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Il più grande studio mai realizzato in Brasile rivela che il reddito dei genitori e il territorio in cui si cresce continuano a influenzare profondamente le opportunità economiche delle generazioni successive

Per decenni il Brasile è stato il simbolo di una contraddizione economica: una delle maggiori economie del mondo e, allo stesso tempo, uno dei Paesi più diseguali. Ma quanto pesa davvero il reddito dei genitori sul futuro dei figli? Quanto è possibile scalare la piramide sociale? E quali territori offrono più opportunità di riscatto?

A queste domande risponde un nuovo studio pubblicato sul Review of Economics and Statistics, il primo a utilizzare dati fiscali e amministrativi su larga scala per misurare la mobilità intergenerazionale del reddito in un grande Paese in via di sviluppo. Il lavoro è firmato da Diogo G. C. Britto (Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche Bocconi, CLEAN Unit for the Economic Analysis of Crime, IGIER, INSPIRE) e Paolo Pinotti (Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche Bocconi, BAFFI Center, CLEAN Unit for the Economic Analysis of Crime, INSPIRE), insieme ad Alexandre Fonseca (Federal Revenue of Brazil), Breno Sampaio (Universidade Federal de Pernambuco) e Lucas Warwar (Stanford University).

Il risultato principale è che in Brasile effettivamente il reddito dei genitori continua a determinare in modo molto forte il destino economico dei figli. “Un aumento di 10 percentili nella posizione dei genitori nella distribuzione del reddito è associato, in media, a un aumento di 5,5 percentili nella posizione dei figli”, spiega Paolo Pinotti.

In altre parole, salire di dieci posizioni nella distribuzione dei redditi dei genitori si traduce mediamente in un avanzamento di oltre cinque posizioni per i figli una volta adulti. È una delle evidenze più nette di persistenza delle disuguaglianze osservate a livello internazionale.

Il sogno dell’ascensore sociale si ferma ai piani bassi

Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno ricostruito le storie economiche di circa 1,3 milioni di figli nati tra il 1988 e il 1990, collegandoli ai rispettivi genitori attraverso registri fiscali, anagrafici e dati sul lavoro. Una sfida enorme, resa ancora più complessa dall’elevato peso dell’economia informale brasiliana.

Circa un terzo dell’economia del Paese sfugge infatti ai registri amministrativi. Per superare questo ostacolo, il team ha sviluppato modelli di machine learning capaci di stimare i redditi non osservati utilizzando dati censuari e indagini campionarie.

I risultati mostrano un sistema sociale estremamente rigido. Solo il 2,5% dei figli nati nelle famiglie più povere riesce a raggiungere il quintile più ricco della popolazione, mentre quasi la metà resta intrappolata nella stessa fascia di reddito dei genitori. Al contrario, quasi un figlio su due nato nel quintile più ricco rimane ai vertici della distribuzione anche da adulto.

Dal quintile più povero al più ricco

Figli nati nel 20% più povero

├─ Restano nel 20% più povero: 46,1%

├─ Salgono ai livelli intermedi: 51,4%

└─ Arrivano nel 20% più ricco: 2,5%

I dati mostrano insomma una relazione quasi perfettamente lineare tra posizione economica dei genitori e posizione economica dei figli. Più in alto si nasce, più in alto si rimane.

Più immobili degli Stati Uniti e dell’Europa

Per misurare quanto il reddito dei genitori influenzi quello dei figli, gli economisti utilizzano il cosiddetto coefficiente di persistenza intergenerazionale. Il valore può andare da zero a uno: più è vicino a zero, più il destino economico dei figli è indipendente da quello dei genitori; più si avvicina a uno, più ricchezza e povertà tendono a trasmettersi da una generazione all'altra.

Nel caso del Brasile, gli autori stimano un coefficiente pari a 0,55, uno dei valori più elevati mai osservati nei Paesi per cui esistono dati comparabili. In pratica, oltre metà del vantaggio o dello svantaggio economico associato alla posizione dei genitori continua a riflettersi nella posizione raggiunta dai figli da adulti.

