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Perché Cuba?

, di Andrea Colli
Tra Stati Uniti e Cina, il futuro dell’isola pesa anche sull’autonomia europea nelle materie prime strategiche e nelle nuove dipendenze globali

Le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump sull’idea di prendere Cuba — “che la liberi o che la prenda” — rivelano realtà geopolitiche ben più profonde di quanto il loro tono informale possa suggerire. Le sue parole esemplificano ciò che gli storici delle relazioni internazionali definiscono “politica delle grandi potenze”, il principio secondo cui è la forza a determinare le relazioni internazionali, risalente agli inizi del XIX secolo, quando le grandi nazioni regolavano i loro rapporti secondo una semplice dottrina: “la forza fa il diritto”. 

La dichiarazione di Trump riflette anche una prospettiva darwiniana della competizione tra Stati, introdotta alla fine del XIX secolo dalla scuola geopolitica biologica, che giustificava l’espansione imperiale europea come un diritto naturale del più forte sul più debole. I nazisti formalizzarono questo concetto con il Lebensraum, mentre gli Stati Uniti lo tradussero nella più accettabile idea di “destino manifesto”. 

Contesto storico: perché Cuba?

L’importanza strategica di Cuba deriva dalla sua posizione geografica — una sorta di “portaerei” parcheggiata a soli cento chilometri dalla costa meridionale della Florida. Nel XIX secolo, sotto il dominio spagnolo, Cuba esportava prodotti di base come zucchero e cacao, principalmente verso gli Stati Uniti. L’isola divenne quello che l’analista geopolitico Alfred Mahan definì un punto nevralgico per la strategia imperiale statunitense nell’emisfero.

La guerra ispano-americana del 1898 segnò una svolta. Gli Stati Uniti intervennero sostenendo i rivoluzionari locali contro la Spagna e poi occuparono Cuba per quasi quattro anni. Dopo l’occupazione, l’isola subì decenni di subordinazione agli interessi economici e politici americani, protetti da regimi favorevoli agli Stati Uniti. Questo assetto durò fino alla fine degli anni Cinquanta, quando la rivoluzione di Fidel Castro rovesciò l’ordine esistente. 

Importanza strategica oggi

Durante la Guerra fredda, Cuba divenne un satellite sovietico, sovvenzionato da Mosca per ragioni geopolitiche. L’isola simboleggiava le contraddizioni della Guerra fredda — una spina nel fianco degli Stati Uniti, paragonabile a Berlino Ovest per i sovietici. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Cuba divenne dipendente da altri Paesi dell’America Latina come il Venezuela, nonché da Cina e Russia, affrontando le difficoltà di un’economia pianificata ma fragile.

Due fattori cruciali spiegano il rinnovato interesse degli Stati Uniti per Cuba:

In primo luogo, la più ampia strategia globale americana mira a rafforzare il controllo sui Caraibi e sul Pacifico. Ciò include una possibile riaffermazione dell’influenza sul Canale di Panama — un passaggio strategico costruito dagli Stati Uniti quasi un secolo fa per collegare Pacifico e Atlantico. L’attuale politica americana rappresenta una versione moderna delle ambizioni imperiali del passato.

In secondo luogo (anche se meno discusso), Cuba è tra i cinque maggiori produttori mondiali di nichel e cobalto — minerali critici (terre rare) sempre più essenziali per le tecnologie moderne. Queste due risorse rappresentano una quota significativa del PIL cubano e un terzo delle sue esportazioni. La maggior parte delle esportazioni è destinata alla Cina, con quote rilevanti verso l’Europa. La Cina ha recentemente rafforzato la collaborazione economica e tecnologica con Cuba, in particolare nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie di estrazione delle terre rare. Ciò entra direttamente in conflitto con gli sforzi degli Stati Uniti di rafforzare il controllo nell’emisfero e bilanciare l’influenza cinese in America centrale e meridionale — configurando di fatto un nuovo scenario da “Guerra fredda”. 

La dimensione europea

L’Europa si trova ad affrontare una crisi poco visibile ma cruciale. Come ha osservato un recente articolo dell’Economist, l’UE si è “addormentata entrando in ogni tipo di dipendenza” — dai servizi digitali americani all’energia russa. La dipendenza dalle terre rare cinesi, fondamentali per veicoli elettrici, turbine eoliche e caccia militari, rappresenta forse la più difficile da superare.

Paesi come Paesi Bassi, Francia, Italia e Spagna sono tra i principali partner commerciali di Cuba, soprattutto per nichel, cobalto e zinco. Considerato il ritardo tecnologico europeo in questo ambito competitivo tra grandi potenze, il futuro geopolitico di Cuba incide direttamente sull’autonomia strategica europea nelle terre rare.

Il silenzio che circonda Cuba nelle ultime settimane, mentre l’attenzione globale si concentra sugli eventi in Medio Oriente, nasconde una realtà fondamentale: una parte significativa dell’indipendenza strategica futura dell’Europa è in gioco su questa remota isola ai confini del Golfo del Messico.

ANDREA COLLI

Università Bocconi
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche