Il reporting di sostenibilità è un passaggio necessario
La regolamentazione europea sulla pubblicazione del report di sostenibilità (CSRD), post revisione, riguarda in Italia circa 1.400 imprese (Accountancy Europe, 2025). Solo lo 0,03% dell’esercito di 4,4 milioni di imprese operanti nel nostro Paese. Un sistema interconnesso che costituisce una rete vitale di filiere e di distretti. Un capitale di relazioni reso possibile oggi dalle informazioni economiche veicolate tramite i sistemi contabili, necessarie per lo sviluppo dei mercati e per la efficienza delle decisioni aziendali.
Una regolamentazione che riguarda pochi, un sistema che coinvolge tutti
Per orientare verso la sostenibilità tale insieme di relazioni è essenziale che si generi una infrastruttura di informazioni di sostenibilità che agevoli la transizione verso imprese, filiere e distretti più resilienti, efficienti e sostenibili, tanto sul piano ambientale quanto su quello produttivo e finanziario. Non basta che 1.400 aziende isolate comunichino un report di sostenibilità. L’impresa non è un’isola e non genera valore da sola. Tanto più se si traguarda il valore sostenibile di lungo termine.
Adozione volontaria: segnali positivi, ma non ancora sufficienti
I dati del SRB Lab di Bocconi presentano un tasso di adozione volontaria del report di sostenibilità in Italia (provincia di Milano) che considerando anche le imprese appartenenti a gruppi supera il 20%. Un dato positivo, specie in comparazione con la situazione di altri paesi. Allo stesso tempo è una percentuale ancora insufficiente per la velocità del cambiamento richiesto da filiere, distretti e sistema economico complessivo. Soprattutto in relazione alle aziende non appartenenti a gruppi, di cui solo il 5% pubblica volontariamente informazioni di sostenibilità. Bisogna dunque agevolare a tutti i livelli la diffusione delle informazioni di sostenibilità se non vogliamo perdere un vantaggio competitivo di paese. Due azioni sono fondamentali.
La sostenibilità come leva di creazione di valore
In primo luogo, bisogna affermare senza esitazione chela sostenibilità genera valore. Lo dicono le migliori ricerche. L’impatto sul valore è visibile maggiormente per le imprese quotate, ove i mercati scontano subito il potere trasformativo di medio termine della sostenibilità sul modello di business e sul profilo di rischio aziendale. Ma tale relazione vale anche per le imprese non quotate. Una ricerca del SRB Lab ha dimostrato come nel triennio successivo all’adozione volontaria del report di sostenibilità le imprese generano una rilevante maggiore crescita dei ricavi e dell’occupazione. Un risultato di medio termine che sottolinea come il potere trasformativo della sostenibilità necessita di un percorso di apprendimento. Più tardi si parte più tardi si vedrà l’impatto sul valore.
La soluzione per le PMI: piattaforme condivise e tecnologia distribuita
In secondo luogo bisogna trovare una soluzione tecnologica strutturale al problema della complessità della rendicontazione di sostenibilità per le PMI. Dei 4,4 milioni di imprese italiane, il 99,9% sono micro (sotto i 10 dipendenti, il 95%) o PMI (da 10 a 250 dipendenti, il 4,9%). I data-point necessari per redigere il report di sostenibilità secondo il framework volontario semplificato (VSME) proposto dall’European Advisory Group (EFRAG) sono circa 50 per il modello basic e circa 100 per quello più ampio (comprehensive). Esso dunque richiede alle PMI un investimento difficilmente affrontabile da sole in competenze, sistemi informativi e processi di gestione dei dati. Serve anche qui fare rete. La diffusione delle informazioni di sostenibilità passa strategicamente dalla creazione dei sustainability reporting shared service center di filiera o di distretto. La tecnologia a registri distribuiti offre oggi la possibilità, a costi contenuti, di creare filiere del dato condivise da tutti gli stakeholder, mantenendo affidabilità e tracciabilità e senza imporre un controllo proprietario.
Questa è dunque la vera sfida dell’Italia per mantenere un vantaggio competitivo di Paese sulla sostenibilità. Definire delle piattaforme condivise, capaci di interpretare in modo innovativo i fabbisogni di rendicontazione, supportando le PMI nell’estrarre valore condiviso dalla sostenibilità. E basate su forme di collaborazione e schemi di incentivo che rendano conveniente alle singole imprese aderire, mantenendo la propria diversità.