Mobilità sociale: confronto internazionale

Gli studiosi della mobilità sociale poi utilizzano spesso una rappresentazione nota come Great Gatsby Curve, dal titolo del celebre romanzo di F. Scott Fitzgerald. La curva mostra una relazione apparentemente paradossale: nei Paesi dove le disuguaglianze di reddito sono più elevate, le possibilità di migliorare la propria condizione sociale tendono a essere più basse. In altre parole, quanto più una società è disuguale, tanto più il punto di partenza familiare finisce per determinare il punto di arrivo. Il Brasile rappresenta quasi un caso da manuale di questa relazione.

Le disuguaglianze di genere e razza

Lo studio mostra inoltre che il peso delle origini non è uguale per tutti. Le donne nate in famiglie con lo stesso reddito dei coetanei maschi finiscono mediamente 14 posizioni più in basso nella distribuzione del reddito individuale. Gran parte di questo divario è spiegato dalle differenze nel mercato del lavoro.

Ancora più significativo è il dato relativo alla razza. Diogo Britto: “I figli non bianchi si collocano, in media, 7 percentili al di sotto dei figli bianchi con lo stesso reddito familiare”.

I figli non bianchi cresciuti in famiglie con identiche condizioni economiche rispetto ai bianchi raggiungono in media posizioni inferiori nella scala dei redditi. Il divario si riflette anche nell’accesso all’istruzione, nelle professioni prestigiose e nei tassi di gravidanza adolescenziale.

Dove si nasce conta quasi quanto chi sono i tuoi genitori

Le differenze territoriali in termini di opportunità sono enormi. Nelle regioni più dinamiche del Sud e del Centro-Ovest, i figli delle famiglie povere riescono a raggiungere livelli di reddito molto superiori rispetto a quelli registrati nel Nord e nel Nord-Est del Paese.

A sorpresa, non sono necessariamente le grandi metropoli come San Paolo o Rio de Janeiro a offrire le migliori prospettive di mobilità. Alcune aree rurali del Sud, storicamente popolate da immigrati europei, e regioni agricole trainate dal boom della soia mostrano risultati migliori. C’è un vero e proprio “corridoio” di alta mobilità che attraversa gli Stati di Paraná, Santa Catarina e Rio Grande do Sul.

I luoghi possono cambiare il destino

Passando all’analisi dei trasferimenti familiari, gli autori hanno confrontato fratelli che si sono trasferiti in età diverse, stimando quanto conti crescere in un territorio più favorevole. “Chi si trasferisce converge gradualmente verso il livello di reddito dei residenti permanenti dell'area di destinazione, a un tasso del 2,4% per ogni anno di esposizione durante l'infanzia”, aggiunge Pinotti.

Tradotto: ogni anno trascorso da bambini in una zona con maggiori opportunità migliora significativamente i risultati economici futuri. Secondo le stime, oltre la metà delle differenze osservate tra regioni è dovuta a veri e propri effetti di luogo, non semplicemente alle caratteristiche delle famiglie che vi abitano.

Spezzare il ciclo della disuguaglianza

Lo studio non racconta soltanto la storia di un Paese caratterizzato da profonde disuguaglianze. Offre anche una nuova metodologia per misurare la mobilità sociale nei contesti in cui l’economia informale è molto diffusa, una realtà che riguarda gran parte dell’America Latina, dell’Africa e di molte economie emergenti.

Si è visto chiaramente che le opportunità non dipendono soltanto dal talento individuale. Dipendono dalla famiglia, dalla scuola, dal quartiere e dalla regione in cui si cresce. In Brasile, oggi, questi fattori continuano a esercitare un’influenza straordinariamente forte.

E proprio per questo, concludono gli autori, investire nella qualità dell’istruzione e nei territori più svantaggiati potrebbe essere una delle leve più efficaci per spezzare il ciclo della disuguaglianza che si trasmette di generazione in generazione.

DIOGO GERHARD CASTRO DE BRITTO

Università Bocconi
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche
paolo pinotti

PAOLO PINOTTI

Università Bocconi
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche