla partecipazione economica (5.4), fino alla riduzione della violenza di genere (5.2), dipendono direttamente dal funzionamento dei sistemi sanitari.

Salute e uguaglianza di genere: una relazione bidirezionale

Tradizionalmente, la salute è stata interpretata come un esito dell’uguaglianza di genere: società più eque producono migliori risultati di salute per le donne. Questa interpretazione, tuttavia, è incompleta. Un crescente corpo di ricerche mostra che la relazione è bidirezionale: l’accesso a servizi sanitari adeguati, in particolare nell’ambito della salute materna, riproduttiva e sessuale, agisce come determinante primario dell’uguaglianza di genere, influenzando lungo tutto l’arco della vita le opportunità di istruzione, occupazione, autonomia decisionale e partecipazione sociale.

Il ruolo dei servizi sanitari nel raggiungimento dell’sdg 5

Questa prospettiva è alla base della mia recente rassegna narrativa realizzata con Yuxi Wang (2024), che analizza come i miglioramenti nella salute materna, riproduttiva e sessuale — derivanti sia dal rafforzamento complessivo dei servizi sanitari sia da interventi mirati — possano contribuire al raggiungimento di specifici target dell’SDG 5 e, più in generale, alla promozione dell’uguaglianza di genere. La rassegna adotta deliberatamente un perimetro analitico ristretto, concentrandosi esclusivamente sugli studi che valutano l’impatto causale della salute e dei servizi sanitari sulle diverse dimensioni dell’uguaglianza di genere.
La letteratura esaminata analizza come la salute materna, riproduttiva e sessuale influenzi l’uguaglianza di genere in contesti diversi, mettendo in luce effetti diretti e indiretti sulla partecipazione al mercato del lavoro e sull’istruzione, con le decisioni di fecondità e l’autonomia delle donne come meccanismi centrali. Mostriamo che questi servizi generano benefici che vanno oltre la dimensione clinica, producendo “co-benefici” in termini di empowerment, capitale umano e riduzione delle disuguaglianze strutturali, con andamenti differenziati tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo.

Salute materna e riproduttiva: autonomia, lavoro e istruzione

Nel caso della salute materna, i miglioramenti nell’assistenza prenatale, al parto e postnatale contribuiscono direttamente al target 5.1, riducendo forme estreme di disuguaglianza derivanti da rischi sanitari che gravano in modo sproporzionato sulle donne. Nei Paesi in via di sviluppo, la riduzione della mortalità e morbilità materna è un prerequisito per la sopravvivenza stessa e per qualsiasi possibilità concreta di partecipazione economica e sociale. Nei Paesi ad alto reddito, dove tali rischi sono più contenuti, la qualità e l’organizzazione dei servizi influenzano la capacità delle donne di conciliare maternità e lavoro, incidendo sui divari salariali e sulla segregazione occupazionale.
Un contributo centrale all’SDG 5 emerge anche dai servizi di salute riproduttiva, direttamente collegati al target 5.6 sul diritto universale alla salute sessuale e riproduttiva. L’accesso a contraccezione moderna, pianificazione familiare e aborto sicuro rafforza l’autonomia riproduttiva, consentendo alle donne di decidere se, quando e quanti figli avere. Nei Paesi in via di sviluppo questo si traduce in livelli più elevati di istruzione e partecipazione economica; nei Paesi sviluppati, in minori costi opportunità della maternità e in traiettorie occupazionali di lungo periodo più favorevoli.

Salute sessuale, violenza di genere e politiche integrate

Anche la salute sessuale contribuisce al raggiungimento dell’SDG 5, in particolare del target 5.2 sull’eliminazione della violenza di genere. Servizi integrati di prevenzione, consulenza e supporto alle vittime rafforzano la sicurezza personale e l’accesso alla protezione istituzionale. Nei contesti a basso reddito, tali servizi possono ridurre l’esposizione a stigma e violenza; nei Paesi ad alto reddito, contribuiscono a rendere effettivi i diritti formali, riducendo il divario tra norme giuridiche e pratiche reali.
La rassegna evidenzia tuttavia la necessità di approcci valutativi più sofisticati. Indicatori comunemente utilizzati per monitorare l’SDG 5, come la partecipazione femminile al mercato del lavoro, non riflettono sempre un progresso reale dell’uguaglianza di genere se non accompagnati da misure della qualità dell’occupazione e delle disuguaglianze intersezionali.
Sebbene le evidenze empiriche siano ancora limitate, la collaborazione tra il settore sanitario e altri ambiti — come istruzione e giustizia — può rafforzare ulteriormente il potere contrattuale e l’autonomia delle donne. Integrare pienamente la salute nell’agenda dell’SDG 5 significa riconoscere i sistemi sanitari come vere e proprie infrastrutture dell’uguaglianza di genere. Investire nella salute materna, riproduttiva e sessuale non migliora soltanto gli esiti sanitari, ma crea le condizioni strutturali affinché l’uguaglianza di genere sia sostanziale, misurabile e sostenibile nel tempo. Questa visione è essenziale per orientare le priorità future del settore sanitario e sostenere l’agenda globale per l’uguaglianza di genere e lo sviluppo sostenibile.

ALEKSANDRA TORBICA

Università Bocconi
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche
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