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L’Europa in cammino, la voce di Zuppi al centro del dialogo

, di Barbara Orlando
Il 27 febbraio in Bocconi un confronto su democrazia e libertà. Protagonista il cardinale Matteo Zuppi, chiamato a riflettere sul futuro europeo tra polarizzazione e crisi di fiducia. Con lui Andrea Sironi, Francesco Billari e Sylvie Goulard

L’Europa è nata da un’ambizione che, all’indomani della Seconda guerra mondiale, sembrava irrealizzabile: trasformare la rivalità in cooperazione, la memoria del conflitto in un progetto condiviso di pace. Oggi quel percorso non è concluso né garantito. Tra tensioni geopolitiche, sovranismi in crescita e una polarizzazione che attraversa le società europee, l’Unione si trova davanti a un passaggio delicato. È in questo scenario che l’Università Bocconi ospiterà venerdì 27 febbraio, nell’Aula Franceschi, l’incontro L’Europa in cammino. Dialogo, democrazia, libertà.

La responsabilità del dialogo

Al centro dell’incontro ci sarà innanzitutto la voce del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, chiamato a offrire una riflessione che intreccia dimensione civile e responsabilità morale. In un tempo in cui le differenze rischiano di irrigidirsi in contrapposizioni insanabili, la sua presenza introduce una domanda che va oltre l’architettura istituzionale: quale cultura del dialogo può sostenere oggi il progetto europeo? Il cardinale interverrà su un terreno cruciale, quello della libertà intesa non come rivendicazione individuale isolata, ma come esercizio che si misura con il riconoscimento dell’altro e con la costruzione di legami sociali. In un’Europa segnata da paure identitarie e disuguaglianze persistenti, il suo contributo punta a riportare il confronto sul piano dei valori fondativi.

Istituzioni e fiducia democratica

“L’Europa non è un fatto acquisito»”, osserva Andrea Sironi, presidente della Bocconi. “È un processo che richiede manutenzione continua, capacità di adattamento e soprattutto fiducia reciproca tra istituzioni e cittadini. In una fase storica in cui le pressioni esterne aumentano e le divisioni interne si acuiscono, rafforzare la dimensione democratica dell’Unione è una priorità non rinviabile». Sironi richiama la necessità di un’Europa capace di decidere in modo efficace senza sacrificare i propri principi, in un mondo in cui la competizione strategica tra grandi potenze ridisegna gli equilibri globali.

Le nuove generazioni e il futuro europeo

Il rettore Francesco Billari porterà l’attenzione sul ruolo dell’università e delle nuove generazioni. “Le differenze sono fisiologiche in una democrazia”, sottolinea Billari. “Diventano un problema quando si trasformano in delegittimazione sistematica e rifiuto del confronto. L’Europa ha costruito la propria identità sulla pluralità: lingue, culture, storie differenti che convivono dentro regole comuni. Difendere questo equilibrio significa investire nell’educazione civica, nella capacità critica, nella comprensione dei fenomeni complessi”. Per Billari, la sfida non è solo istituzionale ma culturale: senza cittadini consapevoli, nessuna architettura politica regge nel lungo periodo.

A completare il quadro sarà l’intervento di Sylvie Goulard, vice presidente dello IEP@Bocconi, Institute for European Policymaking, con un’analisi delle prospettive di riforma e delle scelte strategiche che attendono l’Unione: dalla sicurezza comune alla transizione digitale ed energetica, fino al rafforzamento della sovranità europea in settori chiave. Il dibattito sarà moderato da Andrea Malaguti, direttore de La Stampa, che guiderà il confronto tra visioni diverse ma accomunate dall’urgenza di evitare che la polarizzazione diventi paralisi.

Un cantiere aperto sul futuro dell’Unione

L’incontro parte dalla constatazione che il progetto europeo è esposto a tensioni reali e che le libertà individuali, date spesso per scontate, possono essere erose gradualmente quando il confronto si trasforma in scontro permanente. Rimettere al centro dialogo, democrazia e libertà significa riconoscere che l’integrazione europea non è soltanto un assetto giuridico o economico, ma una scelta politica e culturale che va continuamente rinnovata.

La giornata del 27 febbraio si inserisce in questo orizzonte: non una risposta definitiva, ma un’occasione per interrogarsi sul senso dell’Europa oggi. E per capire se, di fronte alle nuove fratture, esista ancora la volontà di trasformare le differenze in un terreno comune.