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Se l'Antitrust fa la timida

, di Federico Ghezzi - ordinario presso di Dipartimento di studi giuridici
Concorrenza. La posizione europea si è ammordibita, ma solo temporaneamente

È difficile individuare il rapporto tra antitrust e ciclo economico. C'è chi sostiene che l'enforcement antitrust dovrebbe essere anticiclico, in modo da consentire alle imprese di meglio reagire alle crisi, mentre in periodi di crescita elevata l'applicazione della disciplina antitrust dovrebbe essere rigorosa, per evitare che i segnali positivi si traducano solo in incrementi dei prezzi e dei profitti. La ricetta del pendolo anticiclico dipende dal grado di fiducia che si nutre nei confronti delle virtù di auto-redenzione dei mercati. Se il mercato fosse in grado di reagire velocemente agli shock, l'atteggiamento verso le restrizioni concorrenziali non dovrebbe mutare in funzione del ciclo economico. I tradizionali obiettivi antitrust andrebbero difesi sia da un punto di vista qualitativo (la tutela della concorrenza in funzione dell'efficienza, piuttosto che quella dei concorrenti) sia da un punto di vista quantitativo (le condotte più restrittive vanno sanzionate rigorosamente tanto per l'effetto dissuasivo diretto, quanto per l'effetto dissuasivo indiretto, che dovrebbe poi influenzare le condotte future di tutte le imprese).

Se al contrario i mercati non reagissero immediatamente, occorrerebbe un atteggiamento più prudente, ché un'applicazione 'neutrale' della disciplina a tutela della concorrenza potrebbe acuire la profondità e la durata delle crisi.Certo è che la posizione delle autorità antitrust non è invidiabile. Un atteggiamento rigoroso, che determinasse nel breve periodo l'uscita dal mercato delle imprese in crisi, produrrebbe conseguenze immediate e forti, sia in termini sociali, sia in termini di visibilità dell'azione antitrust, mentre i benefici concorrenziali si avrebbero solo gradualmente, nel medio lungo periodo, e risulterebbero molto più impalpabili, dato che i vantaggi sarebbero distribuiti su tutti i consumatori e i cittadini. La scelta, in questi casi, soprattutto per le autorità meno indipendenti, andrebbe inevitabilmente in favore di un atteggiamento assai blando. Per questo motivo anche campioni della tradizione antitrust, quali gli Stati Uniti, hanno conosciuto in passato sentenze che giustificavano i cartelli come innocenti tentativi «di organizzare l'industria del carbone e migliorarne le deplorevoli condizioni dovute ad una espansione eccessiva, alla concorrenza distruttiva, a futili pratiche commerciali e alle scorrerie delle industrie concorrenti» (Appalachian Coals, 1933). Non stupisce allora che la Commissione europea abbia ammorbidito l'atteggiamento verso gli obiettivi di tutela della concorrenza nell'attuale crisi finanziaria. Nel dicembre 2008 ha adottato un nuovo quadro di riferimento per gli aiuti a sostegno dell'accesso al finanziamento: il framework fornisce agli stati membri ulteriori possibilità nel campo degli aiuti di stato per lottare contro gli effetti della stretta creditizia sull'economia reale, introducendo misure temporanee che consentono agli stati di affrontare le difficoltà eccezionali che le imprese, e in particolare le pmi, hanno nell'ottenere finanziamenti. La disciplina antitrust comunitaria ha dimostrato di essere flessibile di fronte alla crisi, conservando la sua centralità e con ciò evitando in parte che le risposte fossero dettate dai soli governi nazionali, con il rischio che venissero premiati atteggiamenti di eccessiva protezione degli interessi e delle imprese domestici. Altrettanto importante è che tutte le azioni di allentamento dei vincoli antitrust siano state disegnate e comunicate come temporanee. Il messaggio è che l'eccezionalità della crisi può giustificare minore rigore, ma le imprese devono sapere che la parziale deviazione rispetto alle severe politiche in tema di aiuti statali avrà termine non appena vi saranno segnali di una ripresa strutturale e durevole. Si tenta di evitare che un rigido (e miope?) enforcement antitrust aggravi le conseguenze della crisi nel breve termine, tentando però di mantenere intatti quegli strumenti che nel lungo periodo dovrebbero assicurare i benefici della concorrenza. Con quale grado di successo è difficile prevedere.