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Il fungo che ha rubato il futuro a una generazione

, di Barbara Orlando
In Brasile una malattia del cacao ha lasciato effetti permanenti su scuola, salari e lavoro minorile. Uno studio Bocconi mostra perché gli shock climatici possono trasformarsi in crisi sociali di lungo periodo

Gli shock ambientali non finiscono quando finisce l’emergenza. Possono continuare a produrre effetti per decenni, alterando istruzione, redditi e mobilità sociale di intere generazioni.

È questa la conclusione di From Fields to Futures: The Lasting Effects of Crop Diseases on Education and Earnings, studio pubblicato sul World Bank Economic Review da Yuri Barreto, ricercatore post-doc della Bocconi University, e Rodrigo Oliveira dell’UNU-WIDER.

La ricerca parte da un caso apparentemente locale — il collasso della produzione di cacao nello stato brasiliano di Bahia dopo l’epidemia del fungo witches’-broom — ma arriva a una conclusione molto più ampia: quando uno shock agricolo diventa permanente, può trasformarsi in uno shock sociale intergenerazionale.

“Molti studi economici analizzano crisi temporanee”, spiega Barreto. “Noi mostriamo invece cosa succede quando una comunità non riesce più a tornare alla situazione precedente. In quel caso cambiano il lavoro, il reddito, gli investimenti nelle famiglie e perfino le opportunità educative dei figli”.

Dalla crisi agricola alla perdita di capitale umano

Lo studio dimostra che i bambini cresciuti nelle aree colpite dalla crisi del cacao hanno avuto:

  • meno probabilità di completare scuola primaria e secondaria;
  • salari più bassi da adulti;
  • maggiore probabilità di entrare nel lavoro informale.

Gli effetti peggiori riguardano i bambini tra 0 e 12 anni al momento dello shock.

Secondo i dati raccolti dagli autori, i giovani esposti alla crisi hanno avuto una probabilità inferiore del 10,5% di ottenere un diploma di scuola superiore e salari più bassi del 5,1% rispetto ai coetanei non colpiti.

Per Barreto, il meccanismo è chiaro: “Quando il reddito familiare collassa e non esistono sistemi di protezione adeguati, le famiglie reagiscono riducendo gli investimenti nell’istruzione. I bambini iniziano a lavorare prima e questo produce effetti permanenti sulle loro prospettive economiche”.

Il paper mostra infatti un aumento del 30% del lavoro minorile nelle aree colpite.

Il laboratorio involontario di Bahia

Fino agli anni Ottanta il Brasile era il secondo produttore mondiale di cacao. Lo stato di Bahia viveva quasi interamente di questa coltura. Poi arrivò il fungo witches’-broom, una malattia che colpisce gli alberi di cacao e che distrusse l’80% della produzione in meno di dieci anni.

Circa 250 mila lavoratori persero il lavoro.

Ma il punto centrale della ricerca è che la regione non riuscì mai davvero a riconvertirsi. A differenza di altri shock agricoli studiati in passato, non emersero colture alternative capaci di sostituire il cacao.

La dipendenza dalla monocultura, la concentrazione della proprietà terriera e i vincoli ambientali impedirono una vera trasformazione economica.

“Bahia era estremamente vulnerabile perché l’intera economia ruotava attorno a una sola produzione”, osserva Barreto. “Quando il cacao è crollato, non è crollato soltanto un settore agricolo: è collassata la struttura economica locale”.

I dati mostrano che il valore dei terreni agricoli diminuì di quasi il 50%, mentre il valore complessivo degli asset agricoli crollò del 71%.

Il ritorno del lavoro semi-feudale

Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio riguarda il cambiamento nei rapporti di lavoro.

Con il fallimento di molti proprietari terrieri, si diffuse il sistema dei meeiros, una forma di sharecropping in cui le famiglie coltivano piccoli appezzamenti cedendo metà del raccolto al proprietario.

Secondo gli autori, questi contratti favorirono l’aumento del lavoro familiare e minorile e crearono condizioni spesso vicine allo sfruttamento.

“Non abbiamo osservato soltanto una riduzione del reddito”, dice Barreto. “Abbiamo visto emergere una nuova organizzazione del lavoro, più precaria e più dipendente dal lavoro delle famiglie e dei bambini”.

Per i ricercatori, è proprio questa trasformazione strutturale a spiegare perché gli effetti della crisi siano durati così a lungo.

Una lezione per il futuro climatico

Il paper assume oggi un significato che va ben oltre il Brasile.

Con il cambiamento climatico, la diffusione di funghi, parassiti e malattie agricole potrebbe aumentare, soprattutto nelle regioni dipendenti da grandi monoculture: cacao in Africa occidentale, mais in Zambia, olio di palma in varie economie tropicali.

La ricerca suggerisce che i costi di questi shock potrebbero essere molto più profondi di quanto normalmente stimato.

“Quando parliamo di climate change tendiamo a pensare alla perdita dei raccolti o all’aumento dei prezzi”, conclude Barreto. “Ma il vero rischio è che questi shock modifichino il percorso di vita delle persone. Una crisi agricola può diventare una crisi educativa e sociale che dura una generazione”.