Mattia Scardecchia, da Grottaferrata a New York
Quando si pensa a un talento dell’intelligenza artificiale, si è tentati di immaginarsi il classico “nerd” fisso davanti a uno schermo un po’ impacciato nella vita reale. Mattia Scardecchia, però, smentisce subito lo stereotipo. È allegro, sportivo, curioso di tutto. E ha una qualità rara: riesce a cogliere il nucleo di concetti complessi e a renderli semplici, senza banalizzarli. Una capacità che, racconta chi lo conosce, aveva già da bambino, quando era “quello bravo a spiegare agli altri”.
Oggi Mattia è a New York, al primo anno di dottorato al Courant Institute della NYU. Nel mezzo ci sono la Bocconi, la Sony AI di Zurigo e un paper sulla copertina di Nature che ha attirato molta attenzione: quello su Ace, il robot autonomo capace di battere giocatori di tennis da tavolo di altissimo livello.
Ma il punto interessante, nella sua storia, è che tutto sembra nascere molto prima del boom dell’AI generativa e della corsa globale all’intelligenza artificiale. Nasce da una passione quasi estetica per la matematica.
La matematica come linguaggio per capire il mondo
Mattia racconta di essere stato attratto dai numeri fin da molto piccolo, quando progettava di contare fino all’infinito. A colpirlo era la bellezza della matematica: un inesauribile intreccio di regolarità nascoste da esplorare. Con il tempo, comincia anche ad apprezzarne la versatilità: un linguaggio per descrivere la realtà, capirne i meccanismi, e intervenire su di essa. È questa combinazione di astrazione e concretezza che lo porta dopo il liceo a lasciare Grottaferrata, alle porte di Roma, per il corso di laurea in Artificial Intelligence dell’Università Bocconi, allora al suo esordio.
A convincerlo non era soltanto il tema dell’AI, ma il modo in cui il corso era costruito: forte base matematica, impostazione interdisciplinare, e un raro equilibrio tra teoria e applicazioni concrete. Un percorso che sembrava cucito su misura per il suo modo di imparare, sempre guidato dalla curiosità più che dall’ossessione dell’esame.
Già dal secondo anno arriva un passaggio importante: la collaborazione con il professor Riccardo Zecchina, tra i principali studiosi italiani nel campo della fisica statistica e dell’intelligenza artificiale. È lì che Mattia entra davvero nel mondo della ricerca, imparando non solo gli strumenti tecnici, ma anche il metodo scientifico: osservare un problema, semplificarlo, cercarne la struttura nascosta.
La laurea magistrale in AI rappresenta quindi una prosecuzione naturale del percorso iniziato durante il triennio. Sono due anni di crescita intensa, divisi tra ricerca universitaria, lavoro a Bending Spoons e studi tra Bocconi e TUM. Ed è proprio in questo periodo che arriva l’occasione destinata a cambiare la traiettoria della sua carriera.
Il robot che gioca a ping pong e la sfida dell’intelligenza fisica
Durante la magistrale, Mattia entra nel team di Sony AI con sede a Zurigo che sta lavorando ad Ace, il robot protagonista dello studio pubblicato su Nature. Un progetto che affronta una delle sfide più difficili dell’intelligenza artificiale contemporanea: portare l’AI dal mondo virtuale a quello fisico, spesso dinamico e imprevedibile. Il tennis tavolo è un laboratorio perfetto per questa sfida: ad alti livelli, la pallina può viaggiare a oltre 20 metri al secondo e superare le 160 rivoluzioni al secondo; ogni colpo richiede percezione, previsione e reazione immediate, con estrema precisione. Come spiegano gli autori del paper:
“Gli sport fisici e in tempo reale, come il tennis da tavolo […], continuano a rappresentare una sfida importante ancora da affrontare, a causa delle interazioni rapide, precise e competitive che richiedono.”
Ace combina visione artificiale, apprendimento per rinforzo e robotica avanzata per affrontare giocatori professionisti in condizioni ufficiali. E i risultati sono sorprendenti: il robot riesce a vincere contro diversi giocatori d’élite, dimostrando una capacità di adattamento e coordinazione che fino a pochi anni fa sembrava irrealistica.
Per Mattia, che ha contribuito allo sviluppo del sistema di controllo del robot usando tecniche di apprendimento per rinforzo, lavorare a questo progetto significa trovarsi al confine tra teoria matematica e applicazione concreta. Non semplicemente programmare un robot, ma costruire sistemi capaci di interpretare e prendere decisioni nel mondo reale, in ambienti dinamici e imprevedibili.
Da Zurigo a New York: il futuro passa dai “world models”
Oggi Mattia è alla New York University, dove studia i cosiddetti world models, uno dei temi più promettenti della ricerca attuale sull’AI. L’idea è sviluppare sistemi capaci di costruire una rappresentazione interna del mondo: modelli che permettano all’intelligenza artificiale di prevedere cosa accadrà dopo un’azione, immaginare scenari alternativi e pianificare comportamenti futuri. In pratica, è un passo verso AI meno “reattive” e più simili agli esseri umani nel modo di comprendere l’ambiente circostante. Un filone che potrebbe avere applicazioni ovunque, dalla robotica autonoma ai veicoli intelligenti, fino agli assistenti virtuali di nuova generazione.
In parallelo, Mattia continua a collaborare con i ricercatori della Bocconi su una linea di ricerca al confine tra intelligenza artificiale, fisica statistica e neuroscienze computazionali. L’obiettivo è studiare modelli di apprendimento più vicini al cervello, che possano offrire sia strumenti per comprendere meglio i sistemi biologici sia algoritmi di AI a basso consumo energetico su hardware dedicato.
Il suo obiettivo, dice, è continuare a fare ricerca sull’intelligenza artificiale, in università o in aziende tecnologiche avanzate. Ma al di là dei risultati già raggiunti, colpisce soprattutto il modo in cui affronta questo percorso: con un approccio aperto, interdisciplinare, lontano dall’idea di studio come accumulo di nozioni.
Forse è proprio questa combinazione — rigore matematico, curiosità e capacità di andare al cuore dei problemi — che lo ha portato dai banchi della Bocconi ai laboratori di New York, passando per uno dei progetti di robotica più avanzati al mondo.