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Le città: da epicentro delle emissioni a laboratorio della transizione

, di Edoardo Croci
Le aree urbane concentrano il 70% delle emissioni globali e sono le più esposte agli impatti climatici, con effetti che colpiscono soprattutto le fasce sociali più fragili. Ma è proprio nelle città che si addensano innovazione, capitale umano e risorse finanziarie capaci di guidare la trasformazione. Dalle Agende internazionali alle Missioni europee, fino ai Climate City Contract, la sfida è integrare rigenerazione urbana e criteri ESG per generare valore ambientale e sociale misurabile nel lungo periodo

La concentrazione di persone, edifici ed altre infrastrutture che caratterizza le città è causa della prevalente responsabilità delle emissioni globali dei gas climalteranti (circa il 70% secondo l’IEA) e nel contempo della maggiore vulnerabilità agli impatti del cambiamento climatico. Alluvioni, ondate di calore e altri fenomeni estremi causano danni sempre più rilevanti alle persone, alle infrastrutture ed ai servizi in ambito urbano. Inoltre la vulnerabilità ambientale si sovrappone nella maggior parte dei casi con la fragilità sociale, così che sono proprio le fasce di popolazione più deboli che subiscono i maggiori danni di un clima che cambia.

Le città sono però anche i luoghi dove si concentra la capacità di innovazione, grazie alla presenza di capitale fisico e di capitale umano, e a cui sono dirette politiche mirate definite a diversi livelli di governo. Le politiche climatiche in particolare, sia di mitigazione che di adattamento, grazie alla loro trasversalità settoriale, anche se a carattere volontario, stanno avendo un ruolo sempre più strategico nell’orientare le scelte di pianificazione e trasformazione urbana nel medio-lungo periodo. L’innovazione nei sistemi di produzione e consumo dell’energia, nella mobilità delle persone e delle merci, nelle caratteristiche degli edifici e nei modelli abitativi e lavorativi, nella gestione dei servizi pubblici locali, nonché nell’uso del suolo e nel ricorso a soluzioni basate sulla natura sta definendo nuovi paradigmi nello sviluppo urbano. Quello della città in 15 minuti proposto da Carlos Moreno riconosce l’importanza delle economie da prossimità attraverso la presenza di servizi densamente ed equamente distribuiti sul territorio, proponendosi come evoluzione del concetto di mix funzionale.

L'obiettivo 11 e gli altri

A livello internazionale l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite individua uno specifico obiettivo, il numero 11, per promuovere città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili, individuando specifici indicatori per misurare i progressi in questa direzione. Più in generale la maggior parte dei 17 obiettivi dell’Agenda dipende dalle trasformazioni urbane. Nel 2016 è stata adottata alla III Conferenza delle Nazioni Unite sull’Housing e lo sviluppo urbano sostenibile (Habitat III) a Quito la Nuova Agenda Urbana con l’obiettivo di promuovere politiche adeguate alle nuove sfide dell’urbanizzazione. A livello europeo queste iniziative globali hanno trovato applicazione con un rafforzamento della dimensione urbana nel quadro delle politiche di coesione e delle politiche ambientali. A dicembre 2025 la Commissione europea ha presentato l’Agenda europea per la città, un quadro di policy che interessa l’housing, la mobilità, l’azione climatica la digitalizzazione, l’inclusione, la sicurezza e la cooperazione internazionale, anche al fine di canalizzare in modo efficace i 100 miliardi di risorse messi a disposizione delle aree urbane nel periodo di programmazione 2021-2027 e di integrare lo sviluppo e gli impatti derivanti da diverse fonti di finanziamento nel periodo successivo.

L’azione climatica a scala urbana è oggetto di due Missioni europee, quella su 100 città smart e climaticamente neutrali e quella sull’adattamento, che mettono a sistema e danno priorità ai temi di ricerca nell’ambito del programma Horizon. Questi indirizzi strategici trovano riscontro in programmi concreti come la definizione di Climate City Contract con oltre 100 città selezionate dalla Commissione Europea che si sono impegnate verso la neutralità climatica attraverso specifici piani multistakeholder, che nel caso di Milano vedono tra i partner anche l’Università Bocconi.

In questo contesto i processi di rigenerazione urbana, in grado di riconvertire strutture e funzioni che non rispondono più alle necessità e agli usi dei cittadini costituiscono un’opportunità per rispondere alle sfide dello sviluppo sostenibile. Non si tratta tuttavia di un esito scontato, ma al contrario è richiesta la definizione di modalità di interazione fra le funzioni di pianificazione pubblica e di sviluppo prevalentemente privato che garantiscano trasparenza ed effettiva generazione di valore sociale misurabile attraverso opportuni indicatori. Il SUR Lab dell’Università Bocconi, nell’ambito del progetto PNRR MUSA, ha definito un modello di indicatori coerenti con un’impostazione ESG utilizzabile a tal fine. Gli impatti della rigenerazione urbana richiedono infatti di valutare non solo le trasformazioni degli edifici, ma anche dei sistemi naturali, della mobilità ed energetici, nonché quelle di carattere economico e sociale ad una scala più ampia.

EDOARDO CROCI

Università Bocconi
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche

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