Il tempo dell’autonomia
Sicurezza delegata agli Stati Uniti, energia a basso costo dalla Russia e crescita trainata dalla globalizzazione. Questo era l’equilibrio che per decenni ha garantito pace e prosperità all’Europa. Un equilibrio che oggi appare definitivamente superato.
Le aggressioni russe del 2014 e 2022 in Ucraina hanno messo a nudo la vulnerabilità energetica dei paesi europei e proprio mentre la sicurezza tornava centrale, gli Stati Uniti hanno mostrato segnali di crescente disimpegno: meno disponibilità a garantire automaticamente la difesa del continente, maggiore assertività sul piano commerciale e priorità sempre più concentrate altrove. È così emersa la fragilità di un modello fondato su dipendenze che si sono rivelate, più o meno prevedibilmente, instabili dal punto di vista politico.
Un nuovo contesto di fragilità
In questo contesto, reso ancora più complesso dalle sfide di politica interna ai paesi dell’unione, con crescita debole, salari stagnanti e sistemi di welfare sempre meno sostenibili, la ridefinizione del ruolo europeo non è più una scelta teorica, ma una necessità politica. Nel dibattito nato per elaborare una risposta strategica a queste sfide congiunte, le alternative più concrete sono tre.
Una prima posizione propone uno strappo netto, e immediato, dagli Stati Uniti. Il recente attacco all’Iran, con le implicazioni sul ruolo del diritto internazionale e sui costi dell’energia, ha rafforzato non poco questa posizione nel dibattito politico. Al contempo, questa posizione è spesso accompagnata da una reticenza, o chiara opposizione, all’idea di aumentare in modo significativo la spesa per la difesa, soprattutto mentre welfare e servizi pubblici sono sotto stress. È una linea che intercetta un disagio reale e diffuso, ma che si scontra con un dato difficilmente aggirabile: l’Europa oggi non dispone degli strumenti per garantire autonomamente la propria sicurezza nel breve periodo. In un contesto di minaccia crescente, uno sganciamento rapido dagli Stati Uniti senza un rafforzamento parallelo della difesa rischia di tradursi in una vulnerabilità immediata.
Una transizione graduale e i suoi costi
Una seconda posizione punta invece su una transizione graduale verso una maggiore autonomia. È una posizione più pragmatica, ma anche più scomoda. Nel breve periodo implica accettare una relazione asimmetrica con gli USA, e fare buon viso a cattivo gioco su temi importanti, dai dazi fino alle iniziative militari come il conflitto con l’Iran. Ma soprattutto comporta un costo politico rilevante: condannare con forza la Russia e allo stesso tempo evitare uno scontro aperto con gli Stati Uniti espone l’Europa all’accusa di doppio standard e contribuisce a erodere la credibilità delle istituzioni e del diritto internazionale che essa stessa rivendica.
Alternative e limiti dell’autonomia europea
Una terza posizione, infine, guarda alla Cina come possibile alternativa strategica. È una prospettiva che si alimenta delle tensioni transatlantiche e del peso economico cinese, ma che presenta limiti evidenti. La Cina non rappresenta un sostituto credibile degli Stati Uniti sul piano della sicurezza ed è, al tempo stesso, un paese con modelli politici e interessi spesso incompatibili con quelli europei. Inoltre, la crescente convergenza tra Cina, Russia e Iran rende difficile immaginare una reale neutralità rispetto agli interessi europei. Più che autonomia, il rischio è quello di generare una nuova, e ancor meno desiderabile, dipendenza.
Il punto, quindi, non è semplicemente scegliere tra Stati Uniti e Cina, ma riconoscere che l’Europa si trova oggi di fronte a opzioni limitate proprio a causa di scelte fatte in passato. La rinuncia a una reale autonomia strategica è stata il prodotto di un equilibrio che per anni è stato conveniente, ma miope.
Oggi quel modello non è più sostenibile, e l’Europa si scopre senza strumenti per sostituirlo rapidamente. La vera variabile è il tempo. La velocità con cui può ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti dipende dalla capacità di costruire, nel frattempo, una sicurezza credibile e capace. Senza questo passaggio, ogni ipotesi di sganciamento resta un salto nel buio. Nel breve periodo, è difficile immaginare un'Europa che possa fare a meno degli Stati Uniti. Ma la vera domanda non è se l'Europa possa permetterselo, ma è se abbia la volontà politica per costruire, davvero, le condizioni per farlo.