Una crisi frutto della miopia
La crisi economica internazionale è frutto di miopia. Siamo stati miopi nel guardare indietro: abbiamo dimenticato le crisi più lontane e abbiamo estrapolato gli andamenti troppo favorevoli degli anni più vicini. Siamo stati miopi nel guardare avanti, cavalcando il boom e le bolle come se potessero continuare per sempre, valutando i rischi con orizzonti troppo corti.
Dalla crisi nascono tante ricette per evitare la prossima. Fra le più importanti sono le ricette anti-miopia, per obbligarci a guardare al lungo periodo. Nasce una nuova consapevolezza che il compito principale delle politiche macroeconomiche non è quello di guidare l'economia lungo le curve del ciclo alla più alta velocità possibile, ma quello di stabilizzarne l'andamento nel lungo periodo, moderando le fasi positive per poter attenuare quelle negative. L'idea centrale è di coordinare bene due politiche. Una è la politica monetaria: è ben conosciuta e i suoi strumenti sono sperimentati. Ma il suo comportamento 'anticiclico' va reso più tempestivo e rigoroso. La crisi è nata anche per la politica troppo espansiva dei tassi di interesse e del credito, con cui, non solo negli Usa, sono stati accompagnati gli anni del boom e sono state finanziate le bolle speculative. Proprio quando bisognava frenare si è accelerato. L'altra politica è più nuova, i suoi obiettivi e i suoi strumenti vanno ancora precisati. Si chiama politica macro-prudenziale e consiste nel misurare e contenere i rischi che corre il sistema finanziario, nel suo insieme. Oltre a un monitoraggio statistico ben integrato e trasparente, con collaborazione e standardizzazione delle azioni e delle informazioni di vigilanza delle autorità di tutto il mondo, la politica macro-prudenziale prevede la manovra anticiclica di alcuni parametri regolamentati. Alcuni già esistono, come i coefficienti di capitale minimo delle banche, altri vanno inventati o diffusi a livello globale, come gli accantonamenti dei fondi per coprire le perdite prevedibili sui crediti e i titoli, i depositi a garanzia di posizioni speculative o i limiti al grado di indebitamento degli intermediari finanziari. Sono parametri da manovrare in senso restrittivo quando il ciclo del credito è positivo e viceversa. Quando la stagione è buona bisogna metter fieno in cascina per quando farà freddo. La regolamentazione dei rischi finanziari tende spontaneamente a fare il contrario: a essere più permissiva quando le cose vanno bene e diventare troppo prudente, in ritardo, quando nessuno vuol più correre rischi e si moltiplicano le insolvenze. La politica macro-prudenziale, coordinandosi con quella monetaria più tradizionale, deve invertire questa tendenza pro-ciclica e stabilizzare lo sviluppo del credito perché non alimenti i boom e non precipiti le crisi. Sia nell'Ue che in Usa ci si sta muovendo in questa direzione. Non mancano però, purtroppo, le esitazioni. Alcune sono motivate dal timore di dare troppi poteri alle banche centrali. Mentre, è evidente, solo le banche centrali sono in grado di condurre in modo coordinato e tempestivo le due politiche di stabilizzazione ciclica. Perché lo facciano bene va assicurata la loro indipendenza dai politici e dalle pressioni dei mercati, anche perché non è facile trovare il coraggio di frenare la festa quando il ciclo va molto bene, obbligando alla prudenza e allo sguardo lungo! Questo approccio orientato alla stabilità del ciclo della moneta, del credito e dei rischi finanziari, è da tanti anni raccomandato dalla Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, un'istituzione prestigiosa ma troppo poco ascoltata. La sua relazione annuale presentata quest'estate ce lo ricorda ancora e contribuisce alle riflessioni in corso per realizzare concretamente il nuovo corso delle politiche contro la miopia e la sbadatezza, che sono da sempre alla radice delle crisi finanziarie internazionali, come di quelle nazionali, aziendali e, persino, familiari.