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La solidarietà messa alla prova

, di Eleanor Spaventa
Da NextGenerationEU ai beni pubblici europei, l’Unione europea sta sperimentando una nuova forma di solidarietà economica. Tuttavia, l’assenza di una autentica solidarietà politica ne limita l’ambizione e la credibilità

La solidarietà, come valore, ha da sempre sostenuto il progetto di integrazione europea – anzi, è parte del suo stesso DNA. Ciò detto, è innegabile che la solidarietà abbia acquisito una nuova rilevanza negli ultimi anni e soprattutto dopo la pandemia da Covid-19: come è noto, l’Unione europea ha adottato, con una rapidità relativa, nuovi strumenti volti a sostenere la ripresa economica degli Stati membri dopo le gravi perturbazioni causate dalla pandemia. Tra questi, il più rivoluzionario è NextGenerationEU (NGEU): l’UE ha emesso titoli di debito per poi (ri)distribuirne i proventi agli Stati membri sotto forma sia di prestiti sia, aspetto cruciale, di sovvenzioni a fondo perduto.

NGEU rappresenta il primo trasferimento fiscale di dimensioni significative dall’Unione europea agli Stati membri, creando una vera solidarietà transfrontaliera tra i cittadini europei

NGEU rappresenta dunque il primo trasferimento fiscale di dimensioni significative dall’UE agli Stati membri, fondato sulla solidarietà tra l’Unione – che ha emesso i titoli e gestito prestiti e sovvenzioni – e i suoi Stati membri; nonché tra gli Stati membri stessi, che hanno accettato di garantire i titoli NGEU. In questo modo, ad esempio e semplificando, il contribuente olandese ha accettato una responsabilità finanziaria per somme assegnate allo Stato italiano, dando così vita a una vera solidarietà transfrontaliera tra cittadini.

Un cambio di paradigma nell’affrontare le sfide comuni

NGEU ha però rappresentato anche il primo passo di un cambio di paradigma, che ha visto una progressiva accettazione politica dell’idea che problemi di una certa portata possano essere affrontati in modo più efficace a livello dell’Unione e che, affinché le soluzioni siano realmente efficaci, sia necessario un certo grado di solidarietà.

Tale solidarietà è giustificata non solo alla luce del nostro passato e del nostro futuro condivisi, e dell’esistenza di interessi economici e politici profondamente intrecciati. La combinazione di nuove sfide geopolitiche, della guerra in Ucraina, della conseguente crisi energetica e dei cambiamenti nella politica commerciale ed estera degli Stati Uniti concorre a fornire una giustificazione più solida a schemi redistributivi. Tuttavia, la redistribuzione può essere giustificata solo se vi è un beneficio percepito per la società nel suo complesso, per la cittadinanza europea nel suo insieme.

Beni pubblici europei 

Dopotutto, finché l’UE non dispone di una reale capacità di prelievo per finanziare il proprio bilancio, sono i cittadini a farsi carico della solidarietà oltre i confini degli Stati membri. Sebbene una certa solidarietà transnazionale fosse già emersa attraverso il funzionamento della libera circolazione dei lavoratori e delle disposizioni sulla cittadinanza dell’Unione, NGEU è radicalmente diverso per ambizione e portata.

A partire da esso, si assiste a un vivace dibattito sulla necessità che l’UE fornisca beni pubblici europei che, indipendentemente da dove siano amministrati, apportino benefici a tutti i cittadini europei. Ciò si fonda sulla convinzione che il livello di interconnessione tra gli Stati membri giustifichi politiche autenticamente europee, come gli interventi per tutelare cittadini e imprese dalla crisi energetica e conseguire l’autonomia energetica (RePower EU), oppure le iniziative volte a sostenere e incentivare gli Stati membri ad aumentare, integrare e coordinare la propria industria della difesa (SAFE e Readiness 2030).

La solidarietà davanti alla Corte e la frammentazione politica

La “narrazione della solidarietà” sta diventando un potente motore dell’interpretazione della Corte di giustizia dell’Unione europea: ad esempio, nell’aprile 2025 la Corte ha chiarito che la cittadinanza dell’Unione è «una delle principali espressioni concrete della solidarietà che costituisce la base stessa del processo di integrazione» e che il principio di leale cooperazione implica che gli Stati membri debbano astenersi dall’adottare misure che possano compromettere il conseguimento degli obiettivi dell’UE.

La solidarietà politica tra gli Stati membri resta disomogenea, indebolendo la stessa raison d’être dell’Unione europea

Ciò detto, mentre un certo grado di solidarietà economica è diventato più ampiamente accettato, la solidarietà politica tra gli Stati membri resta disomogenea e ancora guidata da considerazioni nazionali (o nazionalistiche), con il risultato di una politica estera dell’UE fortemente inefficace. Basti confrontare la decisione di emettere titoli per finanziare un prestito quanto mai necessario all’Ucraina – decisione adottata, attraverso artifici giuridici, nonostante l’opposizione di tre Stati membri (Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) – con la mancanza di una solidarietà a livello europeo nei confronti del Regno di Danimarca in relazione alle minacce territoriali avanzate dall’amministrazione statunitense riguardo alla Groenlandia. Questa carenza di solidarietà politica sta indebolendo, forse oltre ogni possibilità di recupero, la stessa raison d’être dell’Unione europea: l’ordine internazionale fondato sulle regole.

foto Eleanor Spaventa

ELEANOR SPAVENTA

Università Bocconi
Dipartimento di Studi Giuridici