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La partita decisiva

, di Michele Chicco
Tra Europa e Cina, opportunità e rischi si intrecciano: entrare nel mercato richiede preparazione e strategia, come racconta Francesco Vitali, alumnus Bocconi e Tax Partner di Deloitte

Il sogno europeo è vivo più che mai in Cina: la qualità della manifattura, la storia dei brand e le competenze strategiche sviluppate a migliaia di chilometri di distanza continuano a stregare Pechino. “L’Europa rappresenta per la Cina un continente importante, da cui si possono attrarre investimenti e investitori”, dice Francesco Vitali, alumnus Bocconi e Tax Partner di Deloitte, che da oltre 10 anni vive ad Hong Kong e costruisce ponti per avvicinare mondi così apparentemente distanti. “Investire in Cina - ricorda - ha i suoi rischi, ma con il supporto dei partner giusti è più semplice entrare nel mercato ed evitare incomprensioni”. 

Come viene vista l’economia europea dalla Cina? 

L’Europa mantiene per la Cina un ruolo fondamentale, non solo per gli investimenti: resta una fonte di competenze e tecnologie. Pechino ha avviato il quindicesimo piano quinquennale (2026-2030), che punta a rilanciare la crescita interna e ad aprirsi nuovamente ai rapporti internazionali. L’Europa è vista come partner strategico, in particolare per sostenere la transizione digitale e green del Paese. Da una parte la Cina vuole potenziare il mercato interno, dall’altra punta ad attrarre investimenti diretti esteri qualificati, e soprattutto europei, in settori tecnologici e ad alto contenuto innovativo. Questa politica ha portato a creare distretti specializzati e programmi mirati di accoglienza per imprese straniere.

In che settori si aprono spazi per le imprese europee? 

Oltre al farmaceutico e all’health care, la domanda cinese è fortissima nella green digital transformation. Quindi le società che si occupano di energie rinnovabili e componentistica per le reti 5G possono trovare un mercato di sbocco. Le competenze italiane e tedesche nella meccanica di precisione e nella robotica sono molto richieste, come tutto quello che ruota intorno all'agroalimentare, al lifestyle e all’artigianato di lusso. Il made in Italy mantiene grande appeal, specie nei prodotti certificati e legati alla tradizione. Alcune aziende hanno saputo trasformare queste opportunità in veri casi di successo.

Investire in Cina è ancora rischioso? 

I rischi esistono, ma sono molto più gestibili. La Cina ha emanato leggi stringenti sulla proprietà intellettuale e sulla tutela dei marchi, riducendo fenomeni di contraffazione e registrazioni abusive. Inoltre, molte joint venture possono essere strutturate attraverso Hong Kong, dove vige il diritto anglosassone, garantendo maggiore sicurezza contrattuale. Restano però differenze tra regioni, motivo per cui è fondamentale conoscere il contesto locale e appoggiarsi a partner esperti.

Quali difficoltà incontrano le aziende europee che investono in Cina? 

Una criticità è il rimpatrio dei capitali, che è soggetto all’autorizzazione delle autorità monetarie locali, come le procedure doganali per l’importazione di macchinari. Tuttavia, operare attraverso distretti dedicati con il supporto delle Camere di Commercio può semplificare fortemente l’accesso al mercato.

Cosa significa portare aziende europee in Cina? 

Significa tradurre due culture economiche diverse. La Cina privilegia il risultato immediato e la scala industriale; mentre l’impresa italiana valorizza la creatività, la qualità e lo storytelling del brand. Il mio lavoro consiste nel creare ponti: progettare strutture societarie e fiscali efficienti, ma anche comunicare il valore culturale del made in Italy. L’approccio giusto è quello preparato e strutturato, perché affrontare il mercato cinese senza una strategia chiara spesso porta a fallimenti e incomprensioni.

Guardando al futuro la sua visione è quindi positiva, nonostante le incertezze globali abbiano caratterizzato gli ultimi mesi.

Sì, più di quanto lo fosse un anno fa. Dopo la pandemia e la crisi con gli Stati Uniti, la Cina sta riaprendo i canali con l’Europa con un atteggiamento pragmatico. Per gli imprenditori italiani è il momento giusto per tornare a guardare a Est, con prudenza ma anche con fiducia: la Cina resta un paese complesso, ma enormemente ricco di opportunità per chi sa prepararsi bene.