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Sfrutto o esploro?

, di Daniella Laureiro-Martinez - dottoranda di ricerca presso il Dipartimento di management della Bocconi
Manager e neuroscienze: alla ricerca della flessibilità cognitiva

Molti fallimenti organizzativi hanno origine dall'incapacità dei manager di capire quando e come cambiare comportamento in risposta al mutare delle circostanze. In molti casi, imprenditori e manager hanno difficoltà a distinguere situazioni che richiedono di migliorare le strategie già esistenti piuttosto che di definirne di completamente nuove. Questa situazione è conosciuta nelle scienze manageriali come exploration-exploitation dilemma, e costituisce uno dei problemi fondamentali che imprenditori e manager devono risolvere.

La questione non è tanto l'identificazione delle situazioni che richiedono una strategia piuttosto che l'altra. La grande sfida (manageriale e scientifica) è capire cosa spiega l'abilità di mutare atteggiamento strategico. Molto spesso, chi è incline a perseguire una strategia incrementale continua a perseguirla nonostante i segnali dell'ambiente indichino chiaramente la necessità di un cambiamento. E lo stesso vale per chi tende a favorire strategie esplorative. Le scienze cognitive definiscono questa capacità di cambiare atteggiamento come 'flessibilità cognitiva'. In psicologia e nelle neuroscienze l'idea di flessibilità cognitiva si riferisce proprio all'abilità di adattare il processo cognitivo e il comportamento a nuove condizioni ambientali. È l'abilità di passare da una strategia comportamentale all'altra quando i cambiamenti ambientali conducono ad alterazioni nell'esito delle azioni. Ed è una delle funzioni cerebrali meno comprese e che più hanno attirato l'attenzione di neuro-scienziati negli ultimi anni.Allo scopo di dare fondamento scientifico a questo concetto e, soprattutto, di applicarlo a un contesto manageriale ed economico, un nuovo progetto di ricerca approccia il dilemma da una prospettiva neurologica e sperimentale.Al progetto lavorano, oltre all'autrice di questo articolo, il KITeS (con Stefano Brusoni) e il Croma (con Maurizio Zollo). Il progetto vanta anche la collaborazione del team di neuroscienze cognitive dell'Universitá Vita-Salute San Raffaele (guidato da Stefano Cappa e Nicola Canessa). L'obiettivo è duplice. Primo, si vogliono identificare quali specifici processi neuro-cognitivi spiegano la varianza nella flessibilità cognitiva degli imprenditori. L'ipotesi fondamentale riguarda l'analisi dei meccanismi di attenzione. Alcuni individui tendono a rimanere sempre molto focalizzati su poche cose (che fanno però molto bene). Altri hanno l'abilità di prestare attenzione a molte attività contemporaneamente. La parte del cervello che regola questi pattern di attenzione (il locus coeruleus) può essere osservata attraverso l'uso di tecniche neurologiche, quali la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Secondo, si vogliono individuare gli specifici processi decisionali e micro-organizzativi che collegano la flessibilità cognitiva a livello individuale con effetti sulla performance aziendale. Per far questo, il progetto ha sviluppato un protocollo sperimentale in corso d'implementazione con la collaborazione di manager e imprenditori accademici: persone che hanno dimostrato l'abilità di prestare attenzione sia a obiettivi tipici dell'accademia (le pubblicazioni) sia a quelli del mondo dell'imprenditoria (brevettando e lanciando nuove imprese).Il progetto sta sviluppando una metodologia innovativa per osservare la modulazione dell'attenzione degli imprenditori. Saranno utilizzati diversi metodi: l'analisi qualitativa (come i protocolli verbali degli imprenditori alle prese con problemi poco strutturati), esperimenti in cui gli imprenditori prendono le loro decisioni mentre il cervello è sottoposto a una risonanza magnetica funzionale, interviste e osservazione diretta.L'obiettivo è capire come imprenditori di successo modulano l'attenzione per sviluppare tecniche di formazione che consentano di migliorare la flessibilità cognitiva di manager, imprenditori e (persino) accademici.