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Dall’Expo alle Olimpiadi: Milano alla prova della maturità globale

, di Giuseppe Sala
Giuseppe Sala, sindaco di Milano e alumnus dell’Università Bocconi, riflette sull’eredità di Expo 2015 e sul significato dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026 come banco di prova decisivo per la reputazione internazionale della città, tra ambizione, responsabilità e sfide ancora aperte

A poco più di dieci anni dall’Esposizione Universale, Milano ospita un altro grande evento: i Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026.

Manca davvero poco. La sana tensione dell’attesa si fa sentire. Le aspettative che accompagnano questo appuntamento affinché, sulle orme di Expo 2015, si confermi un successo per la città sono indubbiamente alte.

Le premesse per fare bene, oggi come allora, però ci sono.

Superato il consueto scetticismo con cui spesso in Italia si accolgono manifestazioni di rilievo internazionale, gli impianti sono pronti ad aprire le porte agli atleti in gara, ai loro staff e ai tanti supporter provenienti da ogni parte del mondo. La città si è colorata delle sfumature e dei loghi di Milano Cortina 2026. Si respira l’atmosfera olimpica.

Con i Giochi invernali, Milano ha una nuova occasione per dimostrare la propria capacità di gestione di eventi di respiro mondiale e per rafforzare la reputazione internazionale che proprio con l’Esposizione Universale è cresciuta e si è definitivamente affermata.

Se oggi Milano oltre che essere città della moda, del design e del business è globalmente riconosciuta come destinazione turistica, polo culturalmente interessante e attrattivo, punto di riferimento politico e istituzionale – in ambito nazionale ed estero – è certamente merito del contesto positivo, del clima di collaborazione in cui Expo 2015 è stata realizzata.

Gli stimoli e la spinta di sviluppo che l’evento ha impresso a Milano non si sono esauriti con la chiusura dei cancelli il 31 ottobre 2015, ma sono proseguiti con entusiasmo negli anni successivi. Lo abbiamo visto tutti.

Sono fiero di aver accompagnato la città in questa fase di rinnovata vitalità.

Expo 2015 è stato il turning point di Milano, il punto di svolta che ha portato la nostra città a crescere, a rigenerarsi, a credere nel proprio potenziale e a impegnarsi per realizzarlo, con il coraggio di chi sa di poter contare su una rete economico-sociale e istituzionale che sa fare squadra, per raggiungere obiettivi condivisi.

Sono convinto che senza il patrimonio di consapevolezze acquisite in quel periodo, Milano non avrebbe osato neppure pensare di poter ospitare le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali. Non abbiamo le montagne, come avremmo potuto vincere la candidatura? E invece, si è fatto Sistema, si sono unite le forze, le idee e si è arrivati a proporre, per la prima volta nella storia dei Giochi, Olimpiadi e Paralimpiadi su un territorio diffuso che coinvolge montagne lombarde, venete e del Trentino Alto Adige, ma anche Verona e la nostra città.

Certo, il percorso che ci ha portato fin qui non è stato tutto in discesa: ci sono stati momenti di tensione e preoccupazione, quando ad esempio è stato necessario individuare sedi alternative per ospitare alcune delle gare. Non è però mai venuta meno la volontà di raggiungere l’obiettivo, né la sicurezza di riuscire a onorare l’impegno preso.

Un’altra cosa è certa. Nel bene e nel male, la città che ha salutato l’Expo non è la stessa che darà il benvenuto a Milano Cortina 2026. Oggi Milano è una città più aperta, più vivace, più intraprendente e più contemporanea, ma è anche una città in cui – al pari delle altre grandi città del mondo - si sono acuite le differenze socio-economiche e che sta affrontando con serietà la questione abitativa, quella ambientale e tante altre sfide. Inoltre, il contesto storico e politico internazionale che accoglie i Giochi è complesso e instabile: è stata proclamata la tregua olimpica, e contiamo sia rispettata.

Ecco perché vivo la vigilia di Milano Cortina 2026 con serena orgogliosa emozione. Ovvero con la serenità di chi sa di aver lavorato in maniera efficace per raggiungere l’obiettivo, con la fiducia che la “macchina-Milano” – e con questo intendo dire i servizi di accoglienza, ospitalità, trasporto, pulizia, proposta culturale, gastronomica, commerciale e di intrattenimento – funzionerà e farà bene la sua parte durante le settimane dei Giochi, con l’emozione di chi ama lo sport, lo pratica e non vede l’ora di assistere a grandi performance agonistiche, e ovviamente con l’orgoglio di aver dato una nuova opportunità alla città che amministra e al proprio Paese per farsi apprezzare agli occhi del mondo.

Le Olimpiadi e le Paralimpiadi invernali saranno una tappa fondamentale di un percorso già in itinere, grazie al quale Milano consoliderà il suo essere place to be e venue adatta ad ospitare qualsiasi tipologia di evento internazionale. Milano Cortina 2026, con maturità e pragmatismo, contribuirà a condurre la città verso un domani che abbia in una crescita realmente equa, inclusiva e sostenibile la sua base.

Perché, oltre alle strutture che rimarranno alla città - l’Arena Santa Giulia, gli spazi per eventi e manifestazioni realizzate a Rho Fiera, lo studentato in cui sarà convertito il Villaggio Olimpico -, la più profonda e importante eredità che Milano Cortina 2026 può lasciare alla nostra città sono i valori di uguaglianza, unità e pace che i Giochi simboleggiano.

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