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Tributi. Maggiore controllo per diminuire la pressione

, di Carlo Secchi - professore di economics of european integration alla Bocconi
Quando si è padroni delle risorse si possono garantire adeguati livelli di sviluppo ai cittadini di oggi e di domani

Il dibattito sulla riforma dello stato verso un maggiore decentramento e la responsabilizzazione delle autonomie dura in Italia da molti anni. Un passo importante è stato compiuto con la riforma del Titolo V della Costituzione, ma il passaggio decisivo si è avuto il 3 ottobre scorso, con l'approvazione del disegno di legge delega sul federalismo fiscale. Tale decisione è stata preceduta da un ampio consenso tra governo, regioni e comuni, indice che il disegno complessivo è ora ampiamente condiviso, e che i tempi sono maturi per la profonda revisione del nostro ordinamento pubblico.

Il federalismo italiano si presenta all'apparenza come peculiare rispetto alle principali esperienze di altri paesi. Tuttavia, a ben vedere, esso riflette motivazioni di fondo del tutto coerenti con l'attuale momento storico.

Normalmente il federalismo rappresenta un patto (foedus) che unisce in un percorso comune territori prima separati. Così è stato in Svizzera e negli Stati Uniti e questo è il percorso intrapreso nel cammino verso l'Unione europea. In Italia sembra sia stato imboccato il percorso inverso, quello di un federalismo utilizzato per scindere, o comunque riformare e decentrare, l'assetto unitario dello stato, esperienza che ricorda quanto avvenuto in Germania dopo la guerra o in Belgio in anni più recenti.

Nell'esame delle esperienze federaliste uno dei temi centrali è quello della solidarietà, ovvero se il disegno preveda la cooperazione tra i partecipanti al patto federale, rispetto a forme più o meno accentuate di competizione. Il tema è centrale in Italia, dati i divari territoriali che la caratterizzano. Il timore del venir meno del ruolo redistributivo dello stato dalle regioni più ricche a quelle più povere è stato un forte ostacolo ai progetti federalisti, percepiti quasi come il prevalere dell'egoismo dei più benestanti. In effetti, un patto federale senza forme di solidarietà (o strumenti di coesione, come avviene in Europa) non ha grandi possibilità di sopravvivere. In Italia il disegno varato dal governo mantiene un elevato grado di solidarietà, garantito dai meccanismi affidati allo stato per l'allocazione di parte del gettito fiscale alle regioni.

Più in generale, l'assetto federale è considerato nel contesto attuale come la risposta più adeguata dal punto di vista istituzionale alle sfide della globalizzazione. Da un lato i cittadini riscoprono l'importanza del locale nel contesto globale e accettano un concetto di cittadinanza a più livelli (europeo, italiano, regionale, locale), dall'altro percepiscono che la partita dello sviluppo economico si gioca a livello regionale o locale in misura analoga e complementare rispetto al livello nazionale. Infatti, poiché il livello nazionale dispone di scarsi strumenti di intervento, svolgendo prevalentemente una funzione di indirizzo e coordinamento, è nel contesto locale che è possibile sviluppare il capitale umano, garantire il capitale fisico (infrastrutture) e un ambiente adeguato per lo sviluppo delle imprese, porre in atto quelle misure che migliorano l'attrattività di un sistema territoriale e ne sostengono la competitività sui mercati.

La conseguenza è una domanda crescente di autonomia e di maggiore controllo sulle risorse per tali fini. Da qui l'aggettivo "fiscale", che chiarisce il punto fondamentale della questione: non avrebbe senso parlare di federalismo senza forme di controllo sulla spesa locale e quindi sulle entrate pubbliche a tale livello, anche in termini della loro redistribuzione in chiave solidaristica.

Un maggiore controllo a livello regionale della spesa pubblica accanto a una maggiore responsabilizzazione in campo tributario (conseguenza anche di un rapporto più diretto con gli elettori) consente maggiore efficienza e quindi potrebbe portare a un'attenuazione della pressione tributaria sui cittadini e sulle imprese, elemento importante alla luce della "concorrenza fiscale" in atto tra regioni nell'ambito della competizione europea e globale.

Anche da questo punto di vista, il sottolineare il termine fiscale in un disegno federalista evoca l'obiettivo di fondo di fronte alle incertezze del presente e del futuro, e cioè maggiore efficienza e possibilità di controllo sulle risorse per garantire adeguati livelli di sviluppo ai cittadini di oggi e di domani.