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Per non dover sperare in un miracolo economico

, di Adalberto Alberici - docente senior dell'Area intermediazione finanziaria e assicurazioni della Sda Bocconi
Le banche devono sostenere la ripresa concedendo credito anche alle pmi in base alla conoscenza della realtà più vicina

Gli interventi dei governi a sostegno delle banche e le politiche economiche coordinate e tempestive non sono stati sufficienti a impedire una generalizzata contrazione del credito alle imprese, a causa della caduta sia della domanda che dell'offerta. L'esperienza insegna che senza la ripresa del circuito del credito la recessione è più lunga e la ripresa più lenta.

In questo contesto la situazione delle imprese italiane appare critica. Essa è riflessa dal pil che dall'ottobre 2008 al marzo 2009 è caduto di oltre 7 punti, in ragione d'anno, rispetto al semestre precedente. Nel 2008 poi i loro debiti finanziari ammontano al 182% del valore aggiunto e il loro rapporto di indebitamento (debiti su totale di bilancio) sfiora ormai il 50%. Le imprese minori, inoltre, si confrontano con condizioni di finanziamento ulteriormente inasprite, subiscono le maggiori dilazioni di pagamento dai loro clienti e soffrono spesso di difficoltà d'incasso. Per loro anche il credito commerciale diventa quindi un canale importante di propagazione della crisi, soprattutto considerando il suo peso elevato nei relativi bilanci. Il sistema bancario italiano, dall'altra parte, appare fondamentalmente sano sia per il proprio modello di intermediazione sia per una struttura di bilancio nel complesso equilibrata. Neppure esso, tuttavia, è immune dalle conseguenze della crisi. Le sofferenze e gli impieghi classificati come 'incagliati', cioè con temporanee difficoltà di rimborso, stanno crescendo (+28%) soprattutto per la componente degli 'incagli', superiori al 60% del totale. Da una recente indagine di Banca d'Italia emerge, di conseguenza, che l'8% delle imprese ha avuto negata una richiesta di finanziamento (era meno del 3% un anno fa), che a partire dallo scorso ottobre oltre il 10% delle imprese dichiara di aver ricevuto richieste di rimborsi anticipati e che circa un terzo ha denunciato un inasprimento delle condizioni di indebitamento. Le politiche di erogazione dei prestiti, necessariamente più selettive, sembrano tuttavia favorire le imprese con situazioni finanziarie più equilibrate piuttosto che quelle con migliori prospettive industriali. Da qui il rischio, richiamato dal governatore Draghi, che aziende competitive dal punto di vista industriale ma finanziariamente indebolite possano soccombere per 'asfissia finanziaria'. Assumono allora una particolare valenza le sue raccomandazioni: che "bisogna essere banchieri anche quando le cose vanno male" e che è necessario che le banche "valutino il merito di credito dei loro clienti con lungimiranza", esattamente come hanno fatto i banchieri "che finanziarono la ricostruzione e la crescita degli anni Cinquanta e Sessanta"; essi praticavano l'arte del banchiere sulla base della conoscenza dell'impresa e del suo contesto operativo. Questo sembra essere oggi il modello di riferimento prevalente dei "banchieri locali", le cui banche mantengono la conoscenza diretta dell'impresa e del suo contesto operativo anziché valutarla da sofisticati laboratori e sulla scorta di metodologie tanto perfette quanto astratte e lontane dai contesti in cui le imprese operano. Essi, inoltre, si propongono come obiettivo primario di salvaguardare le relazioni di lungo periodo con le imprese valorizzando anche i vantaggi informativi che derivano dalla diretta conoscenza delle stesse e dei territori serviti. Nell'era della cosiddetta globalizzazione, allora, il localismo bancario assurge al ruolo di variabile strategica sulla quale le nostre banche devono fare leva per consentire al paese di uscire più rapidamente dalla crisi. Solo così, infatti, i nostri banchieri potranno dire, richiamandosi a Mattioli, che non si è trattato di un nuovo "miracolo economico" bensì del risultato razionale della valutazione del credito lungimirante e attenta alle prospettive di medio-lungo periodo delle imprese.