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Titoli di Stato e bilanci: così i “primary dealer” orientano le altre banche

, di Andrea Costa
Dietro una scelta contabile apparentemente tecnica si nasconde un’informazione che può cambiare investimenti, prestiti e trasparenza nel sistema bancario europeo

Dopo la crisi del debito sovrano europeo, una domanda è rimasta sul tavolo più a lungo di quanto si pensi: come fanno le banche a capire in anticipo dove stanno andando i rendimenti dei titoli di Stato? I mercati, certo. Le previsioni macroeconomiche, anche. Ma c’è un’altra fonte, molto più silenziosa e molto più interessante: i bilanci delle banche che fanno da primary dealer, cioè gli intermediari scelti dagli Stati per comprare, promuovere e distribuire il debito pubblico. 

Questo è l’argomento di una nuova ricerca di Annalisa Prencipe (Accounting Department, Bocconi) e Francesco Grazioli (ESCP Business School, Parigi), pubblicata sul Journal of Banking and Finance. Lo studio parte dalla constatazione che alcune scelte contabili dei primary dealer non dicono solo come una banca rappresenta i titoli di Stato in bilancio, ma rivelano indirettamente anche che cosa quella banca si aspetta per il futuro dei rendimenti sovrani. E quando questa informazione viene resa pubblica in modo tempestivo, le altre banche la leggono, la interpretano e adeguando il proprio comportamento.

Un segnale nascosto nei bilanci

Il contesto è quello dell’Europa post-crisi del debito sovrano del 2011, quando le autorità hanno iniziato a spingere per maggiore trasparenza nei bilanci bancari. In particolare, una raccomandazione dell’ESMA (European Securities and Markets Authority) ha incentivato la pubblicazione dettagliata delle esposizioni in titoli di Stato. Ed è qui che entra in gioco un dettaglio apparentemente tecnico: la classificazione dei titoli sovrani. Le banche possono registrarli a costo ammortizzato oppure a fair value. Una scelta contabile? Sì, ma anche molto di più.

Come spiegano gli autori, la classificazione del debito sovrano comporta un compromesso tra liquidità e redditività. In pratica, classificare un titolo a costo ammortizzato significa rinunciare a liquidità — è più difficile venderlo rapidamente —proteggendosi però da oscillazioni di prezzo. E questo ha implicazioni profonde:

“La classificazione del debito sovrano al costo ammortizzato risulta ottimale in caso di aumento dei tassi di interesse.”

Tradotto: se una banca si aspetta un aumento dei tassi (e quindi un calo dei prezzi dei titoli), tenderà a usare questa classificazione. È un segnale implicito sulle aspettative future.

L’effetto domino: le altre banche osservano e reagiscono

Il cuore dello studio è proprio qui. Prencipe e Grazioli dimostrano che questo segnale, quando viene reso pubblico nei bilanci, non passa inosservato.

“Le peer banks vendono strumenti finanziari e aumentano i prestiti quando gli operatori primari nazionali contabilizzano una maggiore quantità di debito sovrano al costo ammortizzato.”

In altre parole, quando i primary dealer indicano (implicitamente) che i tassi saliranno, le altre banche fanno due mosse:

  • vendono strumenti finanziari (per evitare perdite di valore)
  • aumentano i prestiti (che beneficiano di tassi più alti)

È un vero e proprio effetto domino informativo, che si propaga nel sistema bancario.

Dati e risultati: un’Europa divisa (anche nella trasparenza)

Lo studio analizza oltre 6.400 osservazioni banca-anno tra il 2012 e il 2019 in 19 paesi europei. Un elemento chiave è la differenza tra paesi che adottano disclosure dettagliate e quelli che non lo fanno. Alcuni paesi (ad esempio Italia, Spagna e Francia) rendono pubbliche informazioni dettagliate, mentre altri (ad esempio Germania e Regno Unito) restano più opachi.

Questa differenza diventa un esperimento naturale: dove le informazioni sono pubbliche, le banche reagiscono. Dove non lo sono, no.

Ancora più significativamente,

“Questi effetti sono più marcati tra le banche concorrenti che si trovano in una posizione di maggiore svantaggio informativo.”

Le banche meno informate — o con minori capacità analitiche — sono quelle che seguono di più il “segnale” dei primary dealer.

Non solo contabilità: informazione strategica

Lo studio di Prencipe e Grazioli ribalta una visione radicata: le scelte contabili non sono solo rappresentazione del passato, ma anche indicatori del futuro.

“Le classificazioni del debito sovrano non sono solo scelte contabili, ma contengono anche informazioni prospettiche.”

In questo senso, i bilanci diventano strumenti di comunicazione strategica, capaci di influenzare comportamenti reali come l’erogazione di credito all’economia.

Trasparenza, mercati e credito

Se la disclosure contabile guida le decisioni di investimento e di prestito, allora la trasparenza può migliorare l’efficienza dei mercati ma può anche amplificare comportamenti imitativi e influenzare direttamente l’offerta di credito. In altre parole, una scelta apparentemente tecnica può avere effetti macroeconomici.

Resta una domanda aperta: da dove nasce il vantaggio informativo dei primary dealer? Gli autori ammettono che la risposta non è semplice; esso potrebbe derivare da relazioni con i governi, accesso a informazioni riservate o semplicemente maggiori risorse analitiche. Quel che è certo è che il sistema bancario osserva, interpreta e reagisce.

Prencipe Annalisa

ANNALISA PRENCIPE

Università Bocconi
Dipartimento di Accounting