Il percorso da magistrato

Ho iniziato a studiare Giurisprudenza in Bocconi perché volevo fare il magistrato ed ero certo che la Bocconi mi avrebbe preparato al meglio. Mi sono appassionato al diritto penale, e all’l’ultimo anno ho partecipato al Programma Erasmus e ho trascorso un semestre in Svezia, a Uppsala, che mi è stato molto utile per conoscere nuove realtà e prospettive e uscire dalla mia comfort zone.

Dopo la laurea, ho frequentato la Scuola di specializzazione per le professioni legali Bocconi-Pavia, mentre svolgevo la pratica forense. Secondo la mia esperienza si riesce a conciliare la pratica con una scuola di specializzazione, ed è molto utile. Bisogna trovare uno studio che ti consenta di svolgere la pratica part-time, ma, visto che la frequenza alle lezioni è obbligatoria solo nel pomeriggio, la mattina è possibile dedicarsi alla pratica. Dopo aver superato l’esame di avvocato, ho deciso di non iscrivermi all’albo perché avevo nel frattempo superato anche il concorso per la magistratura: dopo il tirocinio a Milano, ho preso servizio come giudice penale presso il tribunale di Monza.

Per poter partecipare al concorso di magistratura si possono seguire diversi percorsi.
Il primo è quello di passare attraverso una scuola di specializzazione perché lo scritto di magistratura prevede temi di taglio puramente teorico e, la frequenza a una scuola consente di mantenere la giusta propensione allo studio, necessaria per superare le tre prove.
Il secondo potrebbe essere quello di conseguire un dottorato di ricerca, oppure lavorare cinque anni nella pubblica amministrazione; da poco, è anche possibile svolgere un tirocinio di diciotto mesi presso un ufficio giudiziario.

Il concorso, della durata di 8 ore, si svolge a Roma, non viene bandito a scadenza fissa e non sempre vengono assegnati tutti i posti disponibili. Solitamente le iscrizioni variano tra le 9000 e le 12.000, mediamente si presentano circa 5000-6000 persone di cui 3000-4000 consegnano, per un totale di 300-400 posti disponibili. I tre temi affrontati sono diritto penale, diritto civile e diritto amministrativo; la commissione scrive le tracce delle prove la mattina stessa e la traccia ufficiale è scelta per estrazione. Una volta superato lo scritto si passa alla prova orale, a questo punto però è difficile essere respinti; l’orale è composto da sedici materie più inglese della durata di circa 2 ore e 30. Il concorso della magistratura può essere affrontato solo tre volte, se si viene respinti a tutte non è più possibile accedervi.
Superato il concorso, segue un tirocinio di 18 mesi in un tribunale nel luogo di residenza, anche sede di corte d’appello. Il tirocinio è generico durante il primo anno, per aiutare il magistrato a comprendere la sua attitudine, e al termine subentra la scelta delle sedi che avviene a Roma, di fronte a un’apposita commissione, in base a una graduatoria. Durante gli ultimi 6 mesi di tirocinio si prende in considerazione la scelta di sede, sezione e funzione, effettuata precedentemente e si fa pratica su quello.

I tribunali più grossi sono specializzati e si dividono in sezioni a seconda della materia da trattare. Nei tribunali più piccoli, come quello di Monza a cui sono assegnato, questa suddivisione non c’è e il magistrato si occupa di svariati reati e questo rende il mio attuale lavoro decisamente formativo.
Uno dei sentimenti che provo spesso è l’inadeguatezza: l’ordinamento è talmente complicato e il peso della decisione così importante che il sentirsi inadeguato è fondamentale, perché significa essere sempre pronti a studiare, approfondire, aggiornarsi e fermarsi a riflettere prima di prendere una decisone che incide sulla vita delle persone. L’inadeguatezza è per me una regola di comportamento, uno stimolo per migliorarsi.
L’aspetto più emozionante del mio lavoro è la lettura della sentenza, quando si legge “in nome del popolo italiano”: questo crea un senso di responsabilità e un peso nella decisione, perché si incide nella vita delle persone, si ha a che fare con la libertà personale degli individui (e vale anche per il giudice civile o del lavoro).

La Bocconi mi ha fornito un’attenta preparazione in quelle materie di taglio più economico e aziendalistico con cui un magistrato viene spesso in contatto e mi ha aiutato a sviluppare un preciso metodo di analisi. Ma soprattutto la Bocconi offre qualcosa in più, oltre alla preparazione in senso stretto, ciò che conta davvero è il metodo e l’approccio: la capacità di studiare tante materie insieme, imparare a dare la priorità e sapersi organizzare il lavoro e il proprio calendario. La polifunzionalità mentale è il vero valore aggiunto.

Il mio consiglio per i futuri laureati è però quello di scegliere un’alternativa e di non concentrarsi solo sulla magistratura. Bisogna essere realisti e, a fronte della difficoltà del concorso, si deve sempre tenere aperta una seconda porta: cercare uno studio o comunque un ambiente che ti consenta di crescere. Fare pratica in uno studio, per esempio, ti permette di avere più punti di vista e di imparare a non essere astratti, caratteristica tipica dei magistrati. Ma se fare il magistrato è il tuo sogno, coltivalo. Ci vuole passione, sacrificio e talento: qualità che gli studenti Bocconi hanno in abbondanza!

Stefano Cavallini magistrato Tribunale di Monza

 

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Ultimo aggiornamento 29/04/2019 - 16:21:32