La sicurezza scaricata sugli alleati
Gli Stati Uniti arrivano alle elezioni di metà mandato con importanti cambiamenti adottati su questioni di sicurezza e difesa. Difficile dire se e quanto queste peseranno dal punto di vista elettorale. Solitamente, la politica interna, e soprattutto le questioni economiche, hanno maggiore importanza, ma le decisioni prese in questi due anni in chiave di difesa ed esteri potrebbero alienare parte della base elettorale dell’Amministrazione che, in caso di sconfitta, si vedrebbe inoltre più limitata nel proseguire proprio alcune delle sue attuali politiche.
Gli alleati chiamati a fare di più
In primo luogo, uno dei temi più importanti, e controversi, promossi dall’attuale amministrazione riguarda il passaggio da burden-sharing a burden-shifting: gli Alleati degli Stati Uniti non devono più solo sobbarcarsi parte del costo della loro difesa, ma oltre ad assolverlo in toto, sono anche chiamati a contribuire maggiormente alla sicurezza collettiva. Elegante nella teoria, più complesso nella pratica, di sicuro il tema è attraente per parte dell’elettorato americano, ma la sua declinazione più recente potrebbe costare dei voti importanti: i cittadini americani con radici italiane, inglesi, danesi e dell’Europa centro-orientale sono tutt’altro che entusiasti da quanto visto in questi due anni, tra minacce dirette (Danimarca) o indirette (Europa) ai loro Paesi di origine, attacchi ai rispettivi governi, incluso il Papa e soprattutto un messaggio non entusiasmante: la sicurezza di questi Paesi non è priorità del governo degli Stati Uniti.
La Hemispheric defense
Gli Stati Uniti hanno poi lanciato, con la loro National Security Strategy, il concetto di Hemispheric defense, volta a massimizzare la sicurezza dell’emisfero americano. Da una parte, ciò ha creato preoccupazione in Asia dove il messaggio, ambiguo, pareva segnalare meno attenzione verso la stabilità regionale. Dall’altra, altri hanno letto il passaggio come un ritorno all’imperialismo americano in America Centrale e Meridionale. In questo caso, parte dell’elettorato latino, già deluso dalle politiche migratorie dell’amministrazione, è rimasto perplesso per l’operazione militare contro il Venezuela che ha mirato a rimuoverne la leadership senza intaccare il regime. Ciò potrebbe pesare in alcuni distretti elettorali.
I conflitti
L’amministrazione Trump si è inoltre preoccupata di numerosi conflitti, con risultati alterni. Da una parte, l’Amministrazione non è riuscita a portare la pace tra Russia e Ucraina che aveva promesso. Dall’altra, l’amministrazione è intervenuta due volte in Iran senza riuscire a raggiungere un accordo realisticamente di lunga durata – anzi, le iniziali bozze di accordo sono peggiorative di quanto raggiunto sotto Obama. Le minoranze di origine ucraina difficilmente voteranno per Trump. Più complessa la questione della dispora iraniana che però, probabilmente, avrebbe preferito un rovesciamento del regime.
La sfida delle nuove tecnologie nella difesa
Le guerre in Ucraina, prima, e in Iran, dopo, hanno però mostrato anche il crescente ruolo delle nuove tecnologie in conflitti armati: dai droni allo spazio, dall’intelligenza artificiale ad armi ad energia diretta, passando per una trasformazione della base industriale militare, che l’attuale amministrazione vorrebbe favorire, puntando ad aziende digitali e dinamiche, come Palantir e Anduril, anziché appoggiarsi ai colossi tradizionali, come Lockheed Martin e Northrop Grumman. Di sicuro, le politiche adottate dell’Amministrazione in questo ambito avranno anche conseguenze elettorali. Da una parte, va dato atto al Presidente Trump di aver dato enorme importanza ad aziende innovative nel campo difesa e di aver cercato – bisogna vedere ancora con quali risultati – di rafforzare le supply-chain del settore. Dall’altra, alcuni di questi messaggi vanno contro le aziende tradizionali, che hanno anche un numero di lavoratori nettamente superiore alle altre, mentre i tentativi di reindustrializzare l’America, partendo dalla difesa e dai dazi, non sembrano aver avuto particolare successo – almeno finora.
Il giudizio degli elettori
Gli elettori sono chiamati a valutare quanto visto finora, tra dichiarazioni, iniziative e risultati. A dichiarazioni funamboliche e spesso discutibili, l’amministrazione ha affiancato iniziative importanti e condivise (la riforma del procurement militare, il ruolo delle nuove tecnologie, la resilienza delle supply-chain) che però hanno poi fatto i conti con operazioni discutibili e discusse, in primis la guerra contro l’Iran che è riuscita a mettere d’accordo i più sul fatto che sia stata concepita male ed eseguita peggio.