Come pensiamo l'economia
Le aspettative macroeconomiche influenzano il modo in cui le famiglie spendono, risparmiano e si indebitano. Ma ragionare sull'economia nel suo complesso non è semplice: le persone non osservano direttamente gran parte delle informazioni rilevanti e poche hanno il tempo o la preparazione necessari per ricostruire il quadro d'insieme. Per questo, quando si formano un'opinione su inflazione, disoccupazione o condizioni del credito, le famiglie tendono a fare affidamento su ciò che è più vicino alla loro esperienza quotidiana: le proprie vicende personali.
Che le esperienze influenzino le aspettative è ormai un fatto consolidato. Meno chiaro, invece, è se esse plasmino le convinzioni in modo prevedibile, soprattutto nei diversi ambiti dell'economia. Il mio articolo, Credit Market Experiences and Macroeconomic Expectations: Evidence and Theory, mostra che è proprio così e che questo schema è coerente con il funzionamento della memoria.
Utilizzando quasi un decennio di dati provenienti da indagini microeconomiche negli Stati Uniti, metto in relazione le esperienze personali delle famiglie sul mercato del credito con le loro aspettative riguardo a inflazione, disoccupazione, condizioni del credito e andamento dei mercati azionari. Il contesto è particolarmente rilevante: quasi la metà delle famiglie statunitensi richiede un credito ogni anno e circa un richiedente su cinque vede la propria domanda respinta.
Un divario di pessimismo che attraversa le aspettative macroeconomiche
Lo studio mostra che le famiglie alle quali è stato recentemente negato un credito sono sistematicamente più pessimiste rispetto ad altre famiglie con caratteristiche simili. Si aspettano condizioni di credito più restrittive, un'inflazione più elevata, una maggiore disoccupazione e prezzi azionari più bassi. Questo pessimismo segue inoltre un ordine ben preciso: è massimo per il credito, minore per inflazione e disoccupazione e ancora più contenuto per i mercati azionari.
Le spiegazioni tradizionali non riescono a rendere conto di questo fenomeno. Il rifiuto di una richiesta di credito non contiene infatti informazioni sufficienti a giustificare il grado di pessimismo che genera, né il divario può essere spiegato dal fatto che le famiglie respinte siano, in generale, più pessimiste. L'effetto permane anche dopo aver tenuto conto delle caratteristiche delle famiglie, della loro storia creditizia, dell'atteggiamento verso il rischio e delle convinzioni precedenti.
Una spiegazione fondata sulla memoria
Le evidenze indicano invece un meccanismo basato sulla memoria. Le persone costruiscono le proprie aspettative sul futuro anche a partire da ciò che viene loro spontaneamente in mente e un'esperienza negativa particolarmente saliente, come il rifiuto di una richiesta di credito, rende più facile richiamare alla memoria altri episodi negativi. Questi ricordi finiscono così per influenzare le aspettative sull'economia nel suo complesso.
Coerentemente con questa interpretazione, le famiglie che hanno subito un rifiuto ricordano le recenti condizioni del credito come più restrittive di quanto non fossero in realtà. Una volta tenuto conto di queste distorsioni della memoria, il legame tra il rifiuto del credito e l'aspettativa di un ulteriore irrigidimento delle condizioni creditizie future si riduce sensibilmente.
Per verificare ulteriormente questo meccanismo, ho progettato un'indagine complementare rivolta a utilizzatori statunitensi di servizi di credito, chiedendo quanto percepissero simile il rifiuto di una richiesta di credito a diversi scenari macroeconomici. Le risposte rispecchiano fedelmente il modello osservato nelle aspettative: il rifiuto è percepito come molto simile a una stretta creditizia, abbastanza simile a un contesto di elevata inflazione o alta disoccupazione e solo debolmente assimilabile a un calo del mercato azionario. Questi risultati suggeriscono che, per le famiglie, il rifiuto del credito è effettivamente interpretato come un evento rilevante dal punto di vista macroeconomico e che le associazioni mentali seguono uno schema prevedibile, organizzato in base alla somiglianza percepita.
Dalle aspettative ai comportamenti
Il rifiuto di una richiesta di credito influenza direttamente il comportamento delle famiglie, limitandone l'accesso ai finanziamenti. Tuttavia, il lavoro mostra l'esistenza di un secondo canale, indiretto, attraverso il quale questo effetto si manifesta: le aspettative.
In linea con questa ipotesi, mostro inoltre che chi vede respinta la propria domanda di credito è meno propenso a pianificare l'acquisto di beni durevoli e che il pessimismo macroeconomico spiega circa il 10% della relazione tra rifiuto del credito e riduzione della spesa. Questo canale legato alle aspettative è particolarmente forte tra le famiglie più giovani, che dispongono di un numero minore di esperienze passate con cui controbilanciare un recente evento negativo, e tra quelle a basso reddito, per le quali il rifiuto del credito tende ad avere conseguenze più pesanti.
Implicazioni più ampie
L'articolo propone un modo per rendere più concreto il concetto di "sentiment", riconducendo le convinzioni pessimistiche a esperienze specifiche vissute dalle famiglie e ai meccanismi prevedibili con cui la memoria seleziona ciò che riaffiora alla mente. Il rifiuto di una richiesta di credito rappresenta probabilmente solo un esempio: studi paralleli mostrano che anche altri eventi personali influenzano le aspettative macroeconomiche secondo schemi analoghi, con implicazioni più ampie sul modo in cui la domanda aggregata reagisce agli shock che colpiscono le singole famiglie.
Più in generale, i risultati suggeriscono che le politiche che incidono sull'accesso al credito possono influenzare le famiglie non soltanto attraverso i prestiti che ottengono o non ottengono, ma anche attraverso le convinzioni e le aspettative che esse sviluppano successivamente.