La sicurezza come forma di governo
L’approccio della presidenza Trump alla sicurezza nazionale pare assai indicativo, giacché impatta in termini rilevanti tanto sulla forma di Stato quanto su quella di governo e pertanto offre un’utile punto di osservazione sulla trasformazione in atto della democrazia statunitense.
Più nello specifico, la National Security Strategy (NSS)2025 – adottata sulla base di una legge del 1986 e trasmessa lo scorso dicembre al Congresso per illustrare la strategia di sicurezza nazionale dell’Esecutivo – svolge una funzione di agenda setting presidenziale in materia appunto di sicurezza. In particolare, la NSS “perimetra” ciò che rientra nell’ambito della sicurezza nazionale, ovverosia: individua le minacce, stabilisce le priorità e le relative modalità di intervento e, soprattutto, fornisce il quadro di “legittimazione” per l’adozione dei conseguenti atti giuridici, tra cui i ben noti executive orders.
L’impostazione ideologica sulla sicurezza
Orbene, il tratto distintivo della NSS 2025 è la marcata impostazione ideologica, accentuata dalla retorica propagandistica, che emerge chiaramente dalla narrativa binaria: da un lato, vengono duramente criticati gli errori delle precedenti amministrazioni mentre, dall’altro, sono ampiamente celebrati i risultati del primo mandato del Presidente Trump e, in parallelo, si illustrano i nuovi obiettivi da perseguirsi nel secondo mandato trumpiano, ovviamente antitetici a quelli fissati, nel tempo, dalle amministrazioni democratiche.
In estrema sintesi e in un’ottica focalizzata sui filoni ideologici, sul piano interno, vanno sottolineati evidenti impulsi sovranisti, protezionisti e neoliberali, riconducibili a un nazionalismo conservatore ed etico-culturale, che vede il suo punto di caduta nell’idea di democrazia plebiscitaria e nel ruolo “messianico” del Capo di Stato, unico interprete dell’interesse nazionale. Sul piano esterno, va altresì rimarcata una postura neo-imperialista e fermamente contraria al multilateralismo. In definitiva, la più recente NSS sembra riproporre i capisaldi della dottrina trumpiana, perciò la si propone come utile lente di lettura per riflettere sulla trasformazione della democrazia statunitense, entrata in una torsione a vantaggio dell’Esecutivo.
Il ruolo egemone degli Usa
Dalla prospettiva di analisi appena proposta, si può complessivamente rilevare che entrambi i piani, quello interno e quello esterno, convergono nell’obiettivo di riaffermare il ruolo egemonico degli Stati Uniti, ricalibrato a un mondo suddiviso in aree di influenza. In tale contesto, solo la Cina è individuata quale principale antagonista (rectius, l’altro impero) mentre alle altre potenze, grandi o medie, è attribuita un’importanza regionale, cioè sono considerate funzionali alla stabilità di date aree geopolitiche.
Alla luce di questo quadro, l’aspetto che preme rimarcare è il processo politico-giuridico di destrutturazione e riperimetrazione delle categorie tradizionali proposto dal documento in parola e, più in generale, dalla narrativa trumpiana. In termini più espliciti, problemi interni e di ordine pubblico, così come temi di salute pubblica o questioni economico-commerciali vengono sistematicamente ricondotti all’idea di sicurezza nazionale. Emblematico il caso dell’immigrazione, continuamente ed enfaticamente presentata come “invasione” di soggetti “altri”, pericolosi per l’ordine pubblico, e anzi come una minaccia esistenziale, anziché quale complessa questione sociale, che necessita di essere approcciata in termini interdisciplinari e culturali.
La sicurezza nazionale alla base dell’azione di governo
Questi esempi rivelano che è in atto un processo di ridefinizione del concetto di sicurezza nazionale, giacché ambiti distinti e tradizionalmente autonomi sono ora ricondotti all’interesse nazionale e, per questa via, alla sicurezza dello Stato. La sicurezza nazionale diventa il principio ordinatore dell’azione di governo.
Da questa angolatura, il secondo mandato di Donald Trump appare animato da un intento dirompente.
Queste pulsioni distorsive della realtà fattuale e degli strumenti giuridici impiegati per affrontarla, tutti curvati sull’argomento della sicurezza nazionale, fanno sì che quest’ultima diventi funzionale al progressivo indebolimento dei checks and balances e spiegano la torsione della democrazia statunitense. In effetti, l’attrazione di numerosi temi nell’orbita della sicurezza nazionale incide sull’equilibrio dei poteri delineato dalla Costituzione, tanto sull’asse orizzontale della separazione dei poteri (cioè sulla forma di governo) quanto su quello verticale del federalismo (cioè sulla forma di Stato).
Checks and balances
In via conclusiva, è dal costante sforzo di allentare il sistema dei checks and balances che emerge l’atipicità della presidenza Trump: la sua radicalità ha innescato meccanismi trasformativi, così da segnare un’impennata nella continuità con processi erosivi invero già in atto, e attribuibili anche ad altre presidenze, tanto repubblicane quanto democratiche. In ultima analisi, l’obiettivo dell’amministrazione trumpiana sembra essere il superamento del costituzionalismo neoliberale, accompagnato dalla ridefinizione dell’ordine mondiale.