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Dall’età del Ferro, all’Impero romano, le differenze nella distribuzione della ricchezza emergono come un tratto costante delle società umane. Tecnologia, istituzioni e demografia ne hanno sempre modellato forme e intensità

La distribuzione della ricchezza e le disuguaglianze economiche non sono fenomeni esclusivamente moderni, ma rappresentano una componente ricorrente delle società umane fin dall’antichità. La ricerca di Mattia Fochesato - professore associato di storia economica presso il Dipartimento di Social and Political Sciences della Bocconi - nasce proprio da questa osservazione e si concentra quindi sulla ricostruzione delle dinamiche e lo studio delle cause della disuguaglianza nel mondo antico. Attualmente, in particolare, Fochesato sta collaborando ad una serie di progetti legati allo studio di tali fenomeni nell’età romana. 

“Insieme ad un team di archeologi di altre università italiane ed europee, il nostro lavoro di ricerca si sta concentrando, in particolare, sul Nord Italia durante l’età del Ferro e l’età romana, con l’obiettivo di indagare il ruolo svolto dai cambiamenti tecnologici e dei loro effetti sulla produttività e sull’accesso e distribuzione di risorse sia prima che durante lo sviluppo di questa importante civiltà mediterranea”, spiega il professore. Un elemento di analisi importante è poi costituito dalle trasformazioni politiche, che già in epoca antica avevano un profondo impatto sugli assetti istituzionali, i rapporti di potere tra gruppi, e la distribuzione di risorse umane e materiale nella società.

Fonti e indicatori indiretti

Tra gli aspetti più complessi del loro lavoro, come si può immaginare, vi è sicuramente la scarsità e incompletezza di dati economici, i quali vengono quindi misurati attraverso una serie di indicatori indiretti. I dati antropometrici provenienti dalle sepolture, che forniscono informazioni sulla dieta e sulle condizioni di salute, sono, ed esempio la base per ricostruire misure legate alla qualità e quantità della nutrizione, e più in generale la qualità della vita. “La superficie delle abitazioni, invece, viene utilizzata come principale indicatore della ricchezza a livello di unità familiare, la quale viene spesso affiancata a modelli matematici che, attraverso dati paleobotanici, ci permettono di stimare la produttività agricola di una comunità antica e, più in generale, la sua ricchezza economica”.

Misurare la disuguaglianza

Per quanto riguarda le stime di disuguaglianza, che frequentemente in economia si esprimono attraverso l’indice di Gini, (un numero compreso tra 0, perfetta uguaglianza, e 1, concentrazione delle risorse in un unico possessore), esse sono, negli studi di Fochesato e colleghi, spesso soggette ad incertezza ed errore a causa della natura frammentaria delle fonti. “Per questo, attraverso i miei lavori più recenti”, aggiunge il professore, “ho proposto un approccio che non si concentri unicamente nella stima di valori puntuali, ma piuttosto nello sviluppo di metodi statistici che permettano di ottenere intervalli di credibilità delle stime”.

Interpretare le disuguaglianze antiche

Nonostante queste difficoltà, e i limiti intrinseci nella natura e disponibilità di dati antichi, Fochesato e colleghi contribuiscono a una comprensione più profonda delle società antiche, “mostrando come le disuguaglianze siano il risultato di processi storici in cui l’interazione tra cambiamenti tecnologici, processi istituzionali, e aspetti demografici e ambientali, gioca un ruolo fondamentale”.

MATTIA FOCHESATO

Università Bocconi
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche
Focus

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