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L’infrastruttura invisibile della moda circolare

, di Francesca Romana Rinaldi
Nella moda l’intelligenza artificiale collega design, tracciabilità, filiere e modelli di consumo, rendendo possibile la transizione verso la circolarità. Il suo impatto dipende però da integrazione strategica, qualità dei dati e nuove forme di governance

L’intelligenza artificiale sta diventando l’infrastruttura connettiva che consente alle imprese di progettare, produrre, distribuire e recuperare i prodotti in modi che siano al tempo stesso economicamente competitivi e ambientalmente responsabili. È questo uno degli spunti che emergono dalle interviste a esperti del settore incluse nel Monitor for Circular Fashion 2025/2026 di SDA Bocconi.

L’uso più efficace dell’IA si manifesta quando la tecnologia è integrata nel cuore strategico dell’azienda, piuttosto che trattata come una serie di progetti pilota sperimentali. Nel settore della moda, l’IA generativa è sempre più incorporata nei processi di design, consentendo di simulare materiali, prevedere gli impatti ambientali e ottimizzare durabilità e riparabilità dei prodotti.

Dalla tracciabilità al coinvolgimento del consumatore

Oltre alla progettazione, l’IA sta facendo avanzare in modo significativo l’agenda della tracciabilità: combinando analisi dei dati, blockchain e tecnologie di tagging, le aziende della moda possono oggi tracciare i materiali lungo l’intera catena del valore e automatizzare le valutazioni del ciclo di vita in conformità con le nuove normative europee, come il Digital Product Passport.

Allo stesso tempo, l’IA rafforza il coinvolgimento dei consumatori attraverso la personalizzazione delle esperienze di riparazione, rivendita e noleggio, incoraggiando una maggiore durata dei prodotti e modelli di consumo più circolari.

In particolare, l’integrazione dell’IA nei modelli di rivendita sta ponendo le basi per il futuro del mercato dell’usato. L’IA migliora la scoperta dei prodotti e semplifica il processo di inserimento per i venditori, rendendo le piattaforme di resale più efficienti e facili da usare. Inoltre, aumenta il coinvolgimento dei consumatori adattando dinamicamente le visualizzazioni dei prodotti in tempo reale e offrendo raccomandazioni personalizzate in linea con le tendenze del momento.

Più in generale, l’IA svolge già oggi — e continuerà a svolgere sempre più — un ruolo cruciale nella gestione di catene di fornitura complesse, contribuendo a ridurre gli sprechi e a migliorare l’efficienza energetica lungo l’intera filiera. Tuttavia, questa trasformazione porta con sé opportunità ma anche sfide rilevanti.

Ostacoli, competenze e governance per un’IA sostenibile

Diversi fattori continuano a limitare un’adozione su larga scala. La qualità e la frammentazione dei dati rappresentano il principale vincolo tecnico: molte aziende della moda non dispongono di sistemi informativi integrati, riducendo l’affidabilità dei risultati prodotti dall’IA. A ciò si aggiunge una resistenza culturale: i professionisti creativi spesso percepiscono l’IA come una minaccia all’identità artistica, mentre i team tecnici faticano a dialogare efficacemente con le funzioni di design e di prodotto.

Anche gli aspetti economici sono rilevanti. I costi di integrazione restano elevati e il ritorno sull’investimento è ancora incerto per le piccole e medie imprese. Ulteriori complessità derivano da questioni etiche e ambientali, tra cui l’elevato consumo energetico dei modelli di IA su larga scala e i timori legati alla sostituzione dei posti di lavoro.

Un’implementazione efficace dell’IA a supporto della sostenibilità richiede quindi una nuova combinazione di competenze e assetti di governance. Alle capacità tecniche in data science e machine learning devono affiancarsi competenze manageriali e organizzative — come il change management, il design thinking e il coordinamento interfunzionale — oltre a una profonda conoscenza del settore, dalle catene di fornitura alla scienza dei materiali fino alla valutazione del ciclo di vita.

Fondamentale è anche la diffusione di una vera e propria alfabetizzazione sull’IA a tutti i livelli dell’organizzazione. I dipendenti devono acquisire non solo competenze tecniche, ma anche una chiara consapevolezza degli aspetti etici, delle implicazioni ambientali e dell’allineamento delle iniziative di IA con gli obiettivi di sostenibilità.

Se applicata in modo responsabile, l’IA non sostituisce l’intelligenza umana, ma la amplifica. Utilizzata in questo modo, consente alle imprese della moda di creare valore di lungo periodo nel rispetto delle persone e del pianeta.

 

FRANCESCA ROMANA RINALDI

Università Bocconi
Dipartimento di Management e Tecnologia