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Scuola, inflazione e sanità: gli italiani chiedono protezione e temono il declino

, di Barbara Orlando
Il 51% dei giovani vede un malessere psicologico molto diffuso tra gli studenti, contro il 32% degli over 65. Un giovane su tre ritiene che la scuola non dedichi alcuna attenzione al benessere emotivo. Sul piano economico, gli italiani dicono che vivere in un Paese con prezzi stabili vale 1.066 euro al mese, e una sanità con tempi di attesa ridotti 520 euro al mese. I dati della survey realizzata da Monitoring Democracy (Bocconi) aprono Pact4Future 2026

Il disagio giovanile è più profondo di quanto credano gli adulti. L’inflazione è percepita come una perdita di benessere enorme. La sanità resta una priorità assoluta.

Sono questi i dati più netti che emergono dalla survey realizzata dall’Osservatorio Monitoring Democracy dell’Università Bocconi in collaborazione con SWG su un campione di 2.049 italiani rappresentativi della popolazione, per l’anteprima della terza edizione di Pact4Future 2026, dal 24 al 26 marzo (www.pact4future.it).

Scuola: la frattura generazionale è evidente

Il 51% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritiene molto diffuso il malessere psicologico tra studenti e studentesse in Italia. La percentuale scende al 37% tra i 45-64enni – la fascia dei loro potenziali genitori – e al 32% tra gli over 65. Sull’intera popolazione adulta il dato si ferma al 38,5%.

La distanza aumenta quando si parla del ruolo della scuola. Il 35,7% dei giovani ritiene che la scuola italiana non dedichi per nulla attenzione al benessere emotivo e relazionale degli studenti. Tra i 45-64enni la quota scende al 18%.

Anche sulle soluzioni emerge una differenza marcata: il 30,3% dei giovani considera il supporto psicologico la misura più efficace per prevenire episodi di violenza causati da coltelli o oggetti pericolosi nelle scuole. Tra i 45-64enni la percentuale si ferma al 17,5%.

“La frattura generazionale sul tema scuola è uno dei risultati più forti dell’indagine”, osserva Vincenzo Galasso, direttore dell’Osservatorio Monitoring Democracy. “I giovani percepiscono un disagio molto più intenso e chiedono strumenti di prevenzione e supporto psicologico con maggiore convinzione rispetto agli adulti.”

Il messaggio è chiaro: la protezione delle nuove generazioni non è solo un tema educativo, ma una questione di benessere psicologico strutturale.

Inflazione e sanità: il costo percepito dell’insicurezza

Accanto alla scuola, emergono con forza le priorità economiche e sociali. Attraverso un esperimento che misura la disponibilità a pagare per diversi scenari di policy, la survey quantifica il “valore” attribuito dagli italiani alla stabilità e ai servizi pubblici.

Gli italiani attribuiscono un valore equivalente a circa 1066 euro al mese a vivere in un Paese in cui “i prezzi sono stabili e il potere d’acquisto delle famiglie rimane costante” rispetto a uno in cui “i prezzi aumentano rapidamente e il potere d’acquisto diminuisce”, (assumendo un reddito medio di 1.750 euro).

Per avere una sanità in cui i tempi di attesa per visite ed esami non urgenti siano di 30 giorni invece di 90, la disponibilità media è di 520 euro al mese, che sale a 635 euro tra gli ultra-sessantacinquenni.

“L’inflazione è percepita come una perdita di benessere enorme, superiore a qualsiasi altra dimensione testata”, spiega Galasso. “Subito dopo viene la sanità. Sono due pilastri della sicurezza quotidiana. La domanda che emerge è materiale, non simbolica.”

Un Paese che teme il declino

Se si guarda al futuro economico, il quadro non è rassicurante. Oggi l’Italia è al 26° posto nel mondo per PIL pro capite. Tra vent’anni, in assenza di riforme strutturali, la posizione mediana stimata dagli italiani è il 30° posto.

Non è attesa stagnazione, ma arretramento. Il declino, nella percezione diffusa, è lo scenario probabile senza scelte strutturali.

“Il dato sul futuro economico è coerente con le priorità emerse”, commenta Galasso. “Se la protezione nel presente è centrale e la crescita non è data per scontata, significa che le persone collegano direttamente riforme e traiettoria del Paese.”

Guerra e clima: l’instabilità globale come sfondo

Quando si chiede quali cambiamenti in Italia e nel mondo spaventino di più, la risposta è netta: la guerra è citata da circa un terzo degli intervistati. È la paura dominante.

Subito dopo si colloca un blocco di rischi sistemici: cambiamento climatico, qualità della democrazia, immigrazione, criminalità, con quote tra il 7 e il 10%. Il cambiamento climatico si consolida come seconda grande categoria di preoccupazione globale, soprattutto tra i redditi più alti, dove assume un peso ancora maggiore rispetto alla media.

“La guerra domina l’orizzonte emotivo, ma il cambiamento climatico emerge come rischio strutturale”, sottolinea Galasso. “Non è più percepito come un tema specialistico o lontano: entra stabilmente tra le principali paure, accanto alla qualità della democrazia e alla stabilità internazionale.”

Rispetto alla rilevazione del 2024, in cui prevaleva il lessico della vulnerabilità economica personale, oggi l’asse si è spostato verso l’instabilità globale. L’economia resta importante, ma non è più il centro esclusivo della paura. L’orizzonte emotivo è diventato più internazionale, più sistemico, meno legato alla sola dimensione domestica

Il dibattito a Pact4Future

La survey restituisce un filo conduttore chiaro: protezione nel presente, riforme per evitare il declino, capacità di governo in un contesto globale instabile.

“Questi dati mostrano un’Italia consapevole delle proprie fragilità”, commenta Francesco Billari, Rettore dell’Università Bocconi. “Se la maggioranza si aspetta un arretramento senza riforme, significa che la richiesta di scelte strutturali è concreta. Il punto è trasformare questa consapevolezza in decisioni.”

“La fotografia che emerge è netta”, aggiunge Daniele Manca, Vicedirettore del Corriere della Sera. “Inflazione, sanità, scuola, guerra, clima: sono priorità che chiedono risposte misurabili. I dati aiutano a riportare il confronto pubblico su ciò che conta davvero per i cittadini.”

Pact4Future 2026 nasce dentro questa cornice. Organizzato da Università Bocconi e Corriere della Sera, il forum riunirà il 24, 25 e 26 marzo 2026 oltre 60 economisti, scienziati sociali, policy maker, imprese e rappresentanti della società civile per discutere, lungo i tre assi People, Purpose e Planet, le scelte che possono incidere sulla traiettoria del Paese.

Un confronto su priorità concrete emerse dai dati. La survey di Monitoring Democracy offre la base empirica: Pact4Future è lo spazio in cui quelle evidenze diventano discussione pubblica e responsabilità condivisa.

 

I protagonisti dell'Anteprima di Pact4Future 2026

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