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Atleta della Nazionale di Para ice hockey, lavora per Fondazione Milano Cortina 2026 e studia in SDA Bocconi. Sognando una medaglia

Alla sua terza Paralimpiade da atleta di Para ice hockey, Alessandro Andreoni non si immaginava l’enorme e complesso lavoro di chi sta dietro le quinte e che per questa edizione sta vivendo in prima persona nel team Brand, Identity and Look of the Games di Fondazione Milano Cortina 2026. Da atleta molte cose le dava per scontate, come se l’enorme macchina organizzativa che sta dietro il più grande evento sportivo (e non solo) del pianeta andasse avanti da sola, quasi per inerzia. “Lavoro nell’area che si occupa di tutto il design di Fondazione”, spiega Alessandro, 28 anni, laureato in Design al Politecnico di Milano e studente dell’Executive Master in Business of Events di SDA Bocconi School of Management, “e che sovrintende alla grafica di tutti gli allestimenti, i banner, le balaustre, tutto ciò che renderà colorate le sedi di gara e di allenamento. Ma anche degli oggetti, le torce, le medaglie, la mascotte e tutti gli elementi di brand del comitato”. 

Tre anni che valgono molto di più

Un’esperienza fortemente cercata e voluta, anche complessa per un giovane alle prime esperienze professionali: “Ho iniziato nel 2022, quando ero laureando, e si tratta a tutti gli effetti della mia prima esperienza lavorativa”, prosegue Alessandro. “Dopo Pechino 2022 io e altri due compagni di squadra abbiamo mandato tutti insieme il curriculum al Comitato organizzatore, che era allora molto piccolo, 50 o 60 persone al massimo, e siamo stati presi tutti e tre, sebbene in aree diverse in base alla formazione di ciascuno”. Tre anni intensi che, per Alessandro, valgono molto di più: “Visto quello che abbiamo fatto, il ritmo a cui stiamo ancora lavorando e che si intensifica sempre più man mano che ci avviciniamo all’inizio, gli anni trascorsi qui potrei moltiplicarli per due o per tre”, dice, “è come se nello stesso tempo lavorassi in una startup, vista l’enorme e veloce crescita, ma anche in un’azienda più strutturata, per la mole di regole e di norme che si devono osservare”.

In pista per una medaglia

Per Alessandro, però, i Giochi non finiscono quando scendono in campo gli atleti, anzi per lui inizia una seconda esperienza, quella altrettanto entusiasmante delle gare. Dopo Pyeongchang 2018 e Pechino 2022, con la sua Nazionale cercherà quella medaglia che non ha ancora raggiunto e che sarà difficile anche questa volta: “Stati Uniti (“con cui esordiremo il 7 marzo alle 17”) e Canada faranno probabilmente gara a sé, noi ci giocheremo le posizioni subito dopo soprattutto con Cina e Repubblica Ceca, quest’ultima in particolare”. Otto le squadre al via in uno sport che si disputa con formula mista (uomini e donne insieme) e che in Italia non conta su molti partecipanti. Le Paralimpiadi, anche nell’ottica di far conoscere il Para ice hockey a più gente possibile, sono molto importanti: “Noi disputiamo ogni anno i campionati mondiali”, continua Alessandro, “in stadi pieni in genere solo per le partite delle squadre di casa. Ai Giochi invece è tutto diverso, il palazzo (16 mila posti) sarà pieno e tutti o quasi tiferanno per noi. Le altre due partite del girone le giocheremo al mattino, con folta presenza di scolaresche”. 

Il potere dei Giochi

Un fatto, questo, che per Alessandro Andreoni è molto importante, forse più dello stesso risultato: “Mostrare a ragazzi che non hanno familiarità con persone con disabilità, e con il mondo della disabilità in generale, che è possibile praticare sport a livello altissimo fa cambiare completamente la prospettiva, fa battere tantissimi stereotipi”. E magari aumentare il numero dei praticanti di questo sport, che soffre però di altre limitazioni: “Per prima cosa è ‘confinato’, come lo stesso hockey, in alcune zone del paese, del Nord Italia in particolare. Poi c’è penuria di strutture, di palazzetti del ghiaccio in particolare, e non è nemmeno facile, se non hai un gruppo che ti supporta, procurarsi l’attrezzatura necessaria. Contiamo molto sulla visibilità che ci offrirà Milano Cortina 2026, sulla legacy che ci lascerà”. Alessandro Andreoni sta frequentando un master focalizzato proprio sui grandi eventi. Sarà questo il suo futuro dopo il 2026? “In Italia sono in programma molti eventi importanti nei prossimi anni, come i Giochi Olimpici Giovanili Invernali Dolomiti Valtellina 2028 e l’America’s Cup a Napoli, ma non solo. In Italia e in Europa sono in programma anche molti eventi culturali per i quali mi piacerebbe lavorare ma, per ora, il mio futuro lo vedo nello sport”. 

 

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