Un’osmosi virtuosa
Quella tra Stati Uniti ed Europa è una “osmosi virtuosa” che il “rumore di fondo” generato dalla politica non potrà incrinare. Mariafrancesca Carli, alumna Bocconi, è partner di BDT & MSD, merchant bank focalizzata su società di famiglia e business founder. Da New York, Carli costruisce ponti tra le due sponde dell’Atlantico: investe capitali statunitensi in Europa e accompagna con advise le grandi imprese familiari europee che vogliono fare operazioni di M&A negli States. Programma ambizioso, in un’epoca di dazi, tensioni globali e volatilità incessante.
Come vede l’Europa dagli Stati Uniti?
Con molto ottimismo. In Europa esiste un tessuto di imprese solide e indipendenti che rappresentano una grande opportunità di crescita per i capitali globali. Gli investitori americani non guardano solo ai margini, ma anche alla solidità industriale e alla reputazione delle aziende europee che spesso possiedono tecnologie uniche. Anche i consumatori statunitensi guardano con grande interesse all’Europa, perché viene apprezzata l’autenticità, la storia e la sostenibilità dei prodotti. La narrazione di un brand familiare, legato al territorio e alla qualità artigianale, piace molto.
In questo scenario quali sono i settori più interessanti?
Al di là del lusso e dell’alimentare, c’è sicuramente la farmaceutica con molte aziende europee che fanno grande ricerca e possono contare su impianti negli Stati Uniti certificati dalla Food And Drug Administration. Le alleanze con i big del territorio sono una chiave per conquistare il mercato, molte imprese europee crescono negli Usa attraverso acquisizioni mirate, per costruirsi una presenza industriale importante, adattandosi alla cultura locale e valorizzando la propria tecnologia.
Qual è l’identikit dell’impresa perfetta per scalare gli Usa?
Il mercato europeo è molto frammentato, ma ricco di eccellenze: imprese radicate nella manifattura, nella tecnologia, nella meccatronica o nel lusso, capaci di mantenere l’identità locale e allo stesso tempo di competere globalmente. Un esempio concreto è il nostro investimento nella IMA di Bologna, leader mondiale nel packaging per l’industria farmaceutica, o in Charlotte Tilbury, brand britannico della cosmetica, acquisita con la famiglia PUIG: sono società con qualità industriale e tecnologica altissima, spesso costruita in più generazioni o da imprenditori, che le rende appetibili per i mercati internazionali.
Il contesto politico attuale complica questa relazione transatlantica?
Il clima politico può creare rumore di fondo, ma nella pratica le aziende non stanno riducendo la loro presenza negli Stati Uniti. Al contrario, molte scelgono di investire di più, aprendo fabbriche locali o strutture produttive per superare vincoli commerciali o logistici. Le imprese vedono l’America come un mercato chiave per la crescita, non un terreno da cui ritirarsi.
E dal punto di vista degli investitori si tira il freno?
No, direi il contrario. L’appetito verso l’Europa resta alto, e le decisioni si basano sul ‘risk-adjusted return’, cioè sul ritorno corretto per il rischio. L’Europa è percepita come più solida e prudente nei fondamentali, e quindi adatta a progetti di lungo periodo. Nel nostro portafoglio continuiamo a bilanciare investimenti in Usa ed Europa, perché le opportunità di valore si trovano in entrambi i continenti.
Che futuro vede per l’Europa?
La domanda per l’Europa è: potrà continuare a crescere? La risposta, a mio avviso, è sì. Ma solo se saprà investire in innovazione e internazionalizzazione. Stiamo già vedendo un ritorno di human capital di alto livello, un rinnovato interesse per la produttività legata all’intelligenza artificiale e a nuovi modelli organizzativi. Il futuro è ancora da definire, ma c’è una base solida, fatta di competenze, cultura industriale e apertura globale, che rende l’Europa un partner indispensabile per gli Stati Uniti.
La parola chiave resta collaborazione?
Esattamente. Tra Europa e America c’è una osmosi virtuosa, dove entrambi i mercati migliorano. L’Europa porta tecnologia, storia e qualità; l’America offre scala, capitale e crescita. Quando queste forze si incontrano, tutti ne beneficiano: imprese, territori, e persone.