Per un manager, il vantaggio delle esperienze globali e' la consapevolezza emotiva
Pur essendo cresciuta in Italia, l'esperienza professionale di Julie Bellani ha ben poco in comune con quella dei suoi connazionali e coetanei. Si è laureata alla Bocconi nel 1994 e, nel giro di un paio di mesi, è partita alla volta del Belgio per iniziare la sua carriera nelle risorse umane - e pensare che aveva sempre creduto che il suo futuro sarebbe stato nella finanza. Dopo un percorso professionale unico, che dal Belgio l'ha portata nel Regno Unito, in Svizzera, in Germania e in Canada, e dopo aver lavorato per l'americana GE (General Electric), Julie Bellani è ora Direttore delle risorse umane per British Telecom.
In effetti il background di Julie Bellani, da sempre multiculturale, è sempre stato legato a doppio filo con la sua esperienza personale. A 17 anni ha trascorso un anno delle superiori negli Stati Uniti, e per un altro anno durante gli studi alla Bocconi ha partecipato al programma Exchange in Francia.
A giudicare dal suo percorso personale e professionale, lei rappresenta l'archetipo del manager internazionale. Come si legano management ed esperienza internazionale?
In un mondo globale, in cui le aziende si trovano quotidianamente a confronto con la diversità linguistica e culturale, l'integrazione è uno dei compiti principali di un manager. Integrare significa fare in modo che persone di culture, generi e percorsi educativi diversi siano in grado di lavorare insieme, al meglio delle loro possibilità. Così la diversità può trasformarsi in ricchezza.
Per quanto riguarda le capacità personali, i manager che hanno lavorato in situazioni in cui erano loro a rappresentare l'elemento di diversità hanno un vantaggio in termini di consapevolezza. Quando mi sono trovata ad operare in contesti culturali diversi dal mio, mi sono subito resa conto che il modo di parlare e di agire delle persone cambia in base al loro background. Con l'esposizione a questo tipo di fenomeni ho preso l'abitudine di interrogarmi continuamente sul vero significato di gesti e parole altrui. Personalmente poi posso dire che lavorare con colleghi provenienti da quasi ogni parte del mondo mi ha fatto crescere in modo esponenziale, come leader e come persona.
La gestione del conflitto è sempre stata una questione cruciale per i dirigenti. Quali sono le sfumature aggiuntive in un'azienda internazionale?
La gestione del conflitto è sicuramente una fonte di preoccupazione costante per ogni azienda. Quello che mi sento di dire tuttavia è che, prima di decidere come gestire il conflitto, è di fondamentale importanza che i manager ne riconoscano l'esistenza. Spesso quando ci si trova in disaccordo si smette di parlare, e questo rende più difficile per un manager rendersi conto che c'è un problema. La questione può diventare ancora più complessa nei contesti aziendali multiculturali di oggi, nella misura in cui il modo in cui si esprime il disaccordo può cambiare tantissimo in base alle diverse culture, ma anche in base alla personalità individuale. Si tende ad abbinare alcune culture a modalità tipiche di esprimere il conflitto (o di non esprimerlo affatto), in base a come queste culture si collocano sulla scala che va da "massima trasparenza" a "massima opacità". In realtà queste etichettature non sempre riflettono la realtà. Invece i conflitti latenti sono un problema ricorrente in molte aziende.
Ammettendo di aver superato il problema della mancanza di comunicazione e identificato il conflitto, qual è il modo migliore di gestirlo per un manager internazionale?
È ovvio che per superare le barriere culturali, e più in generale le difficoltà comunicative, è fondamentale per un leader rafforzare le proprie relazioni. I requisiti di base sono una buona capacità di ascolto e l'empatia. Essere empatici significa interessarsi alle persone in quanto individui e creare con loro un rapporto di fiducia, che permetta di capire che cosa è importante per loro – anche se non lo dicono apertamente. Per dimostrare empatia è necessario impegnarsi nell'ascolto attivo, con un atteggiamento aperto e non giudicante. Anche se poi l'approccio alla gestione del conflitto dipende dal contesto culturale e aziendale in cui un manager si trova ad operare di volta in volta, l'empatia e l'ascolto attivo si dimostrano strumenti sempre efficaci, indipendentemente dagli altri fattori.
Un altro aspetto della gestione del disaccordo è il modo in cui il fatto di chiedere aiuto o consiglio è percepito in una determinata azienda – molto spesso si tratta più che altro di cultura aziendale. Anche se in alcuni casi è ancora visto in modo molto negativo, chiedere aiuto agli altri è positivo perché incoraggia gli atteggiamenti volti al dialogo e alla cooperazione piuttosto che orientato all'ostilità. Questo schema comportamentale riduce al minimo i potenziali conflitti e trasmette un concetto di leadership in cui il ruolo del manager non è quello di saper rispondere a tutte le domande, ma quello di far sì che tutti siano in grado di contribuire.
Quali sono i valori cardine che un leader internazionale non dovrebbe mai perdere di vista?
Empatia e capacità di incoraggiare la comunicazione costruttiva sono senz'altro due aspetti chiave, ed entrambi sono strettamente connessi a quello delle abilità relazionali. Costruire una buona rete di contatti permette ad un manager di favorire le relazioni di fiducia, e anche di mettere alla prova la propria disponibilità ad aiutare gli altri e ad entrare in connessione con loro. Bisogna però tenere in considerazione il fatto che le capacità di relazione non sono necessariamente ben viste in tutti i contesti aziendali. Questo ci riporta al fatto che il segreto per essere un buon manager internazionale è cogliere tutte le occasioni di lavorare in contesti sempre nuovi e diversi che si presentano, perché è il modo migliore per continuare a sviluppare le proprie abilità interculturali.