Lo Stato imprenditore fra politica e management
Le riforme iniziate negli anni Novanta hanno indotto molteplici cambiamenti nel settore dei servizi pubblici locali: una maggiore apertura dei mercati, il passaggio al modello delle società di capitali, la modifica dell'assetto proprietario delle imprese, la formazione di gruppi aziendali, lo sviluppo di processi di aggregazione, sino alla quotazione in borsa delle imprese maggiori.
In questa fase, gli enti locali si stanno faticosamente sperimentando nell'esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo sulle public utility alla ricerca di nuovi equilibri tra ruolo del mercato, istanze di autonomia delle imprese ed esercizio delle prerogative della proprietà.
D'altro canto, le imprese, storicamente nate per iniziativa di uno o più enti locali fondatori e per tradizione strettamente interconnesse a questi, si trovano improvvisamente nella necessità di sostenere un disegno di crescita che presuppone una maggiore indipendenza ed obiettivi industriali non sempre coincidenti con quelli dell'azionista di riferimento.
Ci si trova, insomma, in una tipica fase di transizione tra il modello tradizionale di forte controllo da parte dell'azionista pubblico sull'impresa "di proprietà" ed un nuovo scenario che prefigura aziende sempre più bisognose di autonomia per sostenere la sfida del mercato e che, crescendo, acquisiscono più forza e potere contrattuale che in passato.
Tale scenario impone oggi una nuova riflessione tra il ruolo della proprietà e quello del management delle public utility. Infatti, un'eccessiva autonomia del management aziendale potrebbe indurre rischi di deviazione dai fini istituzionali dell'impresa, oltre che un allontanamento dalla funzione sociale della stessa. Il riappropriarsi di prerogative di gestione da parte della proprietà inevitabilmente condizionerebbe invece il livello di responsabilizzazione del management, a danno dei processi di sviluppo e consolidamento dell'impresa.
Una recente ricerca condotta da Ocap (Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche) i cui risultati verranno presentati in occasione di un convegno presso l'Università Bocconi il prossimo 3 ottobre, ha approfondito il tema attraverso l'analisi delle caratteristiche e dell'evoluzione dei consigli di amministrazione delle prime 100 imprese, in ordine di fatturato, di proprietà dei Comuni capoluogo di provincia.
La ricerca ci restituisce la fotografia dettagliata di una tipica situazione in evoluzione, con grandi differenziazioni collegate alle dimensioni e alla collocazione geografica delle imprese.
In generale, molta strada c'e' ancora da fare, sia sul fronte delle imprese che della proprietà pubblica. Composizione e procedure di nomina dei consigli di amministrazione, insieme allo sviluppo dei meccanismi di trasparenza e rendicontazione dei risultati, emergono come ambiti chiave di miglioramento ai fini di riconoscere la giusta autonomia manageriale alle imprese. D'altro canto, un esercizio maturo del ruolo politico, più vicino alle prerogative della proprietà e alla tutela degli interessi dei cittadini-azionisti, richiede di superare logiche "politicizzate" di relazione con le aziende controllate.
Buona politica, capace di esprimere una visione del futuro e gestire in modo professionale le relazioni con le imprese e buon management, capace di assumersi la responsabilità di sviluppo delle aziende mettendo in campo le competenze necessarie; questi sembrano essere i due ingredienti fondamentali per uno "Stato imprenditore" al servizio del cittadino.