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Se la vita è troppa

, di Carlo Maccheroni - fellow presso il Centro Carlo Dondena per la ricerca sulle dinamiche sociali della bocconi
Molti di noi raggiungeranno i 120 anni, ma come potranno permettersi le cure?

Chi nasce oggi in Italia gode di una speranza di vita che è di 83,7 anni per una bimba, di 77,9 per un bimbo. Dati gli attuali livelli di fecondità, chi nasce oggi è molto spesso un figlio unico. Anche se probabilmente non avrà né fratelli né cugini, potrà contare a lungo sui propri genitori: almeno la metà dei componenti le nuove generazioni a 65 anni avrà uno o entrambi i genitori ancora in vita, molti dei quali centenari o quasi.

All'inizio degli anni 2000 già i centenari in Italia erano circa 10.000, quasi 40.000 nell'Unione europea, e si prevede che fino al 2050 la loro presenza possa raddoppiare ogni 10 anni. Un domani compiere 100 anni potrebbe essere solo una tappa in un arco della vita che può arrivare a 110-120, l'intervallo in cui si presume cada l'età estrema. Raggiungere queste soglie non sarà più un caso raro e, allo stesso tempo, sarà sempre più difficile proporre l'immagine del "vecchio" circondato da numerosi figli e nipoti, in quanto la famiglia verticale (bisnonni, nonni, genitori, figlio) sta soppiantando quella orizzontale.

Sembrerà paradossale, ma l'allungamento della vita, che è stato considerato come una grande conquista per l'umanità, trova una società impreparata a riorganizzare le politiche sociali e sanitarie e i sistemi pensionistici.

Sulla spinta dei cambiamenti demografici in Europa è stato necessario procedere alla riforma del sistema delle pensioni pubbliche, rafforzarlo con nuovi pilastri, intervenire ancora con successivi aggiustamenti. E nel campo della salute alle età avanzate? C'è chi teme il profilarsi di un nodo ancor più difficile da districare di quello della spesa pensionistica. Da un lato l'allungamento della vita comporta un prolungamento del periodo di consumo e, alle età avanzate, di quello sanitario in particolare, soprattutto per il sopravvenire sempre più probabile di patologie croniche, dall'altro fa aumentare la consistenza della popolazione anziana e quindi la spesa legata all'età; l'incertezza sul lungo termine non è solo finanziaria, ma anche politica, ovvero come ripartirne l'onere integrando il sistema pubblico con strumenti di natura privata. È noto che all'incirca il 75% di tutta la spesa per la salute di ciascuno si concentra negli ultimissimi anni della vita: risultano quindi fondati i dubbi sull'attuale solidità e sulla capacità di risposta del pubblico e del privato, senza una nuova propensione al risparmio.

La tutela della salute dell'anziano richiede due diversi interventi: uno connesso alla necessità di mantenere il miglior livello possibile di autonomia sia dal punto di vista fisico che mentale, l'altro rivolto a fronteggiare i rischi di disabilità e dipendenza, oggi relegati per chi è in età 85 anni e più. Si riscontrano invece ancora difficoltà di predisporre quelle risorse che più in generale la vecchiaia richiede, soprattutto riguardo alle disabilità e alla dipendenza per mancanza di una cultura del rischio e all'ancora scarso ricorso alla possibilità assicurativa, che invece esiste, per proteggersi dal cosiddetto long-term care risk.

Secondo la Commissione europea è possibile ridurre gli oneri di quest'evoluzione sul sistema sociale aumentando le opportunità di lavoro per i lavoratori anziani e allungando la vita lavorativa oltre i 65 anni, anche solo col lavoro a tempo parziale; non solo, ma diversi paesi hanno già individuato ambiti d'azione per adeguare i loro contesti nazionali a questa direttiva. Attualmente in Italia i lavoratori con oltre 65 anni superano di poco i 350.000, all'incirca il 3,5% della popolazione nella corrispondente fascia d'età, mentre in Inghilterra, dove l'attenzione per questi problemi si è andata accentuando, questa percentuale è doppia.

Evidentemente più lavoro, più risparmio, più sostenibilità del sistema... È apprezzabile che i media in Italia oggi insistano sullo stile di vita da seguire per invecchiare meglio, ma non è solo questa la prevenzione da mettere in atto contro le incertezze della tarda età.