Tomer Broude, un israeliano sul Naviglio Grande
Milano per insegnare e Venezia per correre. Grazie alla presenza di Tomer Broude, visiting professor di 40 anni proveniente dalla Hebrew University di Gerusalemme, gli studenti del secondo anno di giurisprudenza della Bocconi, nel semestre appena concluso, hanno seguito per la prima volta un insegnamento obbligatorio completamente in inglese: quello di international law. Broude ha approfittato del periodo lontano da casa per allenarsi lungo il Naviglio Grande e partecipare, il 25 ottobre, a una delle più affascinanti e dure maratone italiane, quella di Venezia.
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| Il professor Broude | Il runner Tomer |
Una delle maggiori aree di interesse scientifico di Broude è il Wto (World Trade Organization), del cui tribunale Giorgio Sacerdoti, ordinario di diritto internazionale alla Bocconi, è stato giudice europeo per otto anni, fino a novembre 2009. È stato dunque naturale per Broude pensare alla Bocconi per l'ultimo semestre del suo anno e mezzo di sabbatico, passato, in parte, anche alla Georgetown University di Washington.
"In un primo momento ho trovato gli studenti un po' intimiditi, forse per la nuova esperienza dell'interazione in inglese, forse perché abituati a lezioni più tradizionali delle mie", spiega Broude tirando le somme della sua esperienza milanese. "Con il tempo, però, si sono sciolti e, grazie anche al buon livello del loro inglese, si sono dimostrati davvero bravi. Li ho trovati anche molto competitivi, il che, da un lato, è certamente positivo, ma a volte rischia di far perdere di vista il vero obiettivo dello studio, che non è il voto ma la conoscenza". Un'esperienza particolarmente interessante per docente e studenti, nell'ambito del corso, è stato un moot, la simulazione di un processo davanti a una corte internazionale, basato su un caso ipotetico.
La maratona, secondo Broude, può essere un antidoto alla visione di breve periodo. "Sia nell'allenamento, che deve seguire un programma, sia nella corsa, che deve seguire ritmi prestabiliti, la maratona si pone solo obiettivi di lungo periodo".
Broude ha ricominciato a correre da un paio d'anni, dopo una lunga interruzione. "Ho cominciato a correre da ragazzo e durante il servizio militare", racconta, "e per me è diventato uno stile di vita, qualcosa che il fisico finisce per richiedere, e che aiuta a mantenersi in forma e in salute. La maratona, coi suoi 42,195 chilometri, invece, è stata una sfida extraprofessionale che, a un certo punto, viene voglia di affrontare. Ho scelto quella di Venezia perché la ritenevo suggestiva e ho cominciato ad allenarmi a Toronto, in Canada, e non ho smesso neppure durante le trasferte di lavoro negli Stati Uniti e in Finlandia".
Durante il semestre, Broude ha corso anche due mezze maratone, a Monza e Sanremo, e ha scoperto un mondo del podismo diverso da quello che aveva vissuto in Israele o negli Stati Uniti. "In Italia", spiega, "ho visto molti gruppi con le loro divise sociali, gente che corre in squadra, mentre all'estero la corsa ha una dimensione più individualistica". Vale l'inverso, invece, per la vita universitaria. Negli Stati Uniti e in Israele le attività strutturate che coinvolgono l'intero corpo docente di una disciplina sono più frequenti, con vantaggi anche per la vita sociale.
