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Raffaele, in linea con il mondo

, di Andrea Celauro
I fondatori della Apple sono partiti dal garage, Giovine ha scelto la propria cucina. Da allora di strada ne ha fatta davvero molta, fino a mettere radici in Sudafrica e Brasile

Ha iniziato nella cucina di casa, con diecimila euro tirati fuori di tasca propria. Da allora, era il 2001, la sua società ha fatto passi da gigante, arrivando a mettere radici in Sudafrica, in Brasile e in altri sei paesi del mondo. E trasformando quei diecimila euro in 25 milioni (di euro) di fatturato nel giro di cinque anni. Raffaele Giovine in quella cucina ha pensato e creato la Zero9, società che fornisce contenuti interattivi per i telefonini (sfondi, loghi e suonerie) e che divide al cinquanta per cento con l'amico Mario Luzzi.

"Esistiamo perché la vera scommessa è generare nuovi usi del cellulare, visto che il mercato di base della telefonia mobile ha già una penetrazione del 90%. Servizi che hanno come target soprattutto i giovani, più propensi a un uso diversificato del telefonino".

Prima di fondare la Zero9 con il socio-amico Mario, Raffaele, laureatosi in Economia aziendale alla Bocconi, ha girato parecchio facendosi le ossa in un mercato che alla fine degli anni Novanta era in pieno fermento. "Ho fatto un periodo di scambio a Barcellona e lì ho cominciato a lavorare in una società di consulenza per operatori di telefonia mobile. In seguito sono stato due anni alla Bain Cuneo e poi alla Fininvest, dove mi sono occupato dello start-up dell'azienda in Spagna". Di ritorno in Italia, ha curato l'acquisto dei diritti internet e per la telefonia del primo Grande Fratello. Un successo: "Abbiamo sublicenziato i diritti a Omnitel e nelle prime due settimane del programma hanno chiamato tre milioni di persone. Era un periodo in cui tutto sembrava facile nel settore, così ho deciso di mettermi in proprio e partire".

Con l'apertura della sede sudafricana nel 2004, sono novanta le persone che adesso lavorano insieme a Giovine, sparse tra Milano, Roma, New York, la Spagna e il Brasile. E tra questi, molti sono passati per la Bocconi, come Silvio Giovine, a fianco del fratello e di Luzzi dal 2002: "Ci sono parecchi bocconiani tra noi", spiega, "ed è più facile inserire nel gruppo chi proviene dalla nostra università". Come mai? "Semplicemente perché chi esce dalla Bocconi ha già una certa cultura del lavoro".

Raffaele, per la verità, non ha cominciato subito a Milano: "Ho fatto un primo anno a Pavia, dunque l'arrivo alla Bocconi è stato un po' come un arrivo in paradiso. Ciò che mi ha colpito è stata la qualità media delle persone, sempre molto in gamba, e lo spirito positivo che si respirava". A questo proposito, Raffaele ricorda con affetto anche le lezioni di marketing di Enrico Valdani: "Ricordo che passava fischiettando in bicicletta. Aveva un atteggiamento ottimista e incarnava alla perfezione il dovere dell'imprenditore di essere positivo. E le sue lezioni erano interessanti perché erano un continuo riferimento a casi concreti".