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Maria Silvia Codecasa, una bocconiana cittadina del mondo

, di Davide Ripamonti
Scrittrice e viaggiatrice, antropologa e insegnante, Maria Silvia Codecasa si è laureata in lingue in Bocconi nel 1951. E non si è più fermata

"La mia vita è un esempio estremo di ciò che accade a chi venga esiliato a vent'anni, e perde il suo background culturale". Maria Silvia Codecasa, classe 1924, una laurea in lingue in Bocconi nel 1951 e un'altra laurea in antropologia, ha compiuto il suo primo, doloroso viaggio nel 1944 quando con la famiglia ha dovuto lasciare Fiume, consegnata alle milizie jugoslave di Tito. Da allora, un po' per necessità ma molto di più per scelta, Maria Silvia non ha messo più radici, cambiando luoghi e lavoro per soddisfare il suo grande desiderio di conoscere, di esplorare. In Bocconi Maria Silvia Codecasa è arrivata nel 1948, in quella che era "la migliore facoltà di lingue in Italia, come poi non ce ne sono più state", dice Codecasa, che racconta di essersi laureata con Hazon, l'autore del celebre dizionario, del quale poi è stata assistente, con una tesi su George Orwell. Della Bocconi Maria Silvia, che ritorna in via Sarfatti dopo molti anni, ricorda soprattutto la mensa, "dove, ai pochi studenti che lì mangiavano, intorno a una grande stufa centrale venivano serviti pane e un formaggio che ricordava la plastica". Erano gli anni difficili del dopoguerra, Milano e la Bocconi molto diversi da oggi e subito dopo la laurea, nel 1951, Maria Silvia Codecasa con una borsa di studio dell'American Association of University women lascia l'Italia per New York, dove studia alla Columbia University.

Rientrata, insegna nei licei per vent'anni dopo essersi trasferita da Milano a Roma e nel frattempo incomincia a scrivere: poesie, drammi teatrali, diari di viaggio e dotte analisi antropologiche, che vengono pubblicati e ottengono importanti riconoscimenti, come il Premio Nazionale Opera prima per il dramma teatrale d'esordio, "L'inghippo".

Ma la vera svolta nella vita di Maria Silvia Codecasa arriva all'inizio degli anni 70, "quando approfittai di una legge che regalava sette anni di servizio ai profughi per andarmene in pensione", e incominciare quindi una nuova vita, se possibile, ancora più avventurosa della prima.

Nel 1973, quasi cinquantenne, Maria Silvia compie il viaggio mirabilmente raccontato nella sua ultima opera, "Metà cielo, mezza luna", edizioni Vallecchi, il coraggioso percorso in solitaria o con occasionali compagni di viaggio attraverso la Turchia, l'Afghanistan e il Pakistan usando i mezzi pubblici. Un libro scritto con passione all'indomani dell'attacco alle Torri gemelle, dove il racconto dei luoghi e delle popolazioni incontrate, la vita di chi la storia l'ha fatta e chi l'ha subita, si unisce all'analisi e alla denuncia della condizione della donna nell'Islam, "la metà del cielo" di Maria Silvia, "che sotto la mezza luna dell'Islam non trova posto". Ma non c'è rabbia nel racconto, semmai un lucido rifiuto di ogni forma di ingiustizia e discriminazione, quelli che ha subito in prima persona nel viaggio e che subiscono quotidianamente le donne.

Molti altri sono i libri che Maria Silvia Codecasa ha intenzione di scrivere, lei che in questi anni ha vissuto e lavorato in Corea e nello Sri Lanka, in Venezuela e a Grosseto, dove risiede adesso quando è in Italia, e in mille altri luoghi nei cinque continenti.

"Ormai non posso più permettermi di aspettare anni per pubblicare ognuna delle cose che scrivo", dice, "ho quasi pronti un libro sulla crisi del Venezuela, un'antologia sul quel che i poeti europei pensano della poesia e una ricerca sulla globalizzazione, tema tanto attuale, nel 3000 avanti Cristo, quando il centro della cultura si trovava tra la baia del Bengala e l'Irak".

E poi viaggi e altri libri, da scrivere e da pubblicare, questo è quello che Maria Silvia Codecasa si attende nella seconda parte della sua vita.