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L'euro potrebbe avere un fratellino. Lo chiameremo easo?

, di Carlo Filippini - professore emerito
Asia. Da quando i tre giganti economici del continente collaborano con l’Asean, il coordinamento ha fatto spettacolari progressi

Dieci anni fa nasceva l'euro tra molti dubbi e incertezze. Prestigiosi economisti scuotevano il capo facendo illuminate previsioni sul neonato; non pochi affermavano che avrebbe avuto una vita breve e travagliata: "Sarà un caso di mortalità infantile da manuale. Un fallimento che farà storia".

Dopo un decennio il pargoletto si trova in buona salute, qualcuno anzi la ritiene troppo buona e auspica un po' di astenia.L'integrazione monetaria europea è studiata con interesse in Asia orientale allo scopo di trarne indicazioni utili per la regione. La crisi del 1997 causò costi sociali ed economici molto alti e insegnò che anche le tigri sono vulnerabili, soprattutto se agiscono in ordine sparso, senza coordinamento. Allora si parlò di contagio: le borse, le valute, le economie crollarono una dopo l'altra; esse infatti erano, singolarmente, troppo piccole per resistere agli attacchi speculativi. I governi della regione (sollecitati anche dalle organizzazioni internazionali, quali il Fmi e la Banca mondiale con l'Adb, la Banca asiatica di sviluppo) si resero conto del problema e presero le redini del processo di integrazione economica regionale.Fino alla crisi, l'integrazione, sostanzialmente produttiva, era stata guidata dalle multinazionali giapponesi e dalle reti dei cinesi emigrati con un limitato intervento pubblico e una struttura istituzionale molto leggera. Anche l'Asean (l'associazione dei paesi del sud-est asiatico fondata nel 1967 e unica entità sovranazionale della regione) non era andata oltre la costituzione di un'area di libero scambio, ancora ai primi passi. Nel dicembre 1997 un incontro informale dà origine all'Asean+3 (dove i 3 sono Cina, Corea del sud e Giappone) con l'obiettivo di mettere in atto forme di collaborazione finanziaria e valutaria e di eliminare, o almeno ridurre, i rischi di un'altra crisi. Solo dopo due anni il processo è istituzionalizzato: questo è tipico della cultura prevalente nella regione. Successivamente altri accordi si sono aggiunti fino alla Cmi, Chiang Mai initiative (maggio 2000, più volte integrata e ampliata).Si tratta di una serie di intese bilaterali e multilaterali per mettere in comune parte delle riserve valutarie in caso di attacchi speculativi contro una moneta. Dopo l'incontro di Bali del 3 maggio 2009 l'ammontare disponibile è pari a 120 miliardi di dollari fornito per l'80% da Cina, Corea e Giappone e per il 20% dai 10 membri dell'Asean. Per ogni paese sono fissati dei tetti alle somme che può prendere a prestito. Naturalmente la Cmi ha obbligato i paesi a concordare e coordinare molti altri aspetti: è nato, tra gli altri, l'Erdp – Economic review and policy dialogue (con incontri semestrali) per tenere sotto controllo le variabili macroeconomiche più importanti, evitare sorprese e mettere in atto in modo rapido le misure più adatte.In questo contesto si è dovuto affrontare il problema dello scambio di informazioni (verificabili!) e delle regole di voto: temi molto delicati perché i singoli paesi sono gelosi delle loro prerogative e non ammettono interferenze esterne (il caso della Birmania insegna). Naturalmente le decisioni rilevanti, la maggior parte, richiedono l'unanimità. Questo processo ricorda il Sistema monetario europeo con l'ecu. Come sappiamo vi sono state ben 14 svalutazioni (o riallineamenti, nella terminologia ufficiale) tra il marzo 1979 e il settembre 1992, la prima delle quali avvenne appena sei mesi dopo la firma dell'accordo: il risultato finale è stata però l'Unione economica e monetaria con l'euro.Naturalmente i problemi che le economie dell'Asia orientale devono ancora risolvere sono molti, complessi e delicati: basta pensare a quello della leadership politica ed economica, contesa tra Cina e Giappone. Forse venti anni non basteranno, forse una moneta nazionale s'imporrà relegando le altre a un ruolo secondario, forse l'euro non avrà un fratellino, l'easo ...