Lo abbiamo fatto insieme
In tutte le società esiste una tensione tra ciò che ereditiamo e ciò che possiamo costruire. Tra un’origine che rischia di determinare il destino e una possibilità capace di cambiare le traiettorie delle persone. È in questo spazio che si misura la mobilità sociale. Ed è in questo spazio che un’università deve interrogarsi sul proprio ruolo.
L’istruzione rimane uno degli strumenti più potenti per ampliare le opportunità. Ma non basta aprire le porte. Occorre fare in modo che il talento sappia che quelle porte esistono, possa attraversarle e trovi, una volta entrato, le condizioni per restare, crescere e ambire. Significa riconoscere il merito anche quando è meno visibile, raggiungerlo prima che si autoescluda, sostenerlo economicamente e accompagnarlo lungo tutto il percorso.
Per Bocconi, questa responsabilità non nasce oggi. Appartiene alla sua storia. Fin dalle origini, l’Università ha unito selettività e apertura, eccellenza e inclusione, nella convinzione che le condizioni di partenza non debbano limitare la possibilità di esprimere il proprio potenziale. Oggi questa vocazione deve misurarsi con disuguaglianze nuove e più complesse: economiche, territoriali, informative, relazionali. Barriere che non impediscono soltanto l’accesso, ma restringono prima ancora il campo di ciò che una persona pensa di poter diventare.
La mobilità sociale, però, non è mai il risultato di un gesto isolato. Dietro ogni studente che realizza il proprio potenziale ci sono una famiglia, una scuola, docenti, compagni, alumni, donor, istituzioni. C’è una comunità che sostiene, orienta, incoraggia e rende possibile il passaggio da un’aspirazione a un progetto di vita.
È questo il senso di We Made It. Non soltanto “ce l’abbiamo fatta”, ma “l’abbiamo costruita insieme”. Il verbo made non indica solo un traguardo raggiunto: racconta qualcosa che è stato creato, reso reale, costruito attraverso il contributo di molti. Non celebra quindi soltanto chi è arrivato, ma riconosce chi ha reso possibile quel percorso e la responsabilità di trasformare le opportunità ricevute in nuove opportunità per altri.
Un’università non può correggere da sola tutte le disuguaglianze. Può però scegliere se limitarsi a selezionare il talento già visibile o se contribuire a farne emergere altro. Può accettare che la mobilità sociale resti un’eccezione oppure lavorare perché diventi una possibilità più concreta e più frequente.
È questo l’impegno che rinnoviamo aprendo il centoventicinquesimo anno della Bocconi: continuare a costruire un’università selettiva nel merito e aperta nelle opportunità. Insieme.