Londra: startup, motore silenzioso che riscrive la città
Nell’East End di Londra il cambiamento non è stato guidato solo da grandi progetti immobiliari o dall’arrivo di una nuova linea della metro. È avanzato in modo silenzioso, quasi impercettibile: un coworking che apre in un ex magazzino, un paio di startup digitali che prendono un piano in affitto, qualche giovane ingegnere o designer che comincia a fermarsi nei bar fino a tardi. Il resto si muove da sé. Nel giro di pochi anni cambiano le facce, le attività commerciali, perfino i menu dei ristoranti. E soprattutto cambiano i prezzi delle case.
Un nuovo studio firmato da Luisa Gagliardi (Bocconi) e Olav Sorenson (UCLA), Entrepreneurship and Gentrification, mostra che ogni startup che nasce in un quartiere londinese contribuisce, in media, ad un aumento di circa 1,2 punti percentuali nell’apprezzamento reale dei prezzi delle abitazioni nei tre anni successivi. Un effetto che può sembrare modesto, ma che, accumulandosi, contribuisce in profondità a ridefinire il tessuto sociale dei quartieri. E lo fa attraverso un meccanismo diverso dalla gentrificazione tradizionale: non più spinto da grandi developer o da investimenti pubblici, ma dalle dinamiche spontanee dell’ecosistema imprenditoriale.
“Vediamo una forma di gentrificazione diversa: più spontanea, meno pianificata e trainata dall’arrivo di startup orientate alla crescita,” spiega Luisa Gagliardi, Assistant Professor in Management alla Bocconi. “Il loro impatto è rapido e profondo: cambiano i volti di chi abita il quartiere, cosa si consuma e quanto costa viverci.”
Come le startup trasformano il tessuto urbano
Lo studio di basa su dati granulari sull’area metropolitana di Londra (Greater London): 6.419 startup fondate tra 2001 e 2016, informazioni su ristoranti tratte da Tripadvisor, dati demografici dai censimenti 2001–2011 e prezzi delle abitazioni dal Land Registry. L’unità di osservazione sono le wards londinesi, spesso coincidenti con i quartieri così come vengono percepiti e riconosciuti dagli stessi residenti.
I risultati mostrano un pattern riconoscibile per chiunque abbia osservato da vicino un quartiere cambiare. Il primo segnale riguarda chi ci abita. Un aumento dell’attività imprenditoriale orientata alla crescita – anche solo di una deviazione standard – modifica rapidamente la composizione sociale del quartiere. Tra il Censimento 2001 e il Censimento 2011, la quota di residenti impiegati in professioni white collar cresce di 1,5 punti percentuali, quella dei blue collar cala della stessa entità; diminuisce inoltre di 0.7 punti la presenza di residenti con livelli di istruzione più bassi.
Differenze così marcate non possono essere spiegate dai soli posti di lavoro creati dalle nuove imprese. Indicano piuttosto un processo di selezione residenziale più profondo, alimentato sia dall’indotto occupazionale che dall’aumento dell’attrattività complessiva del quartiere. Come sintetizza Gagliardi, “le startup portano lavoro, certo, ma soprattutto attirano persone che restano, consumano, creano e finiscono per ridisegnare i quartieri.”
Il secondo fronte di cambiamento si vede nei bar, nei ristoranti e nelle vetrine. L’arrivo di giovani lavoratori, spesso altamente istruiti e con gusti cosmopoliti, spinge gli esercenti a ripensare rapidamente la loro offerta o a lasciar spazio a nuovi operatori. I dati lo mostrano con chiarezza: un incremento di una deviazione standard nel numero di start up aumenta la quota dei ristoranti di fascia medio-alta cresce dell’1.1% nei tre anni successivi, mentre le cucine etniche e diversificate aumentano del 2,7%.
È un cambiamento che i residenti percepiscono subito, ben prima che i prezzi delle case inizino a salire: cambia l’atmosfera, cambiano i luoghi di incontro, cambia l’esperienza quotidiana del quartiere. Un segnale tangibile, quasi sensoriale, di una gentrificazione imprenditoriale già in corso.
Come l’ecosistema imprenditoriale entra nei prezzi delle case
L’aumento dei prezzi delle abitazioni nasce dall’intreccio di tre forze che si autoalimentano:
- Più lavoro, e più vicino casa. La presenza di nuove imprese aumenta il lavoro di prossimità: studi citati nel paper mostrano che 10 minuti in meno di commuting valgono circa un +4% nel prezzo delle abitazioni.
- Più servizi e un ambiente urbano più attrattivo. Ristoranti, bar e negozi di fascia più alta rendono il quartiere più desiderabile per residenti come maggiore capacità di spesa.
- Più attenzione e investimenti. La concentrazione di startup invia al mercato un segnale chiaro: qui c’è dinamismo. Investitori e operatori immobiliari seguono, amplificando la domanda.
L’effetto è sorprendentemente localizzato: la crescita dei prezzi si concentra nel quartiere in cui nascono le startup e svanisce rapidamente oltre i suoi confini.
E non tutti i quartieri reagiscono allo stesso modo: l’impatto è particolarmente forte nei quartieri inizialmente più economici: nelle aree che nel 2001 erano nel bottom 10% dei prezzi delle case, la relazione tra un incremento nel numero di startup e crescita immobiliare è nove volte più forte rispetto alle zone più costose. È nei quartieri più accessibili che il cambiamento lascia le impronte più marcate.
Chi vince e chi perde nella città che cambia
Una delle implicazioni più rilevanti del paper riguarda la distribuzione dei benefici economici: nei quartieri interessati da una forte gentrificatione imprenditoriale, i residenti di lungo periodo non sempre riescono a catturare le plusvalenze immobiliari.
Le aree dove i prezzi crescono di più sono quelle con bassi livelli di proprietà immobiliare: nel 2001 la quota media di famiglie proprietarie era intorno al 22%. In questi quartieri gli affitti aumentano rapidamente e i residenti storici, non essendo proprietari, restano esclusi dai capital gains. “Sono soprattutto i landlord a beneficiare dell’aumento dei valori immobiliari”, nota Gagliardi. “Molti residenti devono lasciare i quartieri proprio mentre questi diventano più vivibili”.
L’energia che trasforma e come governarla
Lo studio solleva implicazioni socio-economiche che non possono essere ignorate: sostenere gli ecosistemi di startup accelera la crescita urbana, ma allo stesso tempo intensifica le pressioni abitative e e può generare nuove forme di disuguaglianza. Le evidenze mostrano che l’imprenditorialità orientata alla crescita è un motore potente di trasformazione urbana, ma tutt’altro che neutro. Per questo diventa fondamentale capire non solo quanta crescita produce, ma anche come questa crescita si distribuisce e chi ne beneficia in misura maggiore.
Quando costi e i benefici non si ripartiscono in modo equo, serve un forte coordinamento con le politiche abitative, soprattutto nei quartieri dove prevalgono gli affittuari, e strumenti che tutelino chi nel quartiere viveva già, per evitare che la rigenerazione si traduca in una semplice sostituzione sociale. Non si tratta di frenare la crescita, ma di governarla in modo equo e sostenibile. Un aumento eccessivo dei prezzi non è soltanto un meccanismo di esclusione nel breve periodo: può soffocare la prossima generazione di imprenditori, rendendo inaccessibili proprio i luoghi dove l’innovazione era nata.
La “gentrificazione delle startup” è una forza rapida e auto-catalitica, capace di portare vitalità, servizi, ricchezza. Ma senza politiche adeguate, la stessa energia che rinnova i quartieri può diventare motore di espulsione per chi non riesce a sostenere i nuovi costi e nuovi consumi, creando città più dinamiche, ma anche più fragili e divise. Fragilità che colpiscono proprio ciò che fa delle città poli di agglomerazione: quella diversità, apertura e inclusione che attraggono i talenti e consentono loro di esprimere appieno il proprio potenziale innovativo.