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Un contratto prêt-à-porter

, di Maurizio Del Conte - professore di diritto del lavoro
Salari. Per superare il dibattito ideologico sulle gabbie

Quando l'economia italiana riprenderà a crescere, riemergerà in modo dirompente la questione salariale. Travolto dall'emergenza occupazionale provocata dalla crisi e dai suoi effetti deflattivi, il dibattito sulla debolezza dei salari italiani terrà nuovamente banco non appena le imprese avranno esaurito la fase delle ristrutturazioni e la crescita economica ricomincerà a spingere verso l'alto il costo della vita.

È noto che le retribuzioni dei lavoratori italiani si collocano nella fascia bassa fra quelle dei paesi europei più virtuosi. Le politiche di moderazione salariale, avviate agli inizi degli anni Novanta, ci hanno sì permesso di rientrare nei parametri imposti dall'appartenenza all'area euro, ma hanno anche avuto un effetto depressivo sulla crescita del potere di acquisto delle retribuzioni da lavoro dipendente. Abbandonata la scala mobile come sistema di adeguamento dei salari all'inflazione, i sindacati si sono assunti il difficile ruolo di garanti del tenore di vita dei lavoratori. La leva fondamentale, e in gran parte esclusiva, di questa delicatissima funzione del sindacato è stata fin qui rappresentata dal contratto collettivo nazionale. Ne è conseguita una struttura salariale tendenzialmente piatta e omogeneamente riprodotta in tutto il territorio nazionale, che accomuna senza distinzioni le realtà produttive del paese. Di questo sistema sono responsabili anche le organizzazioni rappresentative delle imprese, prima fra tutte Confindustria, che hanno sempre rivendicato la prerogativa di determinare a livello centralizzato il costo del lavoro e di imporlo erga omnes.Sennonché, in tempi recenti si è andata rafforzando l'opinione secondo cui l'appiattimento e la centralizzazione dei salari con lo strumento del contratto collettivo nazionale impediscono una corretta modulazione del costo del lavoro in relazione alla complessa articolazione del nostro sistema produttivo e costituiscono un ostacolo alla promozione della qualità del lavoro. Se queste critiche al sistema del monolitismo contrattuale si concentrano soprattutto sugli effetti disfunzionali con riguardo all'efficienza economica, in favore di una differenziazione salariale per territorio si levano le voci di chi ritiene iniqua l'idea di un salario indipendente dai differenziali di costo della vita nelle diverse regioni del paese. Così, mettendo insieme ragioni di equità e argomenti di ordine economico, sembrano riaprirsi le porte al tema delle 'gabbie salariali', con tutto il suo storico portato di retorica e di pregiudiziali ideologiche. Inutile dire che né le imprese né i lavoratori potrebbero trarre alcun vantaggio concreto dal riproporsi, oggi, di uno scontro ideologico e superato dalla storia. Ciò non significa che l'esigenza di una differenziazione salariale sia un falso problema: al contrario, il crescente pluralismo sociale ed economico impone un pluralismo contrattuale e quindi retributivo. Ma un percorso moderno verso questi obiettivi non può ricalcare quello della vecchia e centralista compartimentazione fra nord e sud, che un tempo ispirava la teoria delle gabbie salariali. Il pluralismo di una società aperta deve essere rispettato e governato rinunciando a soluzioni generaliste e omologanti, nella consapevolezza che non esiste un'unica risposta equa ed efficiente. E il senso delle relazioni industriali è proprio quello di rimettere alle parti collettive la ricerca di soluzioni nuove, caso per caso.Per questo è fondamentale che i rappresentanti d'imprese e lavoratori sappiano guadagnarsi credibilità dimostrando la capacità di confrontarsi a ogni livello: non solo nazionale, ma anche territoriale, di distretto produttivo e di azienda. Nei mesi scorsi, da parte confindustriale, si è addirittura parlato di un futuribile contratto collettivo 'taylor made': più realisticamente, sarebbe già molto se si realizzassero delle buone collezioni 'prêt-à-porter', in grado soddisfare le esigenze di lavoratori e imprese di tutte le taglie.