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La memoria dell’inflazione

, di Luigi Iovino
Quando i prezzi accelerano, economisti e mercati tendono a immaginare che il fenomeno durerà più a lungo del previsto. Un errore sistematico che influenza tassi d’interesse, mutui, investimenti e distribuzione della ricchezza

Quasi ogni decisione economica dipende dalle aspettative, soprattutto quelle di lungo periodo. Le aspettative influenzano il modo in cui le famiglie si indebitano, le imprese investono, i governi emettono debito e i mercati determinano i tassi d’interesse. Quando una famiglia accende un mutuo, per esempio, non guarda soltanto al reddito e ai prezzi di oggi. Sta anche scommettendo sull’inflazione futura, sul reddito futuro e sui tassi d’interesse futuri.

Le previsioni sull’inflazione tendono a sovrastimare il futuro

In un recente studio, i miei coautori e io analizziamo le previsioni sull’inflazione formulate dalle banche in 18 economie avanzate tra il 1989 e il 2022. Documentiamo un risultato sorprendente: quando l’inflazione attesa è elevata oggi, i previsori tendono a reagire in modo eccessivo e a sovrastimare l’inflazione futura. Questo errore è contenuto nel breve periodo, ma diventa molto più marcato sugli orizzonti temporali più lunghi, in particolare tra cinque e dieci anni. Quando l’inflazione aumenta, i previsori si comportano spesso come se dovesse rimanere elevata per molto tempo.

Gli errori di previsione possono sempre verificarsi. Guerre, shock energetici e crisi finanziarie sono difficili da prevedere. Gli errori che documentiamo, tuttavia, sono diversi. Sono sistematici: non si tratta di errori casuali che si compensano nel tempo, ma riflettono distorsioni prevedibili che, almeno in linea di principio, avrebbero potuto essere evitate.

Il peso della memoria nelle aspettative

Perché accade? La nostra ricerca suggerisce che la memoria svolge un ruolo importante. Quando l’inflazione corrente è elevata, i previsori tendono più facilmente a richiamare episodi passati di alta inflazione. Questi ricordi diventano più “salienti” e ricevono un peso maggiore nelle previsioni. La storia inflazionistica di un Paese conta nel modo in cui le persone immaginano il suo futuro. Se un Paese ha sperimentato un’inflazione elevata e volatile, un nuovo picco inflazionistico può indurre i previsori ad aspettarsi che rimanga alta troppo a lungo.

Queste aspettative distorte non restano confinate alle previsioni. Entrano nei prezzi di mercato. I tassi d’interesse nominali dipendono in parte dalle aspettative di inflazione: se gli investitori credono che l’inflazione resterà elevata per molti anni, chiederanno tassi nominali più alti, soprattutto sui titoli e sui prestiti a lungo termine. Ma se le aspettative d’inflazione reagiscono in modo eccessivo alle notizie correnti, lo faranno anche i tassi d’interesse. Un’inflazione elevata oggi può portare mutuatari e finanziatori ad accordarsi su tassi elevati, salvo poi scoprire che l’inflazione sarà inferiore a quella prevista.

Quando gli errori redistribuiscono ricchezza

Gli errori di previsione redistribuiscono la ricchezza. Si consideri una famiglia che accende un mutuo a tasso fisso quando i mercati si aspettano un’inflazione elevata nel lungo periodo. Se successivamente l’inflazione risulta inferiore alle attese, il peso reale delle rate diventa maggiore. La stessa logica si applica alle imprese indebitate e ai governi che emettono debito nominale. I debitori perdono; i creditori guadagnano.

Questa redistribuzione ha effetti anche sull’economia nel suo complesso. I debitori, come le famiglie con un mutuo o le imprese che finanziano investimenti, tendono a spendere una quota maggiore del proprio reddito rispetto ai creditori. Se il loro debito reale aumenta, possono ridurre consumi o investimenti. I creditori potrebbero non aumentare la spesa nella stessa misura. Il risultato può essere una domanda più debole e una produzione inferiore. Se aspettative elevate d’inflazione emergono durante le fasi di espansione economica, la correzione potrebbe arrivare in seguito, aggravando le fasi di rallentamento.

La lezione per i policymaker

La nostra ricerca offre un’importante lezione ai decisori pubblici. L’inflazione è costosa non solo perché oggi i prezzi aumentano, ma anche perché un’inflazione elevata può entrare a far parte della memoria collettiva di un Paese. Se famiglie e investitori vivono un lungo periodo di alta inflazione, quell’esperienza può influenzare le aspettative per anni. Anche dopo che l’inflazione è diminuita, le persone potrebbero continuare a temere un suo ritorno. Questo può mantenere troppo elevate le aspettative d’inflazione di lungo periodo e spingere verso l’alto i tassi d’interesse di mercato. Per questo motivo, i decisori pubblici devono intervenire rapidamente quando l’inflazione aumenta. L’obiettivo non è soltanto riportare sotto controllo l’inflazione corrente, ma anche impedire che un episodio di alta inflazione diventi un punto di riferimento duraturo nella mente delle persone. Uno shock inflazionistico breve è doloroso; una memoria inflazionistica di lunga durata può esserlo ancora di più.

LUIGI IOVINO

Università Bocconi
Dipartimento di Economia