Piccola impresa, è piccola anche la rivincita
Fino a poco tempo fa ci dicevano, un giorno sì e uno no, che l'Italia rischiava il declino, economico e non solo. Ora le cattive notizie ci arrivano da oltre oceano portandoci anche la paura, questa sì concreta, del contagio. Dobbiamo dedurne che le basi del nostro agire economico non erano, non sono poi così negative. Messi da parte inutili trionfalismi occorre però non perdere l'occasione per una riflessione sul nostro modo di stare sulla ribalta economica internazionale. È il nostro un modello originale di sviluppo che, con tutti i miglioramenti del caso, va apprezzato e difeso nelle sue peculiari caratteristiche.
Piccole imprese verso grandi dimensioni, finanza come mezzo a sostegno dell'impresa manifatturiera, mai come fine in sé, mercato borsistico come alternativa, anche residuale, al finanziamento imprenditoriale e non come incrocio principale dei destini aziendali. Famiglie proprietarie nella maggioranza dei casi legate nel tempo all'evolversi della dinamica aziendale e non manager spesso mercenari del mercato del lavoro, imprenditori remunerati con parte dell'utile prodotto e non chief executive officer autoincentivati con bonus milionari pochi giorni prima del crollo. Banche del territorio disposte ancora oggi a premiare l'iniziativa del singolo e non a finanziare la realizzazione di sogni impossibili. E un territorio, quello dell'Italia dei comuni, che è ancora oggi sinonimo di voglia di fare, ricchezza di rapporti, fiducia reciproca, contrasto all'indifferenza e alla superficialità.
In particolare, se è doveroso elencare i mali del nepotismo e dell'eccesso di controllo della famiglia nell'impresa di cui ha la proprietà, occorre altresì sottolineare i valori che rendono il binomio impresa-famiglia uno strumento di gestione in molte situazioni insuperabile e l'istituto familiare una potentissima risorsa al servizio delle finalità dell'impresa. La componente più rilevante è da rintracciare nella dimensione temporale: l'impresa familiare dà quasi naturalmente all'iniziativa imprenditoriale un'impronta di lungo periodo ed è per questo ancora oggi relativamente facile trovare, molto al di là di quanto il senso comune lasci intendere, giovani di seconda, terza e anche quarta generazione che, potendosi tranquillamente permettere di vivere di rendita, operano con sacrificio per garantire continuità a quel particolare patrimonio di famiglia che è rappresentato dall'impresa.
Una sottolineatura per il futuro. All'origine di un'impresa c'è sempre l'azione di un imprenditore e quasi sempre, almeno in Italia, la proprietà è riconducibile a una famiglia. Tale caratteristica nel nostro paese accomuna le piccole imprese a quelle di maggiore dimensione, anche a molte tra le più grandi. Poiché queste ultime hanno già risorse e capacità politica per emergere e imporsi all'attenzione pubblica, occorre approfondire lo studio della realtà delle piccole e medie imprese proponendosi due obiettivi: conoscerle sempre meglio e aiutare a esportare tale modello di sviluppo in altri paesi. Small business, entrepreneurship e family business sono strettamente intrecciati tra di loro e come tali devono essere affrontati, ma con un focus specifico sulla piccola e media impresa, vera peculiarità della nostra economia. Non a caso l'imprenditorialità, che in Italia è un talento per nostra fortuna diffuso, è oggetto di studio all'estero e in particolare nel mondo anglosassone: lì l'attenzione si concentra sulla nascita delle imprese e sulle migliori modalità, soprattutto finanziarie, per farle rapidamente crescere; da noi invece il tasso di nascita naturale delle imprese continua a mantenersi molto alto in tutti i settori e sembra, dunque, non richiedere particolari cure.
C'è dunque un compito da realizzare, un lavoro da svolgere, un'attività da proseguire individuando nuovi obiettivi e rotte innovative. Questa realtà di imprese saprà ricompensare con l'entusiasmo di tanti imprenditori e l'esperienza sedimentata delle loro imprese, quei campioni nascosti che anche l'estero ci invidia.