Manager di domani
Il settore dello spettacolo sta attraversando da alcuni anni una faticosa fase di ristrutturazione verso nuovi modelli gestionali e organizzativi, finalizzati al miglioramento dell'economicità di gestione. L'impiego di nuove tecnologie, la riduzione dei finanziamenti pubblici, l'aumento della competizione tra le diverse forme di entertainment hanno notevolmente aumentato la complessità del settore, contribuendo anche a incrementare l'importanza dei ruoli più propriamente manageriali all'interno delle organizzazioni. I nuovi manager dello spettacolo devono essere in grado di valorizzare il settore sviluppando imprenditorialità, apportando know-how e cogliendo le nuove dinamiche a livello sia di domanda che di offerta.
Ma qual è ad oggi lo stato dell'arte delle figure professionali manageriali all'interno delle istituzioni dello spettacolo in Italia? Se da un lato negli ultimi anni c'è sicuramente stato un maggiore sforzo da parte delle organizzazioni nel cercare di formare e di reperire sul mercato del lavoro nuovi profili gestionali utili per fare fronte ai cambiamenti in atto (si pensi al responsabile delle attività di fund raising, al responsabile della produzione e quello del personale, quasi completamente assenti nelle organizzazioni fino al 2000), dall'altro la maggior parte degli enti di spettacolo sembrano essere ancora lontani dal riuscire a riconfigurare le proprie strutture organizzative e i propri profili professionali.
Infatti l'inserimento di nuovi profili gestionali negli ultimi anni ha riguardato solo pochi enti, i finanziamenti delle organizzazioni sono ancora prevalentemente di tipo pubblico, il coinvolgimento dei privati è ancora molto limitato e le attività di formazione purtroppo sono ancora troppo il risultato di iniziative estemporanee e non di precise politiche organiche di sviluppo.
Il processo di rinnovamento è peraltro caratterizzato da un elevato grado di path-dependence: ovvero, gli enti di spettacolo che già hanno iniziato un processo di rinnovamento organizzativo sembrano avere un elevato commitment nel continuare in questa direzione, facendo anche investimenti economici adeguati. Infatti, sono proprio gli enti che hanno inserito recentemente nuovi profili gestionali nel proprio organico quelli che prevedono di inserirne di ulteriori nei prossimi anni. Al contrario, per gli enti che sono ancora nelle fasi iniziali di questo percorso di rinnovamento, sembra essere molto più difficile riuscire ad invertire la rotta. Il rischio, dunque, è quello di trovarsi in una sorta di circolo vizioso, perché le istituzioni che lamentano la difficoltà di reperimento di figure professionali manageriali sono anche quelle più legate al sostegno pubblico e che, quindi, sono meno incentivate a ricercare quei profili professionali dedicati, con il rischio, però, di aumentare ulteriormente le difficoltà a ridurre la dipendenza dal sostegno pubblico e ad attrarre persone con competenze manageriali adeguate.
Quali possono essere alcune soluzioni per uscire da questa situazione di stallo? Le istituzioni potrebbero ad esempio procedere a un'efficace politica di alleanze e partnership, sviluppando stretti rapporti di collaborazione sia con altri enti del settore (soprattutto quelli più avanti nel processo di managerializzazione), sia con soggetti esterni al settore. Nel primo caso, si potrebbe favorire il processo di apprendimento da parte delle istituzioni "più inerti" delle migliori practices manageriali presenti nel settore.
Nel secondo caso, potrebbero risultare molto critiche le relazioni sviluppate con le scuole di formazione. La creazione e il rafforzamento di canali preferenziali con le scuole di formazione potrebbero, infatti, favorire sia i processi di formazione delle persone che già lavorano all'interno degli enti di spettacolo, sia l'inserimento di giovani risorse con nuove competenze e nuovi frames cognitivi.