L’innovazione finanziaria non è morta con Lehman Brothers
Da quando è fallita Lehman Brothers ci stiamo dimenticando che la finanza globale, supportata dalla tecnologia, oltre a consentire la rapida distruzione di ricchezza cui abbiamo assistito, fornisce anche strumenti che possono migliorare la qualità della nostra vita quotidiana.
Per aiutarci a ricordare è utile partire dal Giappone, il paese che ha vissuto per primo i costi della deflazione indotta da una crisi dei mercati finanziari. Nonostante tutto, i giapponesi non hanno certo rinunciato a sperimentare l'innovazione tecnologica nell'ambito delle transazioni finanziarie. E oggi il Giappone è molto più avanti degli altri nell'uso di sistemi di pagamento elettronici basati sull'impiego di carte intelligenti (smart card). In Giappone, ci sono in giro quasi cento milioni di smart card che, nel 2007, hanno finanziato transazioni per circa 8 miliardi di dollari.La smart card è un pezzo di plastica grande come una carta di credito contenente un microprocessore che elabora e memorizza dati sensibili come quelli personali. Il microprocessore è a sua volta collegato con un computer che riceve ed elabora le informazioni. È la tecnologia delle sim dei nostri telefonini. Ma anche di passaporti, carte di identità, biglietti aerei e ferroviari elettronici. Tra gli altri, a godere dei benefici della moneta elettronica sono i pendolari delle metropolitane di Tokyo, che da un anno non devono più vidimare la carta dell'abbonamento. Tutto quello che devono fare è avere con loro la smart card prepagata. Con la loro carta, i pendolari giapponesi non devono più calcolare le tariffe del complicato sistema ferroviario e metropolitano. L'utilità è poi potenzialmente accresciuta dalla possibilità di usarla per acquistare il giornale nell'edicola davanti alla stazione senza interrompere la corsa per prendere il treno e di comprare qualcosa di pronto per la cena nel "convenience store" sotto casa al ritorno dal lavoro. Qui, a dire la verità, cominciano i problemi. Al momento, infatti, di sistemi di carte intelligenti, in Giappone ce ne sono sei, incompatibili l'uno con l'altro. Il negozietto sotto casa spesso non accetta che si facciano acquisti con la stessa carta che serve per l'abbonamento ferroviario. Spesso due convenience store diversi si servono di carte differenti; oppure ognuno emette la propria, per non pagare i diritti di uso all'emittente della carta e, se fa parte di una catena abbastanza grande, per usare l'emissione della carta come strumento di fidelizzazione dei clienti. Come accade spesso nei mercati in cui sono scambiati nuovi prodotti soggetti a esternalità di rete (nei quali i prezzi del servizio diminuiscono al crescere della densità dei clienti) la concorrenza è molto severa e l'affermazione di uno standard tarda ad arrivare. Per il momento, in attesa che il mercato delle smart card trovi un vincitore e quindi uno standard, BitWallet, la società giapponese che controlla il 40% del mercato, afferma che non sta facendo profitti. E gli analisti del settore dicono che gli altri operatori stanno anch'essi perdendo dei soldi. Nel frattempo, non tutto il male viene per nuocere per i pendolari giapponesi. I loro portafogli e le loro borse di viaggio sono pieni di troppe carte di utilità limitata. Ma almeno stanno beneficiando dei bonus offerti dai vari emittenti di carte nell'aggiudicarsi la loro attenzione. Disagi e benefici finiranno quando ci sarà un consolidamento del mercato, come è avvenuto nel settore delle carte di credito.Insomma, la concorrenza nei settori high-tech, come quello della finanza e della moneta elettronica, produce benefici ma solo attraverso un alternarsi di guerre economiche che inevitabilmente provocano più instabilità che in passato. Nemmeno nel quotidiano i benefici della finanza sono un pranzo gratuito.