Tlc: la situazione è disperata, ma non ancora seria
La performance comparata dell'andamento di borsa delle tlc europee (EuroStoxx) nel micidiale scorso ottobre rappresenta bene la dinamica del settore nel 2008. Così come i valori di borsa delle tlc del Vecchio continente sono diminuiti "solamente" del 5,65%, facendo assai meglio di quasi tutti gli altri settori, anche i consuntivi a settembre e le previsioni per la fine anno mostrano tensioni e difficoltà, ma non un vero tracollo.
Se poi andiamo a separare la telefonia mobile da quella fissa, tale dinamica appare chiara. Ad esempio, concentrandoci sul mercato italiano, possiamo prevedere per l'intero 2008 una modesta contrazione del fatturato aggregato del settore, un settore che comprende quattro operatori infrastrutturati (Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia) e un certo numero di operatori virtuali (il principale è al momento Poste italiane), i quali tuttavia sono ancora in una fase di sostanziale start up. Certo, il dato aggregato può nascondere dinamiche diverse delle singole aziende: a titolo di esempio, è noto che Wind, la terza impresa italiana della telefonia mobile in termini di fatturato, ha migliorato i propri risultati nel 2008, mentre alcuni comunicati di 3 Italia descrivono una contrazione del fatturato. Peraltro, che in un contesto di turbolenza negativa dei mercati emergano diversità fra le aziende è normale, e ci sarebbe da preoccuparsi del contrario.
Data questa premessa, quel che più interessa è comprendere le cause della pur modesta frenata del settore e azzardare una previsione per il 2009. Un punto di partenza può essere la constatazione che la natura del principale fra i servizi venduti, ovvero la classica telefonata vocale, rende la telefonia mobile più vischiosa ai cicli di domanda negativi: in effetti, si direbbe che solo alla fine i clienti italiani hanno iniziato, e solo con riferimento ad alcuni specifici segmenti, a porre attenzione alle quantità consumate, ovvero ai minuti di conversazione. Se è vero che la contrazione è arrivata anche qui, così come è arrivata su prodotti quali Coca Cola, è legittimo domandarsi se la ripresa sarà anch'essa vischiosa, cioè se si manifesterà con più lentezza rispetto all'andamento dell'economia quando quest'ultima si riprenderà. La domanda non è oziosa, in quanto a dispetto di tutte le previsioni degli ultimi anni i ricavi del servizio voce rimangono preponderanti nei conti economici delle imprese delle tlc mobili.
Altro discorso riguarda invece il traffico dati, un termine dietro al quale troviamo sia gli sms che il segmento in crescita esponenziale dei collegamenti internet wireless e delle e-mail. Qui le dinamiche sono state estremamente positive, nonostante la crisi, e promettono di proseguire anche nel prossimo futuro senza particolari impedimenti. Un fatto che i manager delle società considerano con attenzione, e dal quale dipenderà la performance economica e finanziaria degli operatori mobili nei prossimi tre o quattro anni, ovvero il lasso di tempo prima del quale è poco probabile l'affermazione concreta e quantitativamente significativa dei servizi a valore aggiunto (quali quelli collegati alla trasmissione di video o alla localizzazione dei clienti in mobilità) sui quali in passato si erano sviluppate eccessive fantasie di business.
In sintesi, il 2008 chiuderà quasi certamente con una contrazione modesta del fatturato aggregato e una compressione più sensibile della redditività aggregata del settore. Su questa ultima hanno inciso significativamente gli interventi regolamentari volti alla compressione dei prezzi finali: la riduzione delle tariffe di terminazione (ovvero quella parte del costo/prezzo che la compagnia da cui parte la telefonata paga alla compagnia su cui termina la telefonata), un elemento che noi consumatori non vediamo ma che incide sensibilmente sul prezzo finale; la riduzione dei costi del roaming internazionale e l'abolizione dei costi di ricarica, due manovre del 2007 che hanno dispiegato i loro effetti solo nel 2008.
Insomma, se l'industria del mobile ha tutto sommato tenuto bene, il vero rischio per le imprese è che in un contesto economico difficile gli interventi pro-consumeristici abbattano i margini lordi e netti in un momento di fatturati stagnanti o calanti: se così sarà, i clienti pagheranno un po' di meno, ma alcuni operatori potrebbero non reggere